di GFB
Dalla sala convegni a Udine della fondazione Friuli, come anteprima della prossima edizione di Pordenonelegge, il professor Giovanni Maria Flick, già ministro della giustizia e presidente emerito della Corte Costituzionale, ha risposto alle domande del pubblico e a quelle del presidente della Fondazione , avvocato Bruno Malattia, sui contenuti del suo ultimo saggio ” Il giudice e l’impresa. Economia e diritto; un rapporto difficile”, edito da Il Sole 24 Ore. Dopo i saluti del direttore artistico di Pordenonelegge, Gian Mario Villalta e l’introduzione dell’avvocato Caterina Flick, figlia dell’autore, davanti ad un nutrito drappello di autorità di Udine, tra le quali il sindaco, il Prefetto, il Questore, il Comandante della Guardia di Finanza, il Presidente dell’Ordine degli Avvocati, il prossimo Rettore dell’univerista friulana e Presidente di Pordenonelegge, il professor Giovanni Maria Flick ha toccato diversi temi relativi alla giustizia in economia, esprimendo la convinzione che per un buon diritto penale dell’economia si debba fare prima economia del diritto penale, evitando di intervenire con il penale ad ogni colpo di tosse e cercando equilibrio in quella sfasatura tra legge economica e legge penale che dipende ancora oggi dalla scarsa consocenza specialistica della materia economica e di cosa sgifichi fare impresa da parte dei magistrati ma anche dalle carenze legislative, all’origine del panpenalismo dilagante. Requisito di buon diritto penale dell’econnomia che funzioni-afferma Flick- ovvero che sia chiaro, che faccia paura, che venga applicato, è la precisione legislativa che purtroppo manca, lasciando spazio all’intepretazione e ai “sì…però”
Nel suo libro , il professor Giovanni Maria flick indica come strada percorribile una ridefinizione del ruolo dell’impresa nel constesto sociale e ambientale, con lo Stato chiamato a farsi parte attiva per ‘attuazione del giusto equilibrio indicato negli articoli 9 e 41 della Costituzione, con intenti che agevolino le imprese nel rispetto dell’ecositema e degli interessi delle future genrazioni.
Il punto di vistra di Flick ha poi toccato l’istituto dell’informazione di garanzia, a tutela dei diritti dell’indagato dell’indagato ma che è anche diventato – ha sottolienato Flick- garanzia di informazione per i media. Sulla separazione delle carriere tra pm e giudici, il professor flicK ha detto chiaramente che questa riforma non risolverà annosi e drammatici problemi della giustizia, dalla lentezza dei processi alla tragedia delle carceri fino all’utopia che tutto si risolva con l’intelligenza artificiale, Tutti problemi le cui la soluzioni andrebbero anteposte ad una riforma delle carriere che, secondo flick, provochecerà conflittualità ancora più forti, sospettando ,inoltre, che con questa riforma si voglia ricorrere al metodo del dividi et impera, ( con 8 mila giudici da una parte e 3 mila pm dall’altra con propri consigli separati) per indebolire la magistratura. Tra i temi toccati anche il sreato di abuso di ufficio e la sua abolizione, giusta per Flick, in quanto si trattava di un reato che non portava quasi mai alla condanna.






