23/11/2017

«La revisione dell’accesso ai corsi universitari a numero programmato è una delle tante promesse tradite del governo Renzi, dopo che alla vigilia delle elezioni europee l’allora ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, accogliendo un nostro suggerimento, aveva annunciato una selezione finalmente attenta alla qualità, ispirata al modello francese, sostituendo i poco affidabili test d’ingresso con un sistema che garantisse una possibilità a tutti, scremandoli dopo un certo periodo (un anno?) in base a un adeguato numero di esami da superare». Lo afferma Mario Pittoni, responsabile federale Istruzione della Lega Nord, che da sempre si batte contro i test che «non filtrano attitudine e merito. Alla fine – spiega Pittoni – succede che le aule dei tribunali si sostituiscono a legislatore e amministrazione. I test infatti, se ben formulati, possono essere (relativamente) utili per verificare il livello di preparazione alla conclusione di un ciclo di studi. Ben diverso quando pretendono di mettere a fuoco quanto sei portato a intraprendere un nuovo percorso, soprattutto – conclude Pittoni – in un settore particolare come quello medico».

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