23/05/2026

I rappresentanti delle categorie produttive ed economiche, siano essi presidenti di categoria che singoli imprenditori, esortano la politica a porre in primo piano la ripartenza del mondo produttivo, segnalando una sempre maggiore criticità sia attuale che di prospettiva. Al crollo dei Crollo dei fatturati potrebbero seguire chiusure definitive e una perdita di competitività, per le aziende che lavorano con l’export, difficilmente recuperabile. Gli appelli che giungono dalle varie categorie non sono solamente quelli del sostegno finanziario ma anche orientate alla ripartenza vera a propria delle attività come quelle di Federmoda Confcommercio, con 2500 aziende e 6mila adetti a rischio in Friuli Venezia Giulia, nel settore abbigliamento e scarpe.Fatturati azzerati a marzo e dimezzati nel 2020, se non peggio – si sottolinea in una nota di Federmoda di Confcommercio Fvg a firma di Gianni Arteni, Franco Rigutti, Antonella Popolizio e Alessandro Tollon. Il settore moda è quello che, in termini numerici, sta pagando maggiormente il prezzo della profonda crisi da coronavirus. «La filiera è a rischio, molte imprese saranno costretta a chiudere», è il grido d’allarme. Le aziende del settore fanno ordini con un anticipo di 6-9 mesi e dunque si ritrovano i negozi pieni di merce che non riusciranno a vendere perché, al momento della riapertura, sarà già fuori stagione. Le richieste sono quelle già lanciate da Federmoda a livello nazionale. Da una moratoria fiscale più ampia all’urgente immissione di liquidità alle imprese.Dopo di che, affitti e mutui vanno pagati e, per farlo, è necessario incassare. L’appello alle istituzioni è a “predisporre, da subito, un’agenda sulla riapertura e sulle sue condizioni”. “Premesso che la salute di imprenditori, collaboratori e cittadini viene prima di tutto”,Federmoda Confcommercio sottolinea che “non c’è rischio sanitario aggiuntivo in un negozio di abbigliamento o di scarpe rispetto a un supermercato. Non siamo e non saremo luoghi di aggregazione di massa”. I negozianti sono pronti ad adottare tutte le misure e precauzioni necessarie con mascherine, guanti e distanziamento sociale.

(NDR) La pur legittima posizione di Federmoda si basa, però, sulla responsabilità degli imprenditori e dipendenti e la irrinunciabile e comprensibilissima necessità di ripartire ma non tiene conto della situazione che si verrebbe a creare all’esterno di tutti i negozi nuovamente aperti, dove la maggior circolazione di persone aumenterebbe i rischi di ripresa del contagio. La lotta al contagio, non essendoci ancora alternative, ha puntato proprio sul contenimento degli spostamenti diffusi.

Per il presidente di Confindustria Alto Adriatico, Michelangelo Agrusti è tempo di decisioni sulle strategie di ripartenza, con liquidità trasversale per tutti i comparti economici-produttivi, agendo insieme e senza rivendicare le necessità di questo o quell’orticello.

Anche Confagricoltura Fvg descrive la situazione in cui versono gli agriturismi. Nelle 670 strutture agrituristiche del Friuli VG transitano, in media, oltre 70mila turisti l’anno (il 2 per cento di quelli che utilizzano in Italia, complessivamente, le strutture agrituristiche per trascorrere, tutto o in parte, il loro periodo di vacanza). Di questi, oltre 32.000 sono stranieri (circa il 46 per cento). Sono Saltati tutti i canonici appuntamenti primaverile e continuano a fioccare le disdette per i primi mesi estivi – sottolineano in Confagricoltura Fvg – e restano molti dubbi che la mobilità turistica possa avere un colpo di coda positivo ad agosto e settembre. Insomma, il settore agrituristico regionale è praticamente in ginocchio, con i suoi 4.434 posti letto e 27.579 coperti inutilizzati, con un danno stimato, per questo periodo, di oltre 45 milioni di euro.

Alla Presidente di Confindustria Udine, Anna Mareschi Danieli, si rivolge con una lettera aperta di sostegno , Andrea Montic, AD di Nord Group.

Egli, riferendosi anche alla sua azienda, sottolinea che molti siti produttivi hanno riorganizzato i cicli produttivi, i turni, ricorrendo dove possibile allo smart working.Rimangono, però, i crescenti problemi di mercato, sottolinea Montich, che se inizialmente sono stati compensati dalla ripianificazione delle consegne, con il protrarsi delle chiusure, non saranno più sostenibili a causa delle difficoltà cui andrebbero incontro le imprese clienti. All’estero il rischio è quello di perdere competitività e clienti , in particolare in quei mercati, Austria e Germania ad esempio, in cui le aziende continuano a produrre normalmente Montich chiude la sua lettera con parole di speranza e ringraziamento , riproponendo quel motto friulano che guidò la volontà di rinascita dopo il sisma del 1976, “Prima le fabbriche”, per salvagaurdare ancora una volta il territorio, partendo dalle aziende che creano lavoro e futuro. “Un grazie ai tempestivi provvedimenti presi dall’amministrazione regionale. Speriamo che adesso sia il momento di ripartire. Questo desiderio ha e avrà sempre al centro la sicurezza dei lavoratori. Perché la loro sicurezza è la nostra e quella di tutti”.

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