30/11/2022

Nuove prospettive? Quelle che si affrontano solo superando, quanto meno in campo economico, quel fasin di bessôi che pure in passato è stato chiave della rinascita. Perché è tempo di razionalizzazioni e nuove alleanze. Tra enti territoriali e strutture partecipate, così come tra enti fieristici o Camere di Commercio, per esempio. Ed è tempo di nuovi strumenti e anche di nuove parole, più semplici e comprensibili, per abbattere una burocrazia che è spesso mero esercizio del potere di chi mira solo ad autoperpetuarsi, bloccando le riforme. “Nuove prospettive” è stato claim e sintesi della 61esima Premiazione del Lavoro e Progresso economico, la cerimonia con cui la Camera di Commercio ha premiato una cinquantina fra lavoratori, imprese, personalità che con il loro talento, impegno quotidiano, idee e progetti rendono grande il Friuli, anche fuori dai suoi confini.

DAI MONOLOGHI AL CONFRONTO
Una cerimonia rinnovata anche nelle modalità, che «ai lunghi monologhi fatti negli scorsi anni vuole preferire il dialogo», ha evidenziato Giovanni Da Pozzo, anticipando le interviste che il direttore del Messaggero Veneto Tommaso Cerno ha poi realizzato in diretta, al presidente camerale stesso e alla presidente della Regione Debora Serracchiani, sul palco assieme all’ospite d’onore, il giornalista Gian Antonio Stella, oltre che al vicesindaco di Udine Carlo Giacomello (che ha ricordato anche lavoratori e imprenditori che non ce l’hanno fatta a superare questa crisi durissima dai tratti ancora così incerti) e al presidente Pietro Fontanini (che invece ha richiamato lo spirito del fasin di bessôi, legandolo per esempio alla conquista in Fvg della sanità regionale, tra le migliori in Italia, come principio guida nel reagire alle difficoltà).

NON SOLO CERTIFICATI
«Le “nuove prospettive” vanno pensate e messe in campo subito – ha detto Da Pozzo –, ora che dobbiamo fare i conti con una realtà locale ancora in difficoltà, non ancora ripresa dal disorientamento causato da una crisi complessa. Siamo in questi giorni in chiusura della seconda edizione del Future Forum, che permette alla nostra realtà economica locale un confronto diretto e molto proficuo con le migliori teste e le migliori idee a livello mondiale in tantissimi campi». Queste, per Da Pozzo, sono nuove alleanze e anche un nuovo ruolo che la Camera di Commercio sta ritagliando, «perché – ha detto rispondendo alle domande di Cerno – non serve un ente che faccia solo registrazioni e certificati, serve semmai un ente economico che sappia stimolare e spingere la buona politica, che esca dalla logica di mero produttore di servizi per arrivare a una istituzione che pensi e metta in pratica, in alleanza con le altre istituzioni, nuove strategie per portare l’economia locale un passo più avanti. Anche per esempio a livello di sistema fieristico – ha detto Da Pozzo ed anche a livello delle Camere di Commercio sono necessarie razionalizzazioni e nuove reti e modalità. Ma non solo. Questo cambiamento dovrebbe riguardare tanti enti e istituzioni, che non significa sopprimere le peculiarità, ma anzi fare massa comune sugli organismi di rappresentazione, creare nuove alleanze, perché “piccolo è bello”, ormai, solo se messo in rete.

IL TREND
È ormai evidente, visto che la nostra economia non va benissimo, le performance degli ultimi anni sono state inferiori alla media del Nordest», ha ricordato Da Pozzo, prendendo in esame alcuni dati messi a disposizione dal Centro studi della Camera di Commercio. Ad esempio, le imprese attive in regione dal 2007 a oggi sono diminuite dell’8,02% e solo tra 2001 e 2014 del 5%, con perdite pesanti di imprese attive nel primario (-14,8% tra 2011 e 2014), nell’industria (-6,3%) nelle costruzioni (-6,2%), nel commercio e ospitalità (-1,8) e una sostanziale tenuta solo nei servizi (+0,02%).

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DI CHI LA COLPA?
È tutta colpa della politica?, ha chiesto Cerno. «No, sarebbe uno sbaglio – risponde Da Pozzo –, perché la classe dirigente è sì quella della politica, ma anche quella dell’economia o del sindacato. Quindi è giusto che l’autocritica si faccia a tutti i livelli.

BUROCRATESE:LINGUAGGIO OSCURO PER MERA DIMOSTRAZIONE DI POTERE
Un compito tutt’altro che facile, che dovrebbe partire dalla semplificazione di una burocrazia bizantina, come ha poi messo in evidenza il giornalista Gian Antonio Stella nel suo intervento, basato sul suo titolo “Bolli, sempre bolli, fortissimamente bolli”. Un intervento fitto di esempi: dalle 1.109 “leggi e leggine” che hanno di fatto reso impossibile la ricostruzione a L’Aquila al linguaggio burocratico di enti piccoli e grandi (emblematiche le definizioni dei regolamenti Ue per cetrioli o nettarine), che «in equilibrio tra il ridicolo e la tragedia» e sulla scorta del motto «Complico, ergo sum» hanno ben riassunto lo spirito di tanti burocrati, che parlano e scrivono, secondo il giornalista, per mera dimostrazione di potere. «Parafrasando Weber – ha citato Stella –, la burocrazia si autodifende usando l’oscurità del linguaggio. Meno trasparenza c’è, meno i cittadini sanno, meno i cittadini si arrabbiano. Le burocrazie hanno un potere di interdizione pazzesco anche nei confronti di chi viene eletto ed è mosso dalle migliori intenzioni di semplificazioni. È l’inizio della fine delle riforme».

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Riforme di cui hanno parlato anche la presidente della Regione Debora Serracchiani e il direttore Cerno nel secondo spazio-intervista della Cerimonia , in cui si è spaziato dalle partecipate e dal tetto agli stipendi dei manager pubblici alla questione Coopca, in cui la Regione si farà parte attiva, fino all’internazionalizzazione delle imprese e all’emergenza tutela del sito di Palmanova – tra l’altro con l’impegno a far fronte alle emergenze con fondi regionali o nazionali o anche con l’intervento dei privati, promosso dal “decreteo Franceschini”, che mette in moto specifiche agevolazioni fiscali per le imprese che investono in cultura.

I PREMI
51 le onorificenze conferite sul palco, coordinate dalla presentazione di Marina Presello e dalla lettura delle motivazioni da parte di due giovani attori dell’Accademia d’arte drammatica Nico Pepe di Udine. «I premiati – ha precisato Da Pozzo – sono esempi per noi tutti e per il futuro: con la loro esperienza e il loro impegno ci consegnano un messaggio di fiducia nel domani a cui ispirarci, in cui credere». Quattro sono state quest’anno le Targhe dell’Eccellenza (a Pierluigi Cappello, al Premio Nonino Risit d’Aur, alla Federazione delle Bcc del Fvg e a Massimo Paniccia), undici Riconoscimenti speciali, quattro Riconoscimenti a un giovane imprenditore, a un’imprenditrice, a un imprenditore friulano all’estero e a un imprenditore straniero in Friuli, nonché cinque Premi per il “passaggio generazionale”, quindici Premi all’iniziativa imprenditoriale, due Premi alle Scuole (Convitto Paolo Diacono e Istituto Zanon) e dieci Premi a lavoratori.

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