24/09/2022

Riceviamo e pubblichiamo la lettera del direttore del Cluster Agroalimentare FVG, dott. Pierpaolo Rovere, giuntaci in replica al commento “ Io sono FVG, da tipicamente friulano a tipicamente copiato?” pubblicato il 28 luglio 2020 a firma del del direttore euroregionenews

di Pierpaolo Rovere

direttore Cluster Agroalimentare FVG

FVG Agrifood&Bioeconomy Cluster Agency

Gentile direttore,

la presente per parlare di alcuni aspetti dell’editoriale da lei pubblicato sul nuovo marchio IoSonoFVG – Io Sono Friuli Venezia Giulia.

Mi piacerebbe chiarire anche quanto circolato su vari organi di stampa e mi permetto di inviarle questa breve nota senza alcuna particolare preghiera di pubblicazione: di questo la nota stessa renderà ragione.

Purtroppo in passato vari sono stati i marchi, loghi e le iniziative messe in campo per cercare di supportare l’immagine dei nostri prodotti definendoli quali il frutto di una terra straordinaria. Non occorre che qui se ne faccia menzione poiché non è corretto proporre delle critiche senza un contraddittorio. Il loro successo, o meno, è oggi pubblicamente rendicontato sulla pagina Economia del Messaggero Veneto.

Quello che voglio invece portare alla sua attenzione è quanto accaduto durante e dopo queste iniziative. Infatti voler imitare iniziative blasonate quali quelle delle due provincie di Trento e di Bolzano non è difficile dal punto di vista tecnico quanto dal punto di vista etico.

Mi spiego. Quando vari esperti di nota fama in questo settore, proprio perché coinvolti con le passate iniziative, ci dicono che il marchio “è o non è evocativo” in realtà stanno parlando del fatto che un marchio per poter trasmettere un messaggio deve prima di tutto stabilire un legame ideale tra chi lo propone e chi lo legge. Non parlo quindi di pura semantica ma di sentire comune.

In poche parole le iniziative passate sono state cannibalizzate dal Friuli Venezia Giulia stesso o da alcuni dei suoi abitanti che non hanno saputo o non hanno voluto, per motivi che non vogliamo qui discutere, condividere con gli altri 1.250.000 residenti un’idea di comunità di intenti e di valori che sapesse andare oltre l’individualismo che tanto fu la fortuna del nord est degli anni 90 quanto oggi ne è evidente limite alla crescita.

Quindi lei giustamente mi chiese al telefono quale è la differenza di questa iniziativa rispetto alle precedenti?

Io Sono Friuli Venezia Giulia parte proprio da questa debolezza per proporre un percorso di crescita.

Innanzitutto il Nuovo Marchio premia le imprese dell’intera catena alimentare (dalle piccole aziende agricole di montagna ai grandi supermercati) che si impegnano nello sviluppo sostenibile del nostro territorio regionale. Ovvero quelle imprese che hanno comportamenti economici ( es. filiera di approvvigionamento etica e chiara, ….), ambientali (es. uso energia rinnovabile, gestione degli scarti e dei rifiuti, ….) e sociali ( es. agevolazioni ai dipendenti con famiglia e a quelli con disabilità, aiuto alla comunità locale, ….) positivi e che quindi valorizzano il sentire comune condiviso da tutti gli abitanti della nostra regione. Infatti non dimentichiamoci che proprio le doti di laboriosità, solidarietà e rispetto sono quelle che emergono nella nostra regione in particolari occasioni e che tutti ci riconoscono dicendo “lavoratori, gente seria”.

Questo è il principio da cui siamo partiti. Poi abbiamo aggiunto un secondo elemento importante: poterlo inserire sull’etichetta dei prodotti. Quindi le imprese che si riconoscono nei principi sopra descritti trasferendo il valore del loro operato sul territorio, lo possono indicare sui propri prodotti quando assicurino per questi ultimi, un ragionevole contenuto di materia prima locale.

Se mi chiede quanto sia ragionevole posso farle un paio di esempi.

Per un formaggio sicuramente si può ritenere possibile l’uso di solo latte regionale considerate le quantità disponibili in surplus rispetto ai consumi.

