14/05/2024

Li incroci un po’ a tutte le ore. Ma soprattutto la mattina, quando escono per andare a lavarsi nelle fontane del Parco Moretti – dove subito dopo arrivano i bambini – e la sera quando si rintanano coperti alla vista pubblica da teloni neri improvvisati, sdraiati su materassi lerci, coperte puzzolenti, in mezzo a montagne di rifiuti di ogni genere. E’ lo spettacolo che si ripete ormai da settimane proprio accanto al cimitero udinese di San Vito.

Il primo accampamento si trova proprio di fronte al rinnovato negozio di fiori, in via Luzzato vicino alla rotonda e all’ingresso laterale del cimitero urbano: qui una barriera creata alla buona impedisce l’accesso, ma spostando i teloni e i sacchi neri si riesce ad entrare e, soverchiati da odori nauseabondi, si trovano i segni evidenti di chi abitualmente, e altrettanto illegalmente, risiede qui dentro, con tanto di recenti resti di cibo e mini-cucine improvvisate. A qualche ora del giorno – come si può vedere nel video allegato – si trovano 3-4 immigrati che fumano, bevono alcol e chiacchierano. Già da via Giovanni Martini si intravvedono, dietro la postazione degli artigiani che lavorano il marmo, montagne di rifiuti abbandonati che stanno crescendo in quantità: sacchi neri e schifezze varie accumulate ogni giorno.

Si incrocia qualche pantegana. Lo spettacolo indecoroso non finisce qui, perchè si vedono entrare e uscire immigrati anche dalla casa diroccata, già oggetto di perquisizioni mesi fa, fra via Villa Glori e via Quattroventi. Chi frequentemente passa da queste parti, vuoi perché si reca a trovare i propri cari defunti, vuoi perché va a correre o perché va al lavoro, si domanda come mai nessuno intervenga ancora, sia per una questione di sicurezza, sia anche per una questione igienico-sanitaria, viste le condizioni di sporcizia e contaminazione in cui vivono gli abusivi che poi se ne vanno tranquillamente al parco Moretti e in giro per Udine.

Chiediamo a qualcuno nelle vicinanze quanti saranno. “Alle volte vediamo gruppetti anche di 5-6 persone, di fatto non sappiamo quanti si ritrovino qui di notte”, afferma chi lavora nei pressi. Ma anche chi va al cimitero non si sente sicuro. “Che ne sappiamo noi se questi individui ci possono fare del male? Chi sono? Chi li controlla? Hanno malattie? ”, si domanda una signora che ogni mattina va a trovare il figlio che non c’è più.

testo ed immagini di Irene Giurovich

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