La Comunità energetica rinnovabile del Friuli Venezia Giulia rappresenta un progetto strategico per la Regione e, in un’ottica di sovranità energetica, per l’intero Paese.
A dichiararlo oggi a Trieste è stato l’assessore regionale alla Difesa dell’Ambiente, Energia e Sviluppo sostenibile Fabio Scoccimarro.
Un percorso condiviso e partecipato
«Stiamo lavorando a una Cer di area vasta, costruita insieme ai principali rappresentanti del mondo istituzionale, economico, sociale e accademico del nostro territorio», ha affermato l’assessore.
«La transizione energetica – ha spiegato l’esponente della Giunta guidata da Massimiliano Fedriga – non può essere calata dall’alto, ma deve essere un percorso condiviso, basato su alleanze solide, capacità tecniche e responsabilità collettiva. Ed è proprio questo modello – aperto, partecipato, capace di ascoltare e integrare competenze diverse – che da mesi sta guidando il nostro lavoro».
Una governance unica per tutta la Regione
La Cer non punta soltanto alla produzione e condivisione locale di energia pulita, ma intende promuovere una nuova cultura energetica, rafforzando l’autonomia del territorio e sostenendo concretamente imprese, famiglie, enti locali e comunità.
«Stiamo creando una Cer regionale, estesa a tutto il territorio, con un’unica governance – ha puntualizzato Scoccimarro –. Una scelta che permette semplificazione, riduzione dei costi, efficienza amministrativa e la possibilità di creare valore condiviso su larga scala».
Un’alleanza ampia e trasversale
Il progetto è stato costruito insieme a 25 soggetti rappresentativi dell’intero tessuto socio-economico regionale, che hanno sottoscritto un protocollo d’intesa con la Regione: dalle Camere di Commercio alle associazioni di categoria, dal mondo cooperativo alle imprese, dalle Ater alle istituzioni religiose, dai consorzi di bonifica fino alle università.
Tra i firmatari figurano l’Università di Trieste, l’Università di Udine, Arpa FVG e Anci FVG.
La co-progettazione, iniziata il 20 ottobre scorso, proseguirà fino ad aprile 2026 attraverso tavoli tecnici e tematici per analizzare le esigenze del territorio, le potenzialità produttive, i bisogni sociali e le opportunità di ricerca e innovazione presenti in regione.
Energia più pulita, sicurezza e decarbonizzazione
Sul piano energetico e ambientale, la Cer mira a promuovere un nuovo modo di produrre e utilizzare l’energia:
- più pulito
- più efficiente
- più vicino ai territori
Saranno sviluppati impianti da fonti rinnovabili, favoriti sistemi di accumulo, l’autoconsumo collettivo e la circolazione dell’energia senza sprechi.
«Dobbiamo rendere il sistema regionale più stabile e meno dipendente dalle fluttuazioni dei mercati internazionali – ha sottolineato l’assessore – costruendo maggiore sicurezza energetica locale, tema sempre più centrale nell’attuale contesto geopolitico, riducendo le emissioni e contribuendo alla decarbonizzazione».
Una Cer come strumento sociale
La Comunità energetica avrà anche una forte dimensione sociale e territoriale.
«Vogliamo creare un vero senso di comunità, in cui l’energia diventi un bene condiviso, governato con responsabilità collettiva e trasparenza».
Il progetto prevede attività di:
- educazione energetica
- formazione
- iniziative divulgative
L’obiettivo è ridurre la povertà energetica, sostenere le fasce più fragili, contrastare l’isolamento delle aree periferiche, valorizzare territori svantaggiati e contribuire alla rigenerazione urbana e territoriale.
Innovazione e ricerca al centro
Infine, la Cer punta a generare valore da reinvestire sul territorio, sostenendo progetti locali, consolidando il tessuto produttivo regionale e attirando investimenti pubblici e privati.
«Dobbiamo guardare con grande attenzione al mondo della ricerca, dell’innovazione e della formazione – ha concluso Scoccimarro –. La Cer rappresenta una piattaforma ideale per sperimentare nuove tecnologie: dalle smart grid ai sistemi di accumulo, dall’idrogeno verde alle soluzioni digitali avanzate».







