25/09/2022

In questo momento di emergenza sanitaria e sociale, il nostro Paese si trova a dover affrontare una altrettanto grave e dannosa emergenza economica e finanziaria che riguarda tutti, imprese (dalle unipersonali alle più grandi), collaboratori, commercianti e quindi famiglie.

Tale situazione di difficoltà che ha, dapprima, toccato le imprese più piccole e strettamente legate al mondo dei servizi alla persona, del commercio, del turismo, della ristorazione e della somministrazione di alimenti e bevande, nelle ultime due settimane ha coinvolto anche le imprese che non hanno rapporti diretti con il consumatore finale. Non è lontano il momento in cui anche le filiere essenziali, che oggi lavorano a pieno ritmo, rientreranno in questo gruppo data la crisi di liquidità dell’intero sistema.

Le imprese stanno registrando pesanti contrazioni delle previsioni di fatturato e degli incassi delle fatture in essere, che via via diventano esigibili. La prima conseguenza è il cosiddetto liquidity crunch avrà come effetto a catena il posporre o congelare i pagamenti ai fornitori, l’utilizzo della Cassa integrazione in deroga verso i dipendenti (che quindi vedranno buste paga ben più leggere), per arrivare al ridurre il proprio organico per far fronte ad una domanda decisamente ridotta rispetto alle previsioni, generando un effetto a cascata di contrazione della liquidità di tutto il sistema economico. Molte aziende saranno costrette a ristrutturare o cessare l’attività, generando un livello di disoccupazione incontrollabile, mai sperimentato prima. 

“La tenuta del sistema economico e delle filiere dipende soprattutto da noi imprenditori, ma il mero concetto del chi può paghi non è sufficiente a tenere in piedi il mondo produttivo – afferma Anna Mareschi Danieli Presidente di Confindustria Udine. Il punto dovrebbe essere: metteteci nelle condizioni di poter pagare i fornitori attraverso la ragionevole certezza di incassare dai nostri clienti. L’ufficio Studi di Confindustria ha previsto una perdita di PIL del 6%, e questo prima della proroga dello stop produttivo di ulteriori due settimane, e il dato quindi è in aumento. Tutti devono essere corresponsabili nello sforzo per mantenere vivo il nostro tessuto produttivo: gli imprenditori, i loro collaboratori, le categorie, i sindacati e le banche”.

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