23/07/2024

di Gianfranco Biondi

Per non essere tacciato dagli organizzatori (bravi) della Biker fest di Lignano e dal numeroso codazzo di “maschioni bikers che si portano appresso” di mettere in evidenza una sorta di “bazzecola” rispetto ai Numerissimi, all’importanza e ai ritorni economici e d’immagine dell’evento, avrò la premura “politically correct” di abbinare i dati del medesimo alla foto giunta in redazione e incriminata dalla Rete delle Consigliere di Parità e la Commissione Pari opportunità. Gli organizzatori potrebbero dire che in un mare di cose positive (vista la location lignanese), magari può anche esserci qualche sbavatura ma io sono più dell’idea che questa “piccolezza” diventi tanto più grande quanto più grande è il contesto in cui viene inserita. Dove migliaia e migliaia di persone, davanti a questa “piccolezza”, ci sfilano e, probabilmente, in molti ne condividono mentalmente e culturalmente i contenuti, visto l’ambiente di cui stiamo parlando, che per antonomasia fa delle donne accessorio di una moto, stripteuses da sbarco o cheerleaders.

Certo, e questo va ascritto ai meritevoli organizzatori, la Bikerfest è diventata negli anni di grande rilevanza per il mototursimo e per l’allungamento della stagione turistica lignanese e non solo. Lo ha anche rimarcato l’assessore regionale Bini. I numeri sono imponenti perché parliamo di una festa su ben 480 mila metri quadri con 350 espositori, 3.500 demo ride, 450 piloti off road, 250 moto tour per visitare le località della regione. Rilevante anche la parte sportiva con la finale dell’Italian Motorcycle Championship e l’unica tappa italiana di quello mondiale (custom bike show mondiale AMD). Onore al merito anche per l’attenzione rivolta ai disabili e alla mobilità sostenibile green con l’e-mobility Village. Poi l’esposizione mediatica, non di poco conto, data dalla RAI a tutto l’evento. Tutto bellissimo ma proprio qui sta anche il problema di quella minuscola quanto esplosiva bancarella con quelle imbarazzanti magliette e quello slogan vergognoso. Piccola bancarella affogata nello squillar di trombe che, però, finisce al centro di una giusta e sacrosanta critica della Rete delle Consigliere di Parità e della Commissione Pari opportunità della regione, che esprimono il proprio dissenso e disgusto verso la commercializzazione di magliette raffiguranti volti di donne in atteggiamento di sottomissione. Queste immagini, evidenzia una nota, continuano a nutrire stereotipi sbagliati inneggiando alla violenza, nello specifico quella sulle donne, utilizzando il monito “silence” come simbolo di ludica trasgressione quando, al contrario, rappresenta una gravissima piaga sociale da combattere in qualunque modo venga veicolata, incoraggiata ed esibita.

Produttore e commerciante di queste magliette forse rimarranno basiti a sentirsi criticati per aver solamente e correttamente interpretato, a fini di guadagno, l’atmosfera che si respira in un raduno Bikers nei confronti delle donne, appunto oggettini con le quali titillarsi o da incollare nel sellino posteriore di una fiammante custom. Rombo di motori contrappuntato al “silence” delle donne. Una formula che avrebbe successo con i taliban. Direi che le scuse o la presa di distanza, da questo che voglio reputare non convintamente un incidente, sia doverosa da parte di organizzatori, bikers e magliettari.

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