Unico al mondo, a Codroipo ogni anno il giorno di San Simone, 28 settembre, si svolge la premiazione del concorso letterario in friulano che comunque quasi in ogni edizione presenta qualche novità. Quest’anno è toccato ai fumetti: disegni con dialoghi scritti nella lingua locale.
Non sono molti gli autori che usano il friulano, giacché chi scrive un libro, nella speranza della pubblicazione, vorrebbe trovasse il riscontro maggiore possibile e già l’italiano spesso è visto limitante in un mondo in cui la globalizzazione e internet consentirebbero vendite in ogni angolo del mondo. Sul pianeta terra l’italiano è visto come una lingua minoritaria, figuriamoci il friulano e tutti gli altri dialetti e idiomi regionali. Ha sbalordito anche la giuria dover prendere in considerazione ben dieci volumi, otto per la sezione classica tra romanzi e racconti e due nella nuova sezione dei fumetti. Gli incaricati per l’assegnazione del premio affrontano sempre con grande serietà l’impegno, confermato dalla mancata assegnazione dello stesso per diversi anni (2013, 2008, 2005 etc.), quando non hanno ritenuto nessuno dei testi concorrenti meritevole. Durante l’esaminazione dei manoscritti, la giuria non conosce il nome degli autori che scoprono solo dopo la determinazione del premio.

Quest’anno così prolifico ha addirittura visto l’ex aequo a due opere: “Plaidarts” di Gianluca Franco e “Un flat di american” di Gino Marco Pascolini. Due anche le opere segnalate dalla giuria: “Failli, il pas traditor” di Sarah Del Sal e “I tribui di un predi” di Adriano Nascimbeni (già vincitore del San Simon nel 2010). Assegnato anche per la sezione fumetti il San Simon 2016 è andato a “Il costrutor di trabicui” di Giovanni Di Qual.
L’evento di quest’anno è stato caratterizzato sia dalla splendida voce di Elsa Martin, accompagnata da Marco Bianchi e la sua chitarra (magica direi), sia dal folto pubblico che nelle ultime edizioni non si era mai visto. Sarà merito delle elezioni comunali e del prossimo ballottaggio?

L’inizio della serata è stato il consueto appuntamento con la consegna degli attestati di partecipazione al corso dell’Arlef, che per giustificare tutti i soldi (nostri) che la Regione assegna loro, si parla di circa 2.000.000 (due milioni) di esercizio, si sentono in dovere di tediare gli spettatori, come se partecipare a un corso gratuito, pagato con soldi pubblici, fosse un merito da riconoscere platealmente. La Regione Friuli Venezia Giulia anziché puntare sul proficuo sviluppo turistico, agevolando gli stranieri con insegne stradali e promuovendo l’insegnamento delle lingue straniere, punta a tenere lontani anche gli italiani che non conoscono il friulano?
La manifestazione per fortuna è stata un crescendo, archiviata la parentesi dedicata a chi aveva frequentato lo stesso corso per tre, quattro o cinque anni di seguito, la musica e la letteratura friulana hanno consentito all’evento di raggiungere l’apice emotivo quando la commissione, composta dal vice sindaco Ezio Bozzini, Paolo Cossi, Rosalba Della Pietra, Pierino Donada, Carlo Tolazzi, Walter Tomada e Lorenzo Zanon, ha lasciato che il segretario Giorgio De Tina prendesse il microfono per ringraziare e salutare. Dopo aver partecipato a tutte le trentasette edizioni del premio San Simon, dal suo privilegiato incarico di bibliotecario della città di Codroipo da oltre quarant’anni, ora si accinge ad andare in pensione. Lui è stato sicuramente uno dei genitori del premio letterario in friulano e il pubblico, mentre si lasciava cogliere dall’emozione, gli ha tributato un grandissimo applauso di riconoscenza.
La città di Codroipo, la Provincia di Udine, l’Agenzia Regionale per la Lingua Friulana (ARLeF), la Società Filologica Friulana, l’Istitût Ladin Furlan Pre Checo Placerean, le Associazioni Culturali Colonos e La Grame, che organizzano il concorso letterario San Simon, ritengo quest’anno possano ritenersi ben felici dei risultati che evidenziano un accresciuto interesse, sia da parte del pubblico, sia grazie ai nuovi autori che hanno partecipato. Il San Simon 37a edizione era intitolato alla memoria dell’Ing. Angelo M. Pittana.
Marco Mascioli






