16/05/2024

“Abbiamo fatto tutto ciò che ci hanno detto di fare: acquistato dispositivi, igienizzato le attrezzature, areato le cabine ad ogni cliente, sanificato, sterilizzato, eliminato la vaporizzazione e chiusi il bagno turco, attuato scrupolosamente tutte le normative. E ora, dopo un anno, ci fanno chiudere?”. Questo l’amaro sfogo della categoria degli estetisti e dei parrucchieri della CNA Fvg, che esprime il malcontento tramite la referente Cristina Trevisan, titolare di un centro estetico a San Giovanni di Polcenigo. “Come categoria, operando a stretto contatto con le persone, seguiamo già un protocollo; si è comunque intensificato l’impegno, inserendo anche le separazioni in pexiglass. La maggior parte lavora con coscienza, non vi sono dati sui centri estetici o saloni quali eventuali fonti di contagio. Chiudendo le nostre attività, di fatto si consente un aumento dell’abusivismo”.
A nome della categoria, Trevisan denuncia la scarsa volontà da parte del governo di attuare misure alternative, o di con considerare affatto quelle che estetiste, parrucchieri e barbieri già stanno attuando. “Le perdite sono ingenti. Dei ristori si sa poco e nulla. Noi vogliamo solo lavorare, in sicurezza come si è fatto finora. Usiamo visiere, doppie mascherine, guanti. Le scarpe vengono lasciate all’ingresso, dove misuriamo la temperatura e facciamo firmare l’autocertificazione. La responsabilità è molto forte sia nel cliente che nell’operatore. Non vi sono ambienti promiscui, il rapporto è one to one; ci prendiamo sempre il tempo, tra un appuntamento e l’altro, per sanificare le stanze, il che significa sterilizzare con prodotti specifici, aspirare, lavare, disinfettare tutte le zone. Ciò comporta la perdita di almeno due clienti al giorno, ma non importa, ci basta lavorare”, specifica la referente CNA Benessere e Sanità del Fvg. La CNA si sta muovendo anche a livello nazionale.
“La disattenzione del Governo verso le attività di acconciatura ed estetica è intollerabile – commenta il presidente della CNA Fvg Nello Coppeto -. Sono incomprensibili le disposizionic ontenute nel Dpcm del 2 marzo, che hanno revocato l’autorizzazione all’apertura dei saloni di acconciatura, concessa dagli ultimi decreti”. Secondo Coppeto, imporre la chiusura delle attività rappresenta una condanna a morte per l’intero settore. Chiediamo al Governo segnali immediati di attenzione, modificando le modalità per ottenere i contributi a fondo perduto e permettendo ad acconciatori ed estetiste di riprendere la propria attività anche in zona rossa”.
La chiusura delle attività legali, che si sono svolte in condizioni di massima sicurezza e non hanno rappresentato fonte di contagio, sta provocando il dilagare dell’abusivismo. Con la rischiosa conseguenza che, proprio a causa degli abusivi che operano indisturbati, senza rispettare alcun tipo di protocollo o misura di sicurezza, il virus possa diffondersi largamente e con rapidità. Nel frattempo le imprese regolari stanno facendo i conti con una drammatica situazione finanziaria. Da un recente studio sui fatturati delle imprese, condotto dal Centro studi CNA, emerge che nel 2020 il 94% delle imprese di acconciatura ed estetica ha registrato una perdita media di fatturato pari al 25% rispetto al 2019.
In grande subbuglio anche il settore dei toelettatori per cani. Il servizio di toelettatura per animali è ammesso solo per motivi igienico-sanitari con modalità “delivery”, ovvero l’animale va recuperato al domicilio del proprietario, portato nella struttura per l’esecuzione del servizio e successivamente riconsegnato al domicilio del proprietario.
Questa la Faq Covid 19 pubblicata dal sito della Regione Fvg sta facendo impazzire i toelettatori: in pratica in zona rossa si consente di operare, ma solo “a domicilio”, dando quindi per scontato che questa categoria possegga un veicolo autorizzato dalla Asl e assicurato per coprire il rischio legato al trasporto di animali. “Sembra un escamotage per complicarci la vita, ci mettono in difficoltà; in realtà ci obbligano a restare chiusi, con la beffa di non ottenere neanche i ristori”, riferiscono i toelettatori della CNA Fvg, che minacciano di scendere in piazza se non si farà chiarezza su cosa e come potranno concretamente operare.
“C’è molta confusione – testimonia Sara Simonato, titolare di Bausettete di San Vito al Tagliamento -. Nessuno di noi possiede un mezzo omologato e non possiamo certo permetterci di sostenere questa spesa. Come se non bastasse, è necessaria una ricetta veterinaria, poiché il servizio viene effettuato solo per “ragioni igienico-sanitarie”,come specificato dalla Regione.
Siamo davvero sconfortati: se sono tre settimane teniamo duro, ma se i limiti dovessero protrarsi diventa preoccupante”. Con la sua attività Sara, toelettatrice da oltre 10 anni con esperienza nel settore delle esposizioni canine, dà sostentamento alla famiglia e, come l’intera categoria, è in difficoltà. ““Eppure non abbiamo contatti con cliente umani, lavoriamo con l’animale, ovviamente. Perché allora tutti questi vincoli?”.
“Ancora una volta di fronte all’emergenza di consentire certe attività – commenta il presidente CNA Fvg Nello Coppeto -, nel nostro paese ci arrestiamo davanti alla burocraziae a norme cervellotiche. Confidiamo in scelte diverse, vorremmo che prevalesse il buon senso”.

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