Per un noto dolce della tradizione a forma di chiocciola che indubbiamente è regionale pretendere che cannella e cacao siano “made in FVG” sarebbe assurdo.

Ovviamente tutto questo con la massima trasparenza: ovvero il sistema marchio Io sono Friuli Venezia Giulia consentirà grazie alla digitalizzazione di vedere che il cacao utilizzato è un ottimo “amarillo del Perù” mentre le uova, la farina e il latte impiegati nella pasta sono prodotti di origine locale FVG. Tutto talmente trasparente che i consumatori potranno addirittura visitare virtualmente le aziende agricole ed i produttori locali sfruttando la tecnologia “street view”. Quindi un friulano d’Australia acquistando una Gubana a Sidney potrà, con un comune smart-phone, spiegare e mostrare ai suoi amici cosa ha di così speciale la nostra Regione, la sua terra.

Bene, dietro al nuovo marchio c’è tutto questo che lo rende “il marchio che mancava”.

Ora lei mi chiederà: quanto costa organizzarlo e quanto usarlo?

Le risposte sono: poco (grazie alla collaborazione di un valido team di professionisti regionali) e niente (grazie alla digitalizzazione della piattaforma operativa su cui lavora).

Se lei intende sapere invece quanto abbiamo investito le rispondo: tanto.

Infatti è tanta la speranza che finalmente ci sia stato un passaggio generazionale anche in Friuli Venezia Giulia e si abbia il coraggio di andare oltre idee e concetti desueti che ben sono stati elencati sulla stampa nei gironi scorsi.

In ultimo invito lei ed i lettori a partecipare alle iniziative di presentazione del regolamento d’uso del marchio che prenderanno il via dopo ferragosto e che renderanno evidente a chiunque quanto ci sia celato in quell’aquila oro ed azzurra che ci auguriamo voli lontano.

di GF Biondi

Nel rispondere alla sua replica mi fa specie ancora precisare che l’editoriale aveva come unica finalità l’evidenziare una mancanza di slancio di creatività nel nome dato al progetto e della sua similitudine (e parlo sempre del nome) con altri esistenti. Ovviamente, come sottolineato dallo stesso dott. Rovere in una nostra recente telefonata, “IOfvg” e “Io sono Friuli Venezia Giulia” (questo era il tema di commento) sono iniziative diverse sotto parecchi aspetti. Ma proprio per questo andava trovato il modo di distanziarsi dalla eccessiva assonanza dei termini che le identificano. Non sarebbe stato male, ad esempio recuperare, il vecchio “Tipicamente friulano” già istituzionale sul quale è stata spesa una montagna di soldi aggiornandolo in “tipicamente FVG”, anche perché “iosono Friuli Venezia Giulia” potrebbe trasmettere quel senso di individualismo dal quale, invece, come lei precisa giustamente, ci si vuole affrancare. Lei ha ragione quando afferma che non ci si deve limitare alla pura sematica e che il marchio deve essere il frutto di un sentire comune, ma è anche non opportuno relegare la semantica in secondo piano, in quanto anch’essa svolge la sua parte e può contribuire al successo di un’iniziativa, pur non determinandola in senso assoluto.

Anche perché se un progetto funzioni o meno non dipende solamente dal marchio, ovviamente.

In questo caso, mancanza di creatività a parte se si esclude il disegno del marchio di cui si può dire che sia gradevole nello stile e significativo nei suoi contenuti , ci troviamo, probabilmente, a che fare con una strategia basata sulla “potenza di fuoco oscurante” determinata dagli investimenti e dalla gratuità di accesso al progetto, per poter prevalere sull’immaginario collettivo rispetto ad altri marchi coesistenti. Un obiettivo che vi auguro di centrare.

Per il resto, tutto quello che Lei ha scritto nella replica e che rappresenta il senso del progetto “IosonoFriuliVeneziaGiulia” lo condivido pienamente in quanto rientra in “quel fare” utile a valorizzare prodotti, cultura e territorio di una delle regioni più belle d’Italia e così pensandola sarò ben lieto di accogliere i suoi inviti.

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