06/04/2026

Ampezzo – Tutto il buio del mondo non può spegnere la fiamma di una singola candela. È una frase di San Francesco d’Assisi, citata dal sindaco di Ampezzo Michele Benedetti, quella che meglio racchiude il significato della Zona libera della Carnia e dell’Alto Friuli, la “piccola repubblica” di ottant’anni fa celebrata alla presenza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, e delle massime autorità regionali, dal governatore Massimiliano Fedriga al presidente del Consiglio regionale, Mauro Bordin.

Dal palco allestito nella piazza principale, il primo cittadino di Ampezzo, il paese che fu capitale della zona libera, ha trasmesso agli illustri ospiti l’emozione e l’orgoglio di tutta la comunità, al pari di Ermes De Crignis, presidente della Comunità di montagna della Carnia in rappresentanza di 28 Comuni.

Mentre Antonella Lestani, presidente regionale dell’Anpi organizzatrice della cerimonia, nel corso di un appassionato intervento ha approfondito le caratteristiche di quell’esperienza che prevedeva una separazione netta tra poteri civili e militari e per la prima volta valorizzava il ruolo delle donne, attraverso la partecipazione al voto dei capifamiglia.

Spontaneo e ricco di spunti anche il breve intervento di Paola Del Din. L’ex partigiana di 101 anni ha chiesto di parlare dal palco e non seduta “per guardare in faccia il presidente Mattarella”, riportando i suoi ricordi personali, lei che quella repubblica autonoma della Carnia la vide nascere.

Quella della Zona libera fu un’esperienza unica, ha aggiunto Fedriga, una parentesi di libertà in mezzo alla ferocia dell’occupazione nazifascista. Non solo un tributo al passato ma un richiamo per il presente, che vede sanguinosi conflitti alle porte dell’Europa.

il Capo dello Stato ha voluto inquadrare storicamente l’esperienza della Zona libera nell’ambito di un anno, il 1944, che “fu carico di orrore in Italia e in Europa”. Mattarella ha spiegato il significato della sua visita: “Oggi la Repubblica rende onore a quanti hanno contribuito alla causa della libertà animando l’esperienza delle zone libere: genti che non si accontentavano di attendere l’arrivo delle truppe alleate ma sfidarono a viso aperto il nazifascismo, mettendo a nudo che si trattava di truppe di occupazione”.

Un omaggio dunque “ai friulani che con la Zona libera della Carnia si batterono per la loro terra, la loro dignità e le loro radici, per passare dalla posizione di sudditi a quella di cittadini”. La massima carica dello Stato ha ricordato l’impegno delle donne, come portatrici ma anche come elettrici e ha voluto mettere in luce la figura di Michele Gortani, “che nell’Assemblea costituente fu il padre del secondo emendamento all’articolo 44, quello che prevede la tutela della montagna”.

La storia della Libera Repubblica della Carnia durò soltanto quattro mesi, una breve parentesi di libertà in mezzo alla barbarie. Eppure la Zona libera della Carnia e dell’Alto Friuli resta una pagina indelebile, nonché un unicum nella storia della resistenza al nazi-fascismo: nessuna area italiana raggiunse infatti quelle dimensioni.

Dalla fine di luglio del 1944 all’8 ottobre dello stesso anno, data dell’avvio dell’operazione di riconquista da parte dei comandi tedeschi con l’ausilio di un nutrito contingente cosacco, la piccola repubblica poteva contare su 38 Comuni interamente liberati, altri 7 in modo parziale, un’estensione di 2580 chilometri quadrati e una popolazione di circa 90mila abitanti.

Anticipatrice della Liberazione del 1945, la Zona libera fu anche un’occasione di sperimentazione politica, con la coabitazione democratica di partiti e movimenti antifascisti molto diversi tra loro: comunisti come Gino Beltrame “Emilio”, democristiani come don Aldo Moretti “Lino” e Luigi Nigris, azionisti come Nino Del Bianco “Celestino”, liberali come Manlio Gardi e Umberto Passudetti, socialisti come Giovanni Cleva e Dino Candotti. A queste personalità si affiancavano le due anime partigiane della Garibaldi (con Mario Lizzero “Andrea”) e dell’Osoppo (con Romano Marchetti “Da Monte”), tanto per citare qualche nome di personalità che avrebbero avuto un ruolo anche negli anni successivi.

La democrazia comportava anche l’accesso al voto, a suffragio

universale e riservato ai capifamiglia, e l’elezione delle giunte comunali vide una grande partecipazione da parte della popolazione.

La repressione che portò alla “Kozakenland in Nord Italien” fu però durissima, dopo che i 31 battaglioni partigiani vennero sconfitti dalle decine di migliaia di uomini messi in campo dai comandi tedeschi: almeno 900 i morti, la metà dei quali civili. E nei mesi successivi circa 40mila tedeschi, fascisti, cosacchi e caucasici invasero la Carnia, stabilendosi spesso nelle case della gente. Un’occupazione che si concluse solo l’8 maggio del 1945, giorno della resa degli invasori.

Sergio Mattarella, dopo la cerimonia per gli 80 anni della Zona libera della Carnia ad Ampezzo ha voluto scendere a Illegio, per visitare la mostra di quest’anno dedicata al tema del “coraggio”, accompagnato dal curatore don Alessio Geretti, che ha saputo trasformare un piccolo paese di montagna, di soli 320 abitanti, in un centro visitato da 600mila persone per le sue mostre di altissimo livello.

“Il grande merito di chi ha pensato alle mostre di Illegio – ha osservato il Presidente del Consiglio Regiobnale FVG, Bordin, a margine della cerimonia – è aver

coinvolto l’intera comunità, puntando in modo particolare sui giovani desiderosi di apprendere la storia dell’arte e di trasmetterla con entusiasmo durante le visite guidate, che sono uno dei tratti distintivi di queste esposizioni”.

In un breve saluto finale, il presidente Mattarella ha osservato come “l’orizzonte di ogni comunità non dipenda dalle sue dimensioni ma dalla profondità dello sguardo”. Il Capo dello Stato si è detto “ammirato per quanto succede qui da vent’anni. Grazie a chi ha avviato quest’opera e a chi la sta portando avanti”.

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