27/02/2021

L’opera “la Madonