24/09/2022

Nell’ultimo triennio ci sono segnali di inversione di tendenza dopo una lunga crisi e, nonostante la riduzione della base produttiva, il Friuli Venezia Giulia rimane tra le regioni a maggiore vocazione manifatturiera.

Sarà ancora manifattura? La risposta è certamente sì alla domanda che ha scandito l’incontro di sintesi del progetto Nuova Manifattura di Friuli Future Forum, oggi pomeriggio in Camera di Commercio, in cui è stato anche presentato il libro che ha raccolto gli atti del percorso. Ma è un sì che va declinato sul modello dell’industria 4.0, programma che non si riferisce alla mera innovazione industriale ma a un cambiamento epocale, a un «nuovo modello di società», come l’ha definito l’assessore regionale alle attività produttive Sergio Bolzonello, intervenuto assieme ai rappresentanti degli altri enti che, con la Regione e l’Ocse, hanno promosso il progetto Nuova Manifattura, ossia i presidenti delle Cciaa di Udine e Pordenone Giovanni Da Pozzo e Giovanni Pavan.

Al tavolo,  moderati dal project manager di Fff Renato Quaglia, c’erano anche Alessandro Russo di Ires Fvg, Lydia Alessio-Vernì, Direttrice centrale attività produttive, turismo e cooperazione e Stefano Sacchi, presidente Inapp – Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche, che ha parlato del lavoro che cambia, di digitalizzazione, automazione e futuro del lavoro, temi che ha ripreso anche Da Pozzo nell’introdurre l’incontro. «Il numero delle imprese manifatturiere dal 2009 al 2016 è fortemente calato», ha evidenziato il presidente della Cciaa Udinese anticipando i numeri approfonditi poi anche da Russo.

«Ma è un comparto che si è molto trasformato e che ora per primo, ma non solo, affronta industria 4.0, un percorso di innovazione e “contaminazione” con i servizi che prevede un mix di strumenti e competenze nuovi e modelli business innovativi in cui anche le Camere di Commercio avranno un ruolo, con le associazioni di categoria, per istituire i “digital hub” sul territorio, che dovranno fornire l’alfabetizzazione base per le imprese proprio su “industria 4.0”, su cui si innesteranno i percorsi più evoluti studiati e forniti dalle categorie».

Per Da Pozzo, è necessario che affrontiamo il cambiamento con la consapevolezza di quali sono i megatrend che stanno trasformando la nostra vita e il nostro modo di lavorare e ha citato i colossi della new economy, «che fanno grandi fatturati, ma in genere con poca proprietà e meno dipendenti.  Più le aziende sono innovative, tecnologiche, più salgono i fatturati e meno ci sono addetti, ma ci sono anche milioni di fruitori in tutto il mondo, con evoluzione delle strutture produttive e distributive e nuove professioni e mestieri, e trasformazione di quelli esistenti».

Da Pozzo ha rimarcato come resti in Fvg l’ossatura forte nella regione, in tre settori in particolare: «Il meccanico-metalmeccanico, il legno-arredo e l’agrifood-alimentari-bevande che sta crescendo molto.    Un valore riconosciuto anche da Pavan, che ha rimarcato la vocazione manifatturiera del Friuli e la necessità di accompagnare il sistema economico con le nuove possibilità e gli strumenti del 4.0, che possono portare beneficio alla piccola e media impresa.

Russo di Ires ha riassunto in cifre l’andamento del manifatturiero. A fronte di un calo numerico, le imprese del comparto sono più strutturate: il calo 2009-2016 si concentra infatti tra Snc (-643, pari a -30%) e ditte individuali (-655, pari a -15%), mentre l’incidenza delle società di capitali è passata dal 32% al 36%.

I settori più colpiti risultano legno-arredo (-519 imprese) e produzioni in metallo (-398) mentre In crescita solo riparazione e manutenzione di macchine e apparecchiature (+245, +76%). In termini di unità locali la flessione è più contenuta (-10%). Crescono poi i contratti di rete: il Fvg è primo in Italia per numero di imprese in rete ogni 1.000 registrate. E il 25% sono manifatturiere.

Da sottolineare l’importanza crescente della cantieristica navale e dell’area isontino-giuliana e le buone performance del FVG nell’ambito dell’innovazione e della R&S. Il FVG è ai primi posti in Italia per spesa in ricerca e sviluppo rispetto al Pil (1,64% nel 2014, media nazionale 1,38%), e questo è un dato in costante crescita nell’ultimo decennio (1,15% nel 2005); è la seconda regione italiana per numero di imprese con attività innovative  nel triennio 2012-2014 (indagine CIS) e quasi 1/3 delle startup innovative in regione operano nel manifatturiero.

Dal quadro il quadro fornito  dall’Ires FVG su dati ISTAT  emerge anche  che il Fvg è la regione italiana con maggiore propensione all’export, sebbene sia cambiata la composizione e anche i mercati di riferimento.

