21/10/2018

Una impresa su tre del terziario del Friuli Venezia Giulia, il 31,4%, ha attuato forme o piani di welfare in azienda. Si è trattato il più delle volte di bonus economici e di agevolazioni per l’assistenza sanitaria, ma anche di convenzioni per acquisti e servizi vari, buoni pasto, voucher, agevolazioni per mutui e finanziamenti, assistenza sociale per familiari anziani o non autosufficienti. Lo evidenzia l’Osservatorio trimestrale del terziario Fvg promosso dall’Ente bilaterale e curato da Format Research e dall’Ires Fvg.

L’indagine rileva che il 62,8% delle imprese del terziario del Fvg dichiara di essere a conoscenza del concetto di “welfare aziendale”. Il dato è più accentuato nelle imprese con almeno 10 addetti e in quelle dei servizi e del commercio.

 Nel dettaglio, il 90% di coloro che hanno fatto ricorso a piani di welfare di un qualche genere ha riscontrato un miglioramento del clima aziendale, oltre l’87% ha rilevato una maggiore produttività da parte dei dipendenti, il 72% un miglioramento dell’immagine aziendale da parte dei propri dipendenti.

Andamento congiunturale

Il sentiment degli imprenditori del terziario del Fvg con riferimento all’andamento dell’occupazione in vista del terzo trimestre del 2018 fa registrare un incremento dell’indicatore congiunturale. Il consuntivo a giugno restituiva un indicatore pari a 41,0 , ma l’outlook al 30 settembre è pari a 42,0 (in aumento di +1 punto).

Analizzando le serie storiche, si evidenzia come, al primo trimestre 2015, l’indicatore congiunturale si attestasse su valori ben più deboli (31,6), a riprova del miglioramento del quadro occupazionale nel corso dell’ultimo triennio, anche secondo la percezione degli imprenditori del terziario. Tuttavia, il miglioramento non appare trasversale a livello settoriale. Nello specifico, peggiora il sentiment degli imprenditori del commercio (all’ingrosso e al dettaglio). Diversamente, migliora la percezione circa l’andamento dell’occupazione delle imprese del turismo e dei servizi.

Sempre meno imprese individuali nel commercio

Per quanto riguarda gli imprenditori individuali, una delle principali componenti del lavoro indipendente, si può osservare un lieve calo negli ultimi anni nell’ambito del terziario regionale. Dal 2010 al 2018 si rileva una flessione dello 0,6%, ma con dinamiche decisamente differenziate nei vari comparti.   In contrapposizione a questo calo si possono osservare dinamiche positive in diversi altri ambiti del terziario. In particolare si registrano aumenti significativi del numero di imprenditori individuali nella ristorazione (+394, pari a +10,8%), nei servizi per edifici e paesaggio (+246, pari a +38,9%), nei servizi alla persona (+606, pari a + 22%).

Le caratteristiche dei titolari delle ditte individuali.

Esaminando nel dettaglio il profilo degli imprenditori individuali nel terziario, si può notare una netta prevalenza della componente maschile (che rappresenta il 61,2% del totale); tra i principali comparti solo nei servizi alla persona le titolari donne sono in maggioranza (79%). A testimonianza di un generale processo di invecchiamento che riguarda anche gli imprenditori del settore, si rileva che il 43,9% ha un’età compresa tra 50 e 69 anni e ben il 5,6% è over 70, una percentuale analoga a quella degli under 30 (5,7%). Si può anche osservare la crescente importanza della componente straniera. I titolari nati all’estero sono infatti il 17% del totale,  Tra i principali Paesi di origine si trovano: la Cina (soprattutto nella ristorazione, nel commercio e nei servizi alla persona), i Paesi dell’Ex Jugoslavia (principalmente nei servizi per edifici e paesaggio) e il Marocco (in particolare nel commercio al dettaglio).

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