27/03/2026

AquaFarm,l’unica manifestazione internazionale in Italia dedicata all’acquacoltura e all’industria della pesca sostenibile, andata in scena nelal Fiera di pordenone per la sua 7° edizione ha registrato una crescita del 62% rispetto al 2022 e + 25% se il valore viene confrontato all’ultima edizione pre-covid. Nel 2024 conta 130 espositori, il 35% proveniente dall’estero e quasi 7.000 mq di area espositiva nei padiglioni 5, 5 bis e ter.

Cambiamenti climatici, ricerca e innovazione, ma anche di certificazioni di sostenibilità, benessere animale, tecnologie e alimentazione animale e umana. al centro del ricco programma di confronti tra operatori.

Matteo Zoppas, Presidente, ITA-ICE, intervenutuo al convegno di apertura ha commentato il ruolo delle fiere per lo sviluppo dei mercati esteri: “ Negli ultimi anni il ruolo delle piattaforme fieristiche sembrava indebolito, ma oggi possiamo dire che siamo riusciti ad invertire questa tendenza. Solo nel 2023 ICE è riuscita ad organizzare 260 padiglioni nazionali a fiere estere con oltre 5.500 aziende partecipanti e a coinvolgere 11.000 buyer. C’è un impegno forte di tutto il Governo per far crescere ancora di più l’export del Made in Italy e in particolare del Ministro Lollobrigida verso il mondo della Pesca e dell’Acquacultura.

Si evidenzia una grande opportunità per l’acquacoltura, sottolineata anche dalle dichiarazioni

dell’ONU che, da qui al 2030, stima un aumento della domanda di prodotti ittici di almeno 40 milioni di tonnellate ogni anno, quantità che la sola pesca non potrà soddisfare. L’obiettivo è quello di promuovere non solo i nostri prodotti di eccellenza all’estero ma rendere i mercati consapevoli del lavoro di tutta la filiera del settore”.

Ha fatto il punto di 5 anni di attività svolta in Parlamento Europeo per la pesca e l’acquacoltura Rosanna Conte nel suo intervento “ Penso, ad esempio, al nuovo FEAMPA 2021-2027, al quale ho contribuito in prima persona in quanto relatrice ombra per il mio gruppo, e dove già al nome del Fondo è stata aggiunta la A di acquacoltura per sottolineare le maggiori risorse che abbiamo chiesto di destinare a questo comparto, sul quale l’Unione Europea sta puntando sempre di più. La tendenza infatti è quella di garantire il fabbisogno e la richiesta di pesce attraverso i prodotti allevati, di modo da ridurre la pressione di pesca sugli stock ittici in mare”.

Francesco Lollobrigida, ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, da parte sua ha ribadito l’impegno del Governo e del Ministero a favore delle caratteristiche peculiari dell’economia italiana legata alle specie acquatiche sia con interventi diretti che con un’azione di informazione e convincimento nei confronti dell’Unione Europea, che a volte li inquadra in categorie astratte di sostenibilità che mettono in pericolo la sostenibilità socio-economica di chi lavora nei settori.

Audun Lem, vicedirettore della divisione pesca e acquacoltura della FAO, ha segnalato come la produzione da acquacoltura del bacino del Mediterraneo abbia superato ormai le 3 milioni di tonnellate. Per questo la FAO, annovera tra i propri progetti diverse iniziative legate al Mediterraneo, alcune delle quali operative per lunghe estensioni temporali, come il Progetto AdriMed che quest’anno gira la boa dei 25 anni.

Da una prospettiva europea Charlina Vitcheva, direttore generale degli Affari Marittimi e della Pesca della Commissione Europea, ha ricordato che i programmi della UE come FarmToFork ripongono nell’acquacoltura un ruolo primario per rendere sostenibile l’approvvigionamento di cibo sano, buono e sicuro per i cittadini dell’Unione. Al centro dell’attenzione UE è anche la sostenibilità socioeconomica dell’acquacoltura, promuovendo sia l’autoproduzione energetica che la rimozione dei maggiori ostacoli che in tutta Europa frenano lo sviluppo del settore. La UE incoraggia una collaborazione e coestìistenza, con strumenti come le Zone Vocate all’Acquacoltura (AZA).

