24/09/2022

All’incontro con Da Pozzo, Arzeni, Fabbro, Serracchiani e Riccardi è stato presentato lo Studio commissionato dalla Cciaa all’Ocse, che partendo dalla portualita’ delinea lo sviluppo integrato nella logistica regionale
Subito una filiera integrata della logistica per la crescita del Fvg, altrimenti il rischio è l’isolamento dalle primarie direttrici dei traffici e il superamento da parte delle realtà limitrofe.

Investire nella combinazione porti, retroporti, inland terminal e filiere produttive, condividere i servizi logistici fra le imprese presenti sul territorio, attrarre nuovi investimenti e traffici internazionali, creare una nuova imprenditorialità legata al settore della logistica.  Questo, sfruttando il vantaggio competitivo dato dalla posizione geografica privilegiata, una dotazione infrastrutturale concentrata nei nodi logistici portuali e una struttura produttiva d’eccellenza, per realizzare un modello di sviluppo basato su Filiere Territoriali Logistiche. Sergio Arzeni, Direttore del Centro Ocse per l’Imprenditorialità, le Pmi e lo Sviluppo Locale, ha presentato le linee guida dello Studio che con la sua supervisione è stato curato da un team di esperti dell’Ocse. Un rapporto che la Camera di Commercio di Udine ha voluto commissionare «come punto di partenza e strumento a supporto delle istituzioni e della politica – ha commentato il presidente Giovanni Da Pozzo – per essere pronti a mettere in campo una strategia di sviluppo della nostra regione, che crei attività d’impresa e occupazione. Abbiamo un’opportunità da non perdere, la nostra portualità da rinforzare e coordinare con l’intero sistema logistico, per superare “campanili” e pensare a una crescita che faccia riacquisire la centralità naturale del Fvg all’interno dell’Europa, hub per gli scambi dal Mediterraneo al Nord, ma anche per quelli che arrivano da mercati lontani e promettenti come il Far East. Ma è un’opportunità che richiede una regia – ha evidenziato –. Sappiamo che non sempre è facile ragionare in termini di sistema, anche se la nostra è una piccola regione. Penso che nel prossimo futuro, chiunque governerà, non si possa pensare che il sistema economico finora valido possa rimanere inalterato. Siamo una regione con due confini, con realtà limitrofe che offrono condizioni molto vantaggiose per i nostri imprenditori. Dobbiamo perciò muoverci velocemente per non perdere questa grande occasione». D’accordo tutti gli intervenuti al convegno, da Arzeni a Sandro Fabbro, docente di strategie urbane e territoriali all’Università di Udine che ha specificato la ricerca Ocse, ma anche l’europarlamentare e componente della commissione trasporti del Pe Debora Serracchiani e l’assessore regionale alle infrastrutture, mobilità, pianificazione e lavori pubblici Riccardo Riccardi.
«Se a Trieste e Monfalcone non si potenziano i porti entro cinque anni la piattaforma logistica non ha più alcun senso – ha ammonito Fabbro – e a beneficiarne sarebbero Capodistria e poi, forse, Venezia. Ma ciò che è peggio è che la regione sarebbe destinata alla irrilevanza strategica e a una inevitabile spaccatura strutturale, condannando il Friuli all’isolamento per un altro lungo periodo». Un monito ribadito dai rappresentanti politici, e su cui la Serracchiani ha insistito. «In questo momento l’Italia sta dimostrando scarso interesse per ciò che avviene nel Nordest: anche all’interno dei corridoi europei, se non riusciamo a farci valere come snodo cruciale, rischiamo di essere tagliati fuori», ha detto, ribadendo la necessità di considerare il contenitore normativo, che parte dall’Europa. Un’Europa che, ha ricordato, «ci ha detto di spingere sull’intermodalità, di investire sulla ferrovia e  sulla sostenibilità ambientale della logistica». «La filiera territoriale della logistica probabilmente rappresenta il futuro ancor prima della piattaforma logistica – ha aggiunto l’europarlamentare –. Ma le scelte  vanno fatte adesso. La regione deve avere forti interlocutori a Roma e Bruxelles, per non subire bensì governare le scelte. Abbiamo 16 metri naturali, a tratti 18, nel porto di Trieste. Questo ci è stato dato dalla natura, il resto mettiamolo noi. Va fatta un’azione comune in difesa dei nostri porti, recuperata e integrata la rete di trasporti. Per troppo tempo abbiamo creato opere svincolate le une dalle altre. Si è sbagliato ma si può recuperare tantissimo, perché questo Paese sbaglia se continua a non fare scelte. Io non solo ho fiducia, ma ho la consapevolezza che la crisi ci dia un’opportunità, ci costringa a fare quello che non abbiamo fatto in passato. Allora saremo una regione speciale perché useremo davvero la nostra autonomia». La dotazione infrastrutturale può infatti «condizionare tutto lo sviluppo di una regione – ha detto ancora Arzeni –. Trieste deve diventare parte di un’area vasta, collegare tutta la retroportualità, il sistema dei trasporti e tutta la filiera logistica integrata. Trieste è l’hub ideale, ma il gap da colmare in termini di integrazione è notevole: c’è concorrenza con Capodistria o Fiume, e le differenze non sono tanto su costi, quanto sull’efficienza, sulle strutture, sulla puntualità. Su questo si gioca il futuro del Paese e serve un impegno bipartisan della politica». La disponibilità è arrivata subito dalle parole di Riccardi, che ha rimarcato come «la questione ci ponga davanti a scelte coraggiose, nell’interesse dell’intero Paese.  Bisogna capire – ha detto – a quali condizioni un’area, di cui il Friuli Venezia Giulia è parte, è in grado di attrarre investimenti: certo, noi abbiamo delle condizioni naturali che ci aiutano (posizione geografica baricentrica, fondali marini, la ferrovia Pontebbana tecnologicamente avanzata), ma non sono sufficienti: per consentire alle imprese di stare sul mercato serve anche una logistica all’altezza e questo è lo sforzo che dobbiamo fare». L’assessore regionale ha quindi posto l’accento sullo sviluppo dell’area mediterranea nel suo complesso, sulla necessità che vi sia parità di condizioni fra l’Italia e i Paesi confinanti (cosa che riguarda direttamente il Fvg) per evitare la fuga delle imprese, sulla specialità della regione che va vista come strumento in un’ottica più ampia e che riguarda tutto il Nord Italia. In sostanza, secondo Riccardi, bisogna «evitare le divisioni che ci caratterizzano e che rischiano di porre in secondo piano l’asse Adriatico rispetto a quello del Tirreno dove sono tutti uniti; evitare per il Fvg l’effetto tunnel, ovvero evitare che i traffici ci passino sopra; bisogna porre in essere tutti quegli investimenti per la rete autostradale e per la rete ferroviaria (ma per le ferrovie il problema è politico: bisogna decidere cosa fare per rendere più efficiente e meno oneroso il traffico ferroviario) in grado di collegarci in modo efficace col resto d’Italia e con l’Europa. Insomma dobbiamo porre in essere tutte quelle misure utili a renderci competitivi».

La ricerca presentata oggi è stata stilata sotto la supervisione del Direttore Sergio Arzeni.  I principali autori sono: Ennio Forte, Professore Ordinario di Economia dei Trasporti all’Università di Napoli Federico II, e Lucio Siviero, Ricercatore del Dipartimento di Economia e Impresa all’Università di Catania.

Fonte Ufficio Stampa Camera di Commercio di Udine

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