06/12/2022

Serpeggia una grande frustrazione tra quanti, con ristoranti e bar e negozi , formano, in tempi di normalità, l’ossatura aggregativa delle città e il senso stesso del luogo abitato, nel senso delle relazioni e della circolazione di persone, dello scambio, dei commerci e del ritrovarsi.
L’Ansa ha raccolto le testimonianze di alcuni gestori di locali a Milano, le cui preoccupazioni possono essere declinate, anzi fotocopiate, per qualsiasi altro centro abitato, piccolo o grande che sia.
Se la regola sarà quella del distanziamento sociale, con plexiglass ai tavoli, mascherine, guanti e metri da rispettare, come sarà umanamente possibile continuare a desiderare di uscire, per ritrovarsi a fare un brindisi?…”Abbiamo basato tutto il nostro mondo sull’accoglienza, l’ospitalità, non si può pensare di vendere prodotti e basta. Un locale non è niente senza la sua gente e il suo modo di essere”, commenta amareggiato un altro gestore di un noto locale milanese, aggiungendo che se tutto deve ridursi “a un paio di tavoli e un bancone in cui possono sedere forse due persone, non conviene neanche aprire”. Piuttosto riaprire più tardi, ma aprire del tutto”.

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