Dopo questi interventi, Taguy Chever, consulente di EUMOFA, l’Osservatorio europeo di mercato sull’acquacoltura e sulla pesca, ha fornito una panoramica sull’acquacoltura biologica nei Paesi dell’Unione a 27, da cui emerge che l’adesione dei consumatori al biologico per quanto riguarda le specie ittiche è in stallo se non in regresso. Nonostante la domanda e la consapevolezza verso il biologico sia robusta in Europa, l’aumento dei prezzi portato dall’inflazione sta avendo un impatto sulla domanda di prodotti ad alto prezzo. Inoltre il potenziale pubblico del pesce da allevamento biologico è confuso da un’informazione insufficiente e non chiara e spesso indirizzata a spingere verso succedanei vegetali, visti come schemi sostenibili equivalenti.

Lo stesso avviene dal punto di vista della produzione. A parte i costi più elevati, alcuni metodi ad alta sostenibilità per l’allevamento come i sistemi a ricircolo e la policoltura non sono ammessi dai regolamenti europei del biologico. Maggior crescita si riscontra invece in molluschicoltura, ma

bisogna ricordare che in pratica la classificazione biologica per queste specie si basa solo sulla qualità dell’acqua e i costi aggiuntivi sono rispetto al non-biologico trascurabili. Queste realtà si scontrano con gli auspici della già ricordata strategia FarmToFork per una maggior percentuale di acquacoltura biologica, tant’è che i tentativi di quantificazione degli obiettivi al 2030 nei documenti ufficiali UE

oscillano dal 3 al 25%, quando già nel 2020 il 4,8% dei pesci d’allevamento era biologico.

Dopo la presentazione dello studio la sessione si è chiusa con una tavola rotonda su Acquacoltura tra cambiamenti climatici e sostenibilità cui hanno partecipato Emilia Gorgallo Gonzalez, della direzione generale degli affari marittimi e della pesca della Commissione Europea, Pierantonio Salvador, presidente di API ed Eraldo Rambaldi, direttore di AMA. Quest’ultimo ha confermato che una serie di fattori, dalla proliferazione del granchio blu all’eutrofizzazione delle acque fino alle modifiche del bilancio di nutrimenti presenti nell’acqua nell’anno appena passato hanno provocato una riduzione del 50-60% della produzione di vongole. Di fronte a numeri come questi, i ristori sono necessari ma per andare oltre l’emergenza è necessario un cambio di strategia.

Posizione condivisa da Salvador, che ha ricordato che è necessaria una condivisione di responsabilità tra aziende, istituzioni italiane ed europee per consentire all’acquacoltura, un settore strategico, di esprimere il suo pieno potenziale e continuare a farlo anche di fronte alle sfide dai cambiamenti ambientali. È necessario garantire all’acquacoltura l’accesso all’acqua in via prioritaria, risolvendo i blocchi burocratici che stanno spingendo il settore nella stagnazione della crescita a livello europeo.

Soprattutto, occorre investire ui giovani e sulle innovazioni, valorizzando al massimo le risorse pubbliche, che sono servite e servono nell’emergenza ma hanno come obiettivo un’acquacoltura al passo con le richieste che le vengono fatte.

AquaFarm è una mostra-convegno internazionale sull’acquacoltura e l’industria della pesca sostenibile, organizzata da Pordenone Fiere in collaborazione con API, Associazione Piscicoltori Italiani. AMA, Associazione Mediterranea Acquacoltori, e con Studio Comelli – Conferences&Communication, che cura i contenuti delle conferenze e l’ufficio stampa.

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