25/03/2026

Con l’approssimarsi delle elezioni, negli ultimi decenni, si cominciano a vedere partiti, simboli e liste che, come negli autunni migliori dopo una pioggia, escono come funghi. Inaspettati in alcuni casi, attesi in altri. I contrassegni regolarmente depositati quest’anno dovrebbero essere novantotto e ce ne sono per tutti i gusti. Se vi sembrassero un’esagerazione generata per non governare un Paese, o semplicemente per guadagnarsi una poltrona comoda, sappiate che, rispetto al passato, stiamo migliorando: nel 2013 erano 218 i loghi registrati. Certo non tutti saranno presenti nelle schede elettorali, alcuni lo saranno solamente in alcune zone, altri per le regionali, altri non presenteranno nemmeno la lista dei candidati. Comunque rischiamo che la scheda elettorale si presenti di diverse facciate e sicuramente tutta questa scelta potrebbe andare a discapito del numero totale degli elettori. Anche questa legge elettorale, pensata, scelta e adottata dai partiti presenti al governo, dopo le ultime sparate incostituzionali, certamente non andrà contro i loro interessi.

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In Friuli Venezia Giulia e soprattutto per la nostra regione, ci sarà una compagine di cui abbiamo già sentito parlare, ma che per la prima volta si presenta ufficialmente: “Patto per l’Autonomia”. Un partito trasversale nato dall’iniziativa di sindaci e amministratori, nonché esponenti della società civile, che vuol difendere e rilanciare la specialità del Friuli Venezia Giulia rispondendo alle esigenze di autogoverno delle comunità regionali. Per capire bene di cosa si tratta e quali sono i loro progetti, ci siamo rivolti al presidente, il sindaco di Valvasone Arzene, Markus Maurmair. La sua storia politica nasce nel 1999 quando militando in Alleanza Nazionale, quarantadue cittadini coraggiosi gli diedero il voto come consigliere comunale nelle file dell’opposizione. Eletto primo cittadino nel 2009 e da quella volta sindaco prima di Valvasone e adesso di Valvasone Arzene. Nel mezzo ci mettiamo anche un’esperienza come assessore provinciale nel 2008-2009 e soprattutto un percorso di fusione tentato due volte, il primo andato male, il secondo finito bene.

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Dal 2013 lui non aderisce più a nessun partito e la sua nuova prospettiva è di ritornare a dare forza alla gente del Friuli Venezia Giulia, facendo nascere un movimento politico che risponde solo ai cittadini, come accade in altri territori. Dare compiutezza alla nostra indipendenza, al contrario di altre realtà nazionali come il Trentino – Alto Adige, noi abbiamo un’autonomia speciale che non si è mai concretata. Ci lavorano da tre anni, come un laboratorio che ha visto diversi amministratori incontrarsi confrontarsi e, anche se la provenienza politica è diversa, sono andati oltre le appartenenze di partito. Un interesse più alto: quello dei cittadini del Friuli Venezia Giulia.
Patto per l’Autonomia si presenterà sia alle elezioni nazionali, sia per entrare nel consiglio regionale. Principalmente vorrebbero diventare strategici nei confronti dei partiti nazionali, per fare in modo che quello che fino a oggi ci è stato “scippato”, sia restituito al Friuli Venezia Giulia: per la Corte dei Conti dal 2008 in poi la Regione ha iniziato a versare, per ridurre il debito nazionale, delle cifre che sono cresciute, passando dai cento milioni al miliardo e duecento milioni del 2015. Soldi che lo stato ci ha dato è che noi abbiamo dovuto restituire allo stesso per l’abbattimento del debito Nazionale. Il problema è che se facessimo un confronto in termini di popolazione, quello che diamo corrisponde a quasi il 5%, mentre la popolazione del Friuli Venezia Giulia è poco più del 2%. Diamo il doppio di quello che dovremmo e mai nessuno ci ha tutelato rispetto a questa richiesta. Noi dovremmo avere circa mezzo miliardo di euro l’anno e con quei soldi in più nel nostro bilancio regionale, forse qualche servizio migliore per i nostri cittadini e qualche opera significativa avremmo potuto realizzarla.
Parlando del progetto concreto, Markus Maurmair afferma che sicuramente bisognerà rimettere mano a quella che è la riforma della sanità non tanto nella sua concezione ideologica (portare più vicino al cittadino il medico), ma quanto nella sua organizzazione. Abbiamo visto destinare sempre meno attenzione a quella che è la base, perché fintanto che non si riassumono dipendenti all’interno della sanità, il servizio non può che peggiorare.
Sicuramente bisognerà trovare una convergenza di buon senso sulla gestione delle autonomie locali sulle quali è stato fatto il massacro. Ormai si è creato un sistema col quale ci sono i sindaci dei Comuni più grandi che dettano le regole per i comuni più piccoli. Non ci sono più le province, la regione si è fatta carico di competenze non proprie (il contrario di quello che vorrebbe fare un’amministrazione che si dice di sinistra). Dando maggiore forza alle amministrazioni locali, sostenendo qualsiasi progetto che permettere di dare una risposta ai Sindaci che chiedono più potere, togliendo quei lacci che sono ormai storici legati alla Bassanini (legge pensata all’inizio degli anni 90 che separava il ruolo tra politica e funzionari amministrativi, togliendo in realtà il potere ai cittadini, perché il funzionario una volta assunto è lì per tutta la vita).
Sappiamo che nel 2018 ben centocinque milioni del bilancio regionale andranno alle Uti, penalizzando i cittadini le cui amministrazioni che non hanno aderito a quest’organizzazione imposta dall’alto, secondo Maurmair non è una cosa assolutamente giusta.
Portare avanti solo in Friuli Venezia Giulia il disegno costituzionale del Parlamento sull’abolizione delle province, prima dell’espressione del Popolo con il referendum voluto da Renzi (ricordiamo però che tutte le forze politiche votarono a favore dell’abolizione delle province, sia quelle di centro-destra, sia di centro-sinistra) e attuarlo senza condivisione né da parte dei cittadini, né dei Sindaci, ha portato le conseguenze di oggi. Quello che è incostituzionale in Italia, in Friuli Venezia Giulia esiste già.
Markus Maurmair continuerà a occuparsi della comunità di Valvasone Arzene perché la scelta che ha fatto è quella di non dimettersi da sindaco, per garantire una continuità amministrativa e anche nel caso in cui dovesse essere eletto parlamentare, avrà la possibilità di continuare a rivestire il ruolo di sindaco. Ora che questa riforma elettorale finalmente consente di scegliere almeno un rappresentante per territorio, sarà con il proprio voto che i cittadini decideranno chi rappresenterà una parte della provincia di Pordenone, quindi si votano le persone finalmente, non i partiti.

Marco MASCIOLI

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