di Gianfranco Biondi
Suggestiva, selvaggia e, a volte, implacabile killer. Questa la natura del Natisone, fiume a carattere torrentizio, placido quanto impetuoso e feroce quando il suo alveo accoglie le piene che convogliano l’acqua delle perturbazioni metereologiche. Una natura che si è portata via Patrizia Cormos, 20 anni, Bianca Doros, 23 anni, (i cui corpi sono stati recuperati) e Cristian Casian Molnar, 25 anni (ancora disperso mentre scriviamo). Il ponte romano a Premariacco segna il confine tra la luce del Natisone beach (area così chiamata perchè frequentata da bagnanti) e le insidie di una forra la cui pericolosità potenziale è elevata. In caso di piena non offre scampo ma è insidiosa anche con il sole. Tanti di noi sono passati sul quel ponte, volgendo lo sguardo verso i bagnanti che affollano la pietrosa spiaggetta che si apre prima del canyon. Immagini di divertimento e spensieratezza in un luogo iconico del Friuli dove è vietato balneare e pensare che fino al 1978 in quel luogo ci si organizzava perfino la sagra, fortunatamente poi soppressa e sotituita da divieti di balneazione, regolarmente elusi dal desiderio di fregarsene delle regole perché fare il bagno nel Natisone è un rito.
Cartelli di divieti che dovrebbero essere fatti rispettare, ma servono unicamente, a quanto pare, a sollevare le amministrazioni dalle responsabilità e dall’incombenza di controlli, soprattutto in caso di situazioni meteo avverse, il che non nuovo dire avere la nuvola sopra la spiaggetta ma la nuvola a monte del fiume, lontana chilometri, a preparare la trappola mortale della piena improvvisa. Così siamo arrivati alla tragedia di questi ragazzi che per panico, incoscienza, tentennamento, solidarietà amicale non sono riusciti a evitare, dopo essersi stretti in un abbraccio, nel tentativo di resistere all’acqua che si alzava, l’abbraccio mortale dei flutti, dei mulinelli e di quella maledetta forra dopo il ponte.
Ragazzi ventenni che avevano una vita davanti a sé , sogni da realizzare ed erano li per festeggiare dei risultati superati, dei cari ritrovati. Una fine orribile che ci ha riempito gli occhi durante tutto il week end sotto gli obiettivi di telecamenre e cellulari (anche la diffusione di immagini dei momenti più tragici è discutibile). Una morte in diretta, si può dire, quella dei tre poveri ragazzi che ci ha lasciato sgomenti. Onore al merito dei soccorritori che hanno tentato di salvarli, ma l’acqua correva e si alzava velocemente, non certamente in sintonia con le tempistiche e le tecniche di un soccorso sul quale andrebbero fatte delle riflessioni.
Una sola corda calata e praticamente impossibile da afferrare. Perchè non sono state lanciate una o più ciambelle professionali di salvataggio a monte dei poveretti, in modo che potessero tentare l’aggancio? Sicuramente qualcuno avrà la risposta per giustificarsi…
Un abbraccio alle famiglie, segnate per sempre dal lutto.
Questa vicenda rimarrà un’orribile pagina di cronaca attendendo il prossimo tragico evento, oppure possiamo alzare ulteriori difese, che non siano un cartello di divieto di balneazione. Qulacuno ha detto che il fiume è balneabile, in realtà, 360 giorni all’anno, tranne quei 5 che corrispondono alle piene. Cosa vuol dire questo? Pochi giorni di pericolo e quindi zero problemi? Una vita, quando se ne va, se ne va per sempre. Rimane sempre quell’incoscienza, quella superficialità, quell’ignoranza che per età, ingenuità, è propria dell’essere umano, soprattutto se ancora giovane. Quindi? Che fare per limitare al massimo queste tragedie? Bandiere rosse come al mare in caso di pericolo imminente e controlli severi e più frequenti nei periodi critici accompagnati da pesanti sanzioni? Ciambelle a iosa da distribuire a tutti Comuni lungo l’asta del fiume? Non lo so, ma certamente non basta aver sentito dire… “ma noi siamo del luogo e sappiamo come comportarci con questo fiume”.
I tre ragazzi non erano del luogo e quindi sono stati colpevoli di non esserlo? Trovate voi, ammministratori, la soluzione per mettere in sicurezza le persone da un fiume complicato e letale. A me non resta che rivolgermi a un artista scultore di buona volontà che eriga un monumerto di tre ragazzi, mentre si abbracciavano prima di morire, per collocarlo su un pilone in mezzo al Natisone, che sia ben visibile a monito per i viventi e a ricordo perenne di vite spezzate.
AGGIORNAMENTO
Un mesto via vai di parenti, amici e persone comuni per un ultimo saluto alle due ragazze Patrizia Cormos, 20 anni, Bianca Doros, 23 anni, annegate tra i flutti del fiume Natisone,
ricomposte nella camera ardente allestita a Udine, prima della loro trasferimento in romania per le esequie e l’inumazione. Del
ragazzo Cristian Casian Molnar, 25 anni che in quel tragico momento era con loro, ancora nessuna traccia. Anche il sindaco di Udine Alberto Felice De Toni ha voluto rendere omaggio alle salme, dichiarando la sua vicinanza e quella di tutta la giunta ai familiari delle vittime. Una delle ragazze, allieva dell’accademia di belle arti di Udine, aveva appena superato un test. Uno dei motivi che hanno portato i ragazzi a festeggiare con degli scatti fotografici nel greto del fiume Natisone e da lì non sono più tornati.
E’ il momento del dolore e della vicinanza ma, successivamente, dovrà esserci anche quello della riflessione e della verifica per capire se veramente tutto è stato fatto per salvarli e quali sbavature, più o meno gravi, ci possano essere state nella macchina dei soccorsi.
Sarà la magistratura a fornire risposte a diversi quesiti aperti. Nel frattempo è stato aperto un fascicolo con l’ipotesi di omicidio colposo contro ignoti dopo che si è saputo che una delle due ragazze avrebbe provato a chiamare 4 volte il 112 prima di ricevere risposta.