Note positive arrivano dall’occupazione anche a tempo indeterminato e dall’innovazione: il Fvg ai primi posti in Italia per spesa in Ricerca e sviluppo in percentuale del Pil (1,64% nel 2014, media nazionale 1,38%), un dato in costante crescita nell’ultimo decennio (1,15% nel 2005), ed è la seconda regione per numero di imprese con attività innovative. E l’innovazione è proprio una delle linee su cui anche l’attività dell’assessorato regionale alle attività produttive ha puntato, promuovendo attività, come ha spiegato la Vernì, su linee principali di obiettivi come attrattività, sviluppo, semplificazione.

L’intervento di Sacchi, prima delle conclusioni del vicepresidente Bolzonello, ha garantito un punto di vista nazionale ed esperto sulle politiche di attuazione di Industria 4.0 e sul passaggio epocale che stiamo vivendo con la digitalizzazione e la robotizzazione del lavoro, evidenziando la necessità di promuovere insieme in modo virtuoso gli investimenti in formazione, gli incentivi fiscali per l’innovazione e gli investimenti in capitale fisico.

Le politiche industriali dei prossimi anni, ha detto Sacchi, dovrebbero avere due dimensioni: da un lato l’implementazioni di incentivi fiscali per rendere meno onerosa l’adozione delle nuove tecnologie (come l’iperammortamento), ma sono necessarie anche politiche selettive, grandi progetti di investimento pubblico. E va fatta un’analisi delle professioni, va fatto lo spacchettamento di queste professioni in competenze, per analizzare quelle necessarie alle nuove occupazioni.

Quindi l’investimento in formazione e istruzione, strumenti di alternanza scuola-lavoro, creazione di accademie e scuole aziendali e collegamenti con università. Per chi ha competenze obsolete, qui entrano in campo le politiche attive. Il welfare deve poi essere una rete di sicurezza e consentire di rimettersi in gioco. Come fatto in Francia e si vuole fare in Italia, Sacchi ha proposto un conto di formazione individuale, liberamente trasferibile a scelta del lavoratore o disoccupato, che può scegliere di utilizzarlo quando vuole.

“In Friuli Venezia Giulia il settore manifatturiero resta centrale e importante, anche per lo sviluppo degli altri comparti, perché laddove c’è manifattura forte e innovativa c’è occupazione e fatturato. La sfida è quella di contemperare la digitalizzazione dei processi con il mantenimento dei posti di lavoro, continuando a riorientare il sistema puntando fin dalla formazione negli istituti secondari e negli atenei e accompagnando le aziende verso le innovazioni dell’Industria 4.0, che significano di fatto la costruzione di un nuovo modello di società”.

Questo in sintesi il quadro che il vicepresidente della Regione, Sergio Bolzonello, ha tracciato nel corso del convegno.

Nel corso del convegno sono stati illustrati tutti gli strumenti di sostegno che la Regione ha messo in campo, ricordando che le parti più qualificanti del pacchetto attuativo delle politiche industriali riguardano i bandi Por Fesr per investimenti, ricerca e sviluppo e industrializzazione dei risultati della ricerca; l’apertura di linee per le Pmi già regolamentate e affidate al sistema camerale, l’avvio dell’attività dell’Agenzia investimenti Fvg per fornire informazione e assistenza; il regolamento per i contratti di insediamento e la pubblicazione del catalogo degli incentivi, con cui qualsiasi utente può prendere visione on line di tutte le linee contributive effettivamente aperte al momento della consultazione.

Nel 2016 la direzione regionale Attività produttive ha attivato 6 bandi del Por-Fesr 2014-20 con una dotazione finanziaria di quasi 65 milioni di euro che hanno ricevuto oltre 800 domande gran parte delle quali sono state istruite in graduatoria e sono stati pubblicati 5 bandi con risorse regionali (Rilancimpresa) con una dotazione finanziaria di oltre 18 milioni e oltre 760 domande ricevute, anche queste per la gran parte tutte istruite. Nel 2017 sono previste ulteriori attivazioni con a disposizione risorse per 39 milioni di euro.

Le ultime linee aperte, è stato ricordato, sono quelle dei bandi aperti per incentivi per le tre aree di crisi diffusa del Mobile, della Sedia e dell’Isontino e il bando per i progetti di innovazione nel settore dell’ICT.

A dimostrazione della vitalità del sistema produttivo è anche la straordinaria risposta al bando – a fronte del centinaio di domande attese il bando che si è chiuso il 31 marzo scorso ne ha registrate alla fine 1500 – per la competitività del sistema terziario.

È stato approvato dalla Giunta regionale anche il regolamento relativo ai contratti di insediamento, per il quale sarà successivamente fissato il termine di presentazione delle domande.

È stato infine approvato in via preliminare, subordinato all’approvazione delle modifiche del programma FESR da parte della Commissione europea, il bando per le start up innovative, che sarà quindi aperto dopo tale passaggio.

Nel corso del convegno, aperto dal presidente della Camera di Commercio di Udine Giovanni Da Pozzo, è stata presentata la sintesi, pubblicata nel volumetto Friuli Nuova Manifattura, del lavoro svolto in questi anni dal progetto Nuova Manifattura, una delle tre declinazioni del progetto Friuli Future Forum avviate nel 2014, promosso dalle Camere di commercio di Udine e di Pordenone insieme alla Regione, con il coordinamento e la supervisione dell’Ocse.

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