Il primo novembre la Giunta regionale, su proposta dell’assessore Paolo Panontin, ha approvato in via preliminare il disegno di legge che prevede la Soppressione delle Province del Friuli Venezia Giulia.
Il programma dell’esecutivo Serracchiani che disegna un nuovo sistema istituzionale regionale fondato su due soli pilastri, la Regione e il Comune, fa seguito alla Riforma dello Statuto regionale sancita dalla legge costituzionale 28 luglio 2016 con la quale non solo è stato cancellato dalla carta costituzionale della Regione il riferimento alle Province, ma ne è stata esplicitamente prevista la soppressione, come avvenuto il 30 luglio scorso con la soppressione delle Comunità montane.

Il procedimento per la soppressione delle Province, i cui organi di governo saranno commissariati a decorrere dal 31 dicembre 2016, sarà avviato l’1 gennaio 2017 e terminerà il 31 ottobre 2017. Solo per la Provincia di Udine il procedimento sarà avviato il giorno successivo alla scadenza del mandato o alla cessazione anticipata dei rispettivi organi e si concluderà allo scadere dei dodici mesi successivi. Regione e Comuni subentrano, dopo il 28 febbraio 2017, nella titolarità di beni, delle risorse umane e finanziarie e dei rapporti giuridici pendenti già in capo alle Province, procedendo quindi alla liquidazione di beni e risorse che non rientrino nel Piano di subentro.
Il Piano di subentro, proposto dal Commissario entro il 31 marzo 2017, una volta sentite le Unioni Territoriali Intercomunali (UTI) e i Comuni che non vi partecipino, dovrà essere approvato entro il 30 giugno 2017, con deliberazione della Giunta regionale.
Saranno trasferite ai Comuni, a decorrere dall’1 gennaio 2017, le residue funzioni in materia di Agricoltura, Politiche sociali e Politiche giovanili già esercitate dalle Province. Tutte le altre funzioni che erano della Provincia in forza di norme statali e regionali saranno trasferite alla Regione, incluse alcune funzioni in materia di Istruzione e Politiche giovanili: corsi di orientamento musicale e contributi a scuole di musica non statali e Informagiovani. Dall’1 gennaio 2017 la Provincia di Udine eserciterà solo le funzioni previste in materia di Agricoltura, Demanio idrico e Difesa del suolo, Istruzione, Pianificazione territoriale, Utilizzo del territorio e Politiche sociali.

Nelle UTI del Carso Isonzo Adriatico, con Grado e UTI Riviera Bassa Friulana, con Lignano, il Comune con più abitanti può esercitare in forma singola fino a tre funzioni tra quelle indicate dalla legge 26/2014. A sua volta, nell’UTI Giuliana, lo Statuto può prevedere l’acquisizione da parte del Comune di Trieste di un maggior numero di funzioni da esercitare in forma singola (Organizzazione generale, Polizia locale, Attività produttive tranne Sportello unico, Catasto, Statistica e Tributi), mentre per gli altri Comuni è prevista una riduzione della soglia demografica, sotto alla quale è obbligatorio l’esercizio in forma associata di una serie di funzioni. Ciò dipende dalla presenza di Amministrazioni municipali che rientrano nella previsione delle Norme a Tutela della minoranza linguistica slovena della regione Friuli Venezia Giulia.

Per i Comuni di pianura è stata ridotta da 15.000 a 10.000 la soglia minima di abitanti di un Comune, sotto alla quale deve essere svolto in forma associata l’esercizio di tutta una serie di funzioni (Opere pubbliche e Procedure espropriative; Pianificazione territoriale comunale ed Edilizia privata; procedure di autorizzazione in materia di Energia; organizzazione dei Servizi pubblici d’interesse economico generale; Edilizia scolastica e Servizi scolastici).
Il provvedimento chiarisce che le funzioni dei Servizi sociali dei Comuni, dall’1 gennaio 2017 saranno affidate alle UTI, le quali tuttavia, in via transitoria e fino al completamento del processo di riorganizzazione da portare a termine entro il 31 dicembre 2017, si avvarranno delle risorse e del personale che fanno capo all’attuale soggetto gestore (Comuni, Aziende per l’Assistenza Sanitaria, Aziende pubbliche di Servizi alla Persona) ed eserciteranno le relative funzioni per tutti i Comuni con esso convenzionati, indipendentemente dal passaggio di taluni Comuni da una UTI a un’altra e dalla partecipazione o meno dei Comuni alle Unioni.
Con questo disegno di legge può dirsi concluso in maniera definitiva il percorso della riforma ordinamentale del Friuli Venezia Giulia.

Con il nuovo anno quindi ci sarà il mescolamento delle carte, come voluto dalla presidente Serracchiani , giustificato ufficialmente dal risparmio economico correlato all’eliminazione delle Provincie, ma giacché le funzioni saranno comunque in capo a qualcuno, i lavori e le esigenze non cambiano, con l’istituzione delle diciotto Unioni Territoriali Intercomunali, che non includeranno i Comuni maggiori (oltre diecimila residenti) che potranno restare al di fuori delle UTI, staremo a vedere quanti servizi cambieranno e quanto risparmieremo concretamente.
Tra le questioni che rimangono dubbiose, per la provincia di Udine che rappresenta circa la metà della regione, ci sono sia la situazione della sanità, dell’assistenza sociale, sia dell’istruzione che interessano direttamente la stragrande maggioranza dei cittadini.
Marco Mascioli




