25/06/2024

La grande bellezza dell’Italia non è solo fatta di opere d’arte ma anche da zone paesaggistiche  uniche. Fra queste spicca il Delta del Po, un gioiello della biodiversità italiana, a metà tra terra e mare; che ospita oltre 300 specie di uccelli, 40 specie di mammiferi e 25 tra anfibi e rettili che vivono in maniera stabile nei suoi diversi habitat o che vi sostano durante le migrazioni; è una zona di tale importanza da essere riconosciuta come Area Man&Biosphere dell’UNESCO; rappresenta in sostanza un patrimonio comune che produce un valore medio annuo di 16 miliardi di euro in servizi ecosistemici; è tutelato dall’Unione Europea, eppure in piena violazione normativa, il Delta del Po continua a rimanere solo parzialmente protetto attraverso due parchi regionali di due Regioni diverse. Ed ora, il Parlamento, se verrà approvata in via definitiva la riforma della Legge quadro sulle aree protette, cancellerà anche la possibilità normativa che un patrimonio naturale inestimabile come il Delta del Po diventi un Parco nazionale, così come sarebbe dovuto essere, per legge, dal 1994.
Per ricordare e promuovere gli straordinari valori del Delta del Po, oltre che per chiedere una tutela coerente ed omogenea, si sono mobilitati anche i ragazzi di WWF YOUng che hanno promosso una petizione che chiede di procedere, finalmente, all’istituzione del Parco nazionale del Delta del Po. Un parco che sarebbe chiamato non solo a proteggere un patrimonio naturalistico ma anche a preservare il delicato assetto idrogeologico dell’area rispetto alla minaccia dei cambiamenti climatici che inciderebbero pesantemente sul Delta: un parco nazionale da sviluppare in un sistema partecipativo capace di creare tante opportunità di lavoro ‘green’ e di benessere per le comunità locali.
In pochi giorni la petizione ha raccolto quasi 70.000 firme dall’Italia e da 20 paesi del mondo. Hanno aderito non solo appassionati di natura che sostengono con entusiasmo la proposta del parco nazionale, ma anche decine di migliaia di giovani che si rendono conto dell’assurdità della situazione attuale dove gli stessi valori e beni sono tra loro “divisi” da un confine posto sull’acqua che crea competenze in capo ad enti diversi quando dovrebbero essere gestite da un soggetto unico di livello nazionale.

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