14/08/2018

Se lo giri ogni tanto, tenendo il fuoco lento, il minestrone viene fuori buono…forse è questo il segreto per venire a capo del mefistofelico programma di risistemazione istituzionale che sostituisce le Province.

Unioni territoriali, aggregazione di Unioni territoriali e fusioni tra comuni. Sono le strade intraprese dal Friuli Venezia Giulia per poter riorganizzare il territorio, con l’obiettivo dell’ottimizzazione dei servizi e del risparmio di risorse. Percorso non privo di polemiche e perplessità da parte di molti, che va a scompaginare equilibri, tradizioni e storicità del tessuto regionale più vicino ai cittadini, quello dei comuni. Si tratta di un tentativo di riorganizzazione istituzionale che vuole essere laboratorio per l’intera Italia. L’assessore alle Autonomie locali e al coordinamento delle riforme , Paolo Panontin, tornando sull’argomento in occasione dell’approvazione da parte della Giunta regionale del Programma annuale delle fusioni comunali, ha sottolineato che proprio la Legge 26 accanto all’aggregazione nelle Unioni territoriali, preme affinché i Comuni, in maniera assolutamente volontaria, approdino a percorsi di fusione”.

Panontin ha evidenziato che “l’aver previsto questo programma di fusioni è una specificità, una peculiarità del Friuli Venezia Giulia, poiché nessun’altra legislazione regionale l’ha contemplato, ed è un modo per esercitare la nostra autonomia e la nostra specialità”.

Dei due capitoli di cui si compone il Programma, “la parte speciale – ha osservato l’assessore – individua due percorsi di fusioni che sono già maturi a nostro giudizio e sui quali chiederemo ai Comuni di esprimersi”. Si tratta dei progetti che riguardano, rispettivamente, i Comuni di Enemonzo, Lauco, Raveo e Villa Santina e i Comuni di Ligosullo e Treppo Carnico.

“La parte generale, invece – ha aggiunto Panontin -, individua su tutto il territorio regionale possibili percorsi di fusione. Offriamo quindi al dibattito dei Comuni e della collettività una proposta e ci auguriamo che, nel pieno esercizio della sussidiarietà, la responsabilità degli amministratori locali porti a percorsi anche di fusione”.

L’assessore alle Autonomie locali ha rilevato, infine, come molti studi e lo stesso Ministero degli Interni e la Corte dei conti sostengano la necessità per gli Enti locali di evitare la dispersione. “Quando i comuni sono davvero troppo piccoli – ha concluso Panontin – hanno dei limiti oggettivi che è bene superare attraverso processi di fusione”.

n.d.r.
Le fusioni tra piccoli comuni, da realizzarsi su base volontaria ed opportunamente incentivate ( come è previsto dal programma delle fusioni FVG) hanno una valenza di logicità senz’altro superiore al progetto delle UTI, quelle unioni disegnate a tavolino che vanno a sopprimere le Province, quando in realtà i quattro enti potevano semplicemente essere rivisti e rilanciati e non cancellati con un colpo di spugna. Incomprensibile anche l’idea di costituire le UTI che, lo dice lo stesso acronimo, sono delle “Unioni” per poi dare la possibilità a queste Unioni di aggregarsi. A questo punto perchè non fare le aggregazioni delle aggregazioni delle Unioni?

GFB

foto di copertina tratta dal settimanale La Vita Cattolica

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