15/05/2024

Di Marco Mascioli 

Non sempre le leggi e le norme sono considerabili bonariamente ragionevoli e condivisibili, del resto ognuno è libero di pensarla come vuole, ma se non si vuole essere fuorilegge, bisogna rispettarle. Così prima ancora che entrasse in vigore la nuova norma federale austriaca sulle restrizioni per i non vaccinati o non convalescenti da Covid negli ultimi sei mesi, i nostri “cugini” a nord di Tarvisio sono corsi ai ripari in gran fretta.

Lunedì 8 novembre è entrata in vigore la severa norma che consente a chi ha fatto solo il test Covid 19 di stare a casa e andare a lavorare, impedendogli di fatto qualsiasi altra attività ludica o culturale. Chi non ha fatto il vaccino non può più frequentare bar, ristoranti, club, parrucchieri, hotel, eventi culturali, impianti sciistici, alberghi, negozi, centri commerciali, case di tolleranza, case di cura e ambulatori (se non si tratta di emergenze). 

Risultato è che, già dal fine settimana precedente all’entrata in vigore, si è registrata un’impennata di richieste per le prime dosi. Intanto ci sono altre strutture che, più o meno arbitrariamente, stanno per includersi nell’elenco dei siti vietati senza vaccino tra cui alcune università che dal 15 novembre non consentiranno la frequenza delle lezioni in presenza ai no vax. 

Sempre meglio di un Lockdown totale, ma la situazione già diventa di conseguenza preoccupante anche dal punto di vista economico, con meno clienti per le attività precluse ai non vaccinati e alcune “case chiuse” stanno proponendo offerte per i clienti che si vaccinano con 30 minuti di “relax” gratuito con una compagna a scelta. 

Un altro esempio di imprenditorialità a favore del sociale nel centro commerciale vicino al confine. Inoculazione gratuita senza preavviso o prenotazione anche all’Atrio a Villach, dove il venerdì 12 ci si potrà vaccinare gratuitamente dalle 10:00 alle 18:00, sulla mappa al piano terra dove normalmente i bambini potevano pattinare e giocare, con Biontech Pfizer e Johnson & Johnson, fino ad esaurimento scorte.   

Insomma bisogna ripatire da ogni punto di vista e praticamente in tutto il mondo, Austria compresa, si punta sul vaccino anti-Covid che al momento è considerata l’unica soluzione disponibile. La libertà di non farsi vaccinare permane ovunque, come da noi in Italia, ma con vincoli sempre più severi per tutelare la salute di tutti. Ora si attendono leggi altrettanto severe in Germania, Francia e soprattutto dalla Slovenia dove l’obbligo del Green pass sarà ampliato, gli orari di apertura di bar e ristoranti limitati, gli assembramenti vietati e saranno consentite solo le mascherine chirurgiche o FFP2, hanno inoltre deciso che gli studenti saranno sottoposti a test più frequenti, mentre i night club saranno chiusi. 

Uno degli aspetti più complessi ma importanti è proprio il controllo dell’applicazione delle norme. Troppo spesso riscontriamo la totale mancanza di verifiche laddove è obbligatorio il Green Pass sia nei locali in Austria, sia nel resto dell’Europa. Basarsi sul fatto che possedere il certificato verde è requisito obbligatorio per entrare nel Paese da parte degli stranieri, non è sufficiente se non viene controllato nemmeno al confine (dove la Polizei si vede raramente) è possibile quindi che circolino anche stranieri senza titolo. 

Speriamo quindi che la soluzione severa adottata in Austria funzioni bene e presto, convincendo tutti a tutelarsi con il vaccino, ma rimane comunque la possibilità di scelta, fermo restando che la libertà di ognuno finisce dove inizia la libertà altrui. Se sono vietati gli assembramenti, in questo caso per motivi sanitari, non dovrebbero essere consentiti nemmeno per protestare contro il Green Pass. Se peggiorassero ulteriormente le cose, come ampiamente annunciato dalla situazione e dalla tendenza attuale, la chiusura di locali e attività commerciali comporterebbe un aggravamento della situazione economica di tanti che, sebbene abbiano sempre osservato le leggi, pagherebbero le conseguenze delle azioni altrui. Questa non è vera libertà. 

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