17/01/2018

Dopo l’assegnazione del “Premio al Territorio” l’associazione delle enoteche italiane sarà nel Collio per conoscere uno dei terroir più famosi per la produzione di vini bianchi.

1400 ettari in provincia di Gorizia, al confine con la Slovenia, sulle cui ripide colline nascono gli autoctoni Friulano, Ribolla Gialla e Malvasia, insieme agli internazionali Sauvignon, Chardonnay e Pinot Grigio.

È questo il Collio, un angolo di Friuli Venezia Giulia protagonista e guida del rinascimento del vino italiano. Un’area altamente vocata, cui l’associazione delle enoteche italiane ha voluto assegnare il Premio al Territorio 2016, a riconoscimento di una invidiabile predisposizione naturale cui si aggiunge il fondamentale apporto dei produttori che, con la cura meticolosa dei vigneti, tutelano l’ambiente ed impreziosiscono i paesaggi.

L’ambito premio è stato consegnato da Vinarius durante la cena di gala presso La Subida.

Vinarius ha individuato tre personalità emblematiche del territorio che, per la loro vita, per la loro carriera professionale, per il loro sentire, per tutto ciò che hanno fatto e per come lo hanno fatto, impersonano degnamente il Territorio premiato, diventandone le “mani” che ricevono ufficialmente il premio.

Questi i personaggi che rappresentano il Collio ed i suoi protagonisti:

Carlo Rubbia: L’Italia ha avuto un solo premio Nobel per la pace, uno per l’economia e uno per la chimica, mentre sono ben 6 quelli per la letteratura, 6 quelli per la fisiologia e per la medicina e 5 quelli per la fisica. Il Friuli Venezia Giulia, e in particolare il Collio, ha dato i natali proprio ad uno dei 5 premi Nobel per la Fisica italiani, Carlo Rubbia, Premio Nobel nel 1984 “Per il suo contributo decisivo ad un grande progetto che ha portato alla scoperta delle particelle W e Z, comunicatori di interazioni deboli”.

Motivazione del Premio: Per il fondamentale contributo dato alla ricerca italiana, nel continuo tentativo di arricchire la preparazione e la produzione scientifica come ricercatore dedito, attento, curioso ed entusiasta di una carriera oggigiorno sempre più difficile da intraprendere, e per aver reso importante, non solo con il Premio Nobel, il nome del nostro Paese e di questo territorio.

Matteo Oleotto: Ha diretto e prodotto come opera prima un delicatissimo film molto vero, “Zoran, il mio nipote scemo” che si svolge proprio nelle frasche del Collio, a cavallo fra Italia e Slovenia. Il film ha vinto numerosi premi fra cui il premio del pubblico al Festival di Venezia. Fra tutti gli artisti e personaggi estranei al vino che la zona possa esibire, solo lui, forse, lega il lancio della sua carriera al vino del Collio.

Motivazione del Premio Per aver raccontato con ironia dissacrante, ma anche tanto affetto, le bellezze segrete di questa terra di confine, con le sue imprecazioni in dialetto, le colline a vigneto che dominano il paesaggio, le bettole alticce e il vino locale che fa parte così integrante della vita del Collio.

Paolo Antoniazzi: Agronomo, enologo, fitopatologo, ha speso la sua vita al servizio della vite e del vino. Persona di grande cultura viticola, dal 1985 si occupa di lotta integrata e produzione biologica, dedicandosi al tema da precursore, in tempi dove solo una sparuta minoranza conosceva questi argomenti ed era consapevole della loro importanza.

Motivazione del Premio: Per aver avuto la meritoria intuizione di realizzare in seno al Consorzio Collio per primo in Italia il servizio di lotta guidata, dimostrando una squisita ed anticipatrice sensibilità riguardo ai temi del rispetto della natura e dell’ambiente.

Al termine delle premiazioni ufficiali è stato consegnato anche il Premio Vinarius alla carriera, che non ha cadenza fissa, con il quale si intende riconoscere il valore ed il lavoro profuso da un soggetto che ha svolto un’attività legata al mondo del vino.

Tra gli insigniti del premio alla carriera: Antonino Trimboli, una vita a far conoscere agli italiani le eccellenze enologiche francesi, Burton Anderson giornalista americano che per primo ha dedicato libri in inglese dedicati esclusivamente ai vini italiani, Giorgio Grai leggendario enologo bolzanino.

Quest’anno Vinarius ha assegnato il riconoscimento a Josko Sirk con la seguente motivazione: Ristoratore che ha sempre valorizzato e promosso le eccellenze del Collio, divenendo vero e proprio appassionato divulgatore della qualità del suo territorio.

Da segnalare, infine, che il viaggio è stata l’occasione per rinnovare le cariche del direttivo Vinarius. Alla presidenza è stato riconfermato Andrea Terraneo che, affiancato dal nuovo Consiglio, manterrà l’incarico per i prossimi tre anni. L’elezione si è svolta il 24 maggio, all’interno del programma della manifestazione. Nella foto Robert Princic, presidente del Consorzio,  ed Andrea Terraneo.
Princic e Terraneo (Small)

 

 

 

 
Consorzio Tutela Vini Collio: rappresenta le 180 aziende socie e le 220 aziende non socie impegnate nella promozione e valorizzazione della denominazione Collio, ed è uno dei consorzi più antichi d’Europa (una prima associazione enologica nacque nel Collio nel 1872), il terzo in Italia ed il primo in Friuli Venezia Giulia, poiché fondato nel 1964. Nel suo oltre mezzo secolo di attività ha operato nel segno della continuità ma anche dello studio e della ricerca, come dimostrato dalle diverse vicende storiche che negli anni hanno visto l’area all’avanguardia in campo enologico. Nel 2003 viene istituito il Premio Collio, riconoscimento di respiro internazionale, nato per commemorare il fondatore e primo presidente del Consorzio, il conte Attems di Petzenstein, che ogni anno premia i migliori lavori nell’ambito di tesi di laurea, dottorati e articoli, che abbiano dato un valido contributo, sul piano scientifico, applicativo e divulgativo, nei settori della viticoltura, dell’enologia e della valorizzazione del territorio.

Vinarius: nata nel 1981, è l’associazione delle enoteche italiane che, ad oggi, conta oltre 125 locali sul territorio nazionale e ne annovera anche una decina nei vari continenti, tutti impegnati nella promozione della cultura del vino italiano. Vino che diventa unico ed inimitabile nel mondo anche grazie all’area in cui viene prodotto. Per questo dal 2004 Vinarius crea ed organizza il “Premio al Territorio” che, con cadenza biennale, assegna un riconoscimento ad una specifica area geografica. La scelta avviene non solo in virtù della sua vocazione vitivinicola. Tra i requisiti vi sono, infatti, anche l’esistenza di un paniere agroalimentare di particolare pregio, uno sviluppo del territorio sostenibile, una tradizione, una storia, un’accoglienza turistica di livello. Caratteristiche, queste, che il Collio ha dimostrato di possedere, così come lo avevano fatto precedentemente il Conegliano Valdobbiadene nel 2013, la Maremma Toscana nel 2011, il Marsala nel 2009, il Salento nel 2006 e la Valtellina nel 2004.

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