02/10/2022

Nel corso di un convegno tenutosi ieri a Trieste il Presidente della SAVE, Enrico Marchi, ha definito l’aeroporto di Ronchi dei Legionari come “un malato in rianimazione”. Se la strategia di Marchi è quella di screditare il nostro aeroporto per poi acquisirlo in saldo, suggerisco allora al Socio Unico Regione Friuli Venezia Giulia di guardare anche altrove per arrivare ad una privatizzazione dello scalo di Ronchi, utile sì, ma non a tutti i costi e non per forza con SAVE.
Mi sorprende che il Presidente Marchi, alla luce della sua decisione di non costruire più la stazione ferroviaria al Marco Polo, ritenga inutile anche lo scalo ferroviario progettato per il nostro aeroporto, senza tenere conto delle sue peculiarita’: una volta completato, entro il 2016, esso sara’ un nodo intermodale che non servira’ solo lo scalo ed i passeggeri aerei, ma anche e forse soprattutto i pendolari che viaggiano tra Trieste ed il resto della regione, rendendo più veloci ed attraenti i servizi di trasporto pubblico da e per la citta’, il tutto in linea con quanto previsto a livello nazionale ed europeo per la diffusione di sistemi di trasporto sostenibili.
Per il Presidente Marchi è fin troppo facile schernire il nostro aeroporto, ma forse, in queste occasioni, spesso dimentica che gli aeroporti di Tessera e Treviso, anche se sicuramente ottimamente gestiti, godono di un vantaggio competitivo straordinario: non sono infatti solo gli scali di riferimento del Veneto, una delle più ricche ed avanzate regioni europee, ma sono soprattutto gli aeroporti di Venezia, citta’ che da sola, attrae milioni e milioni di visitatori da tutto il pianeta e sulla quale le compagnie aeree fanno a gara per volarci.
Proprio per questo, una comparazione ai limiti dell’irrisione tra questi aeroporti e lo scalo di Ronchi dei Legionari ha veramente poco senso: il nostro non è uno scalo in rianimazione e tantomeno in agonia, è “solamente” uno dei tanti scali regionali europei che però hanno il ruolo fondamentale – anche se sicuramente meno scenografico – di garantire, al meglio delle loro possibilità, l’accessibilità alle varie regioni europee. Questi piccoli aeroporti da un lato lottano in un contesto sempre più duro e competitivo per cercare di attirare i vettori aerei – che in questo periodo invece tendono a tagliare i servizi proprio sugli scali minori per concentrarsi su quelli di maggior appeal – dall’altro cercano di creare valore aggiunto, mettendosi al servizio del proprio territorio e di garantirsi una sostenibilità finanziaria. E non è una sfida da poco …
E, nonostante il non facile momento economico nazionale, per il terzo anno consecutivo (non succedeva dal 2002) la Società di Gestione dell’Aeroporto FVG chiuderà, il bilancio in attivo, mentre il traffico si attesterà sugli 850 mila passeggeri, con una live flessione (circa il 2,5%) che rispecchia l’andamento generale del traffico nazionale in un anno economicamente difficile per tutto il nostro Paese.
Il nostro auspicio è quindi quello di continuare a lavorare, come sempre abbiamo fatto, al servizio degli abitanti della nostra regione e delle aree limitrofe (molti sono gli sloveni, i croati e gli austriaci che usano Ronchi) dando il meglio di noi stessi – ben consci delle nostre potenzialità così come dei nostri limiti – come Società, come professionisti e come persone, disposti a metterci in gioco sempre e comunque. Chi intende rapportarsi con noi su questo piano è sempre ben accetto, chi lancia fin troppo facili frecciatine o fa proclami propagandistici non ci interessa.

Fonte: Sergio Dressi
Presidente Aeroporto FVG

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