25/11/2017

Che si tratti di una rivoluzione calata dall’alto, nel senso che nessuno è stato chiamato per decidere cosa fare delle provincie e delle unioni territoriali intercomunali, che si tratti di sindaci o “normali” cittadini, tramite un referendum o un sondaggio, questo lo sappiamo tutti e ormai il dado è tratto.

L’attuale governo della Regione non sembra aver nessuna intenzione di tornare sui propri passi, quindi inutile aspettarci nulla fino alle prossime elezioni del 2018, dopo di che si vedrà.

MAPPAutiLa questione importante ora è cosa fanno o non fanno le U.T.I., la provincia di Udine, ultimo baluardo di legalità risultato da elezioni con i voti dei cittadini interessati, ma esautorato di buona parte delle sue funzioni, mentre le altre provincie sono state già eliminate. Non erano poche le competenze in capo alle provincie sino ad ora. Per esempio le scuole superiori (oggi scuole secondarie di secondo grado), oltre ad alcune strade e tutte le competenze sociali e pubbliche che andavano oltre il livello comunale.

Alcune funzioni sono state acquisite direttamente dalla Regione, altre sono state scaricate ai Comuni, ma qualcosa le UTI dovranno pur fare. Guardando i siti ufficiali delle diverse UTI ci si rende conto immediatamente che le differenze tra un’area e l’altra della regione sono abissali. Alcuni si danno da fare, altri stanno ancora cercando di stabilire gli uffici e gli incarichi.

La domanda rilevante dal punto di vista dei cittadini è la seguente: perché noi dobbiamo pagare le conseguenze delle scelte di Sindaci e giunte comunali?

Sono diversi i paesi e le città che attualmente non hanno aderito alle unioni territoriali intercomunali, ma i cittadini residenti ern smart-secutirynemmeno in questo caso hanno avuto parola in capitolo. Oggi però ci sono Friulani di serie A e di serie B (per non dire peggio). Per esempio l’UTI del Medio Friuli ha emesso un bando, in aderenza al programma regionale di finanziamento in materia di politiche di sicurezza per l’anno 2017 approvato con delibera della Giunta Regionale n. 1097 del 16 giugno 2017. Sono ammessi a contributo i sistemi antifurto, antirapina, antintrusione, i sistemi di videosorveglianza, esclusi gli impianti di videocitofonia, porte e persiane blindate, grate e inferriate. Tutti gli impianti devono essere di nuova produzione e, ove previsto dalle normative vigenti, devono possedere le caratteristiche tecniche conformi alle norme stesse ed essere garantiti per almeno due anni.

La spesa massima ammissibile a contributo è pari a 3.000,00 euro, IVA inclusa, ma non sono finanziabili interventi per spese inferiori a 1.000,00 euro, IVA inclusa. Il contributo massimo erogabile alla persona fisica richiedente è pari al 50% della spesa ammessa a contributo, pertanto non potrà essere superiore a millecinquecento euro, né inferiore a cinquecento.

I requisiti per potere accedere al contributo, che ripeto è pari alla metà della spesa, sono i seguenti: essere residente in Friuli Venezia Giulia da almeno 24 mesi in via continuativa, residente in un Comune aderente all’UTI MEDIOFRIULI, essere il proprietario dell’immobile o porzione di esso sul quale realizzare l’intervento. Il bando è consultabile qui: http://www.mediofriuli.utifvg.it/fileadmin/user_mediofriuli/allegati_news/Bando_per_la_concessione.pdf

Quindi non possono nemmeno presentare la domanda coloro che abitano in uno dei Comuni i cui Sindaci non hanno aderito alle UTI. Certo un bel risparmio e l’ennesima dimostrazione di come si gestisca il denaro pubblico, quello proveniente dalle tasche di tutti i corregionali, trattando con discrezione personale le differenze tra le persone. Diversa l’espressione contenuta nel bando di Udine (UTI Friuli Centrale) che recita: essere residente in un Comune dell’U.T.I. del Friuli Centrale. Sembra la stessa cosa, ma non lo è.

Che colpa abbiamo noi se non siamo residenti in un comune non aderente?

I contributi sono Regionali e pertanto frutto delle tasse, tributi, imposte e balzelli di tutti?

Nel caso specifico del Medio Friuli si parla di oltre la metà dei residenti esclusi: Camino al Tagliamento, Castions di Strada, Codroipo, Mortegliano e Talmassons. A questi va aggiunto il Comune di Bertiolo, come deciso dal TAR, giacché non sembra ci sia l’intenzione di commissariamento, scioglimento o sospensione del Consiglio comunale da parte della Regione.

Tutta la regione Friuli Venezia Giulia versa nelle stesse condizioni, più o meno, nel senso che ovunque ci sono territori esclusi dalle unioni: non aderiscono all’Uti giuliana 4 Comuni su 6;  all’Uti Basso Isonzo 2 su 11; Uti Valcanale 5 su 9; Uti Carnia 5 su 28; Uti Alto Friuli 3 su 6; Uti Friuli Centrale 4 su 10; Uti Valli del Natisone 9 su 17; Uti Bassa Occidentale 4 su 13; Uti Bassa Orientale 7 su 18; Uti Tagliamento 1 su 9; Dolomiti friulane 2 su 22; Uti Livenza 3 s u 6; Uti Sile 2 su 6; Uti Noncello 2 su 7.

Marco Mascioli

 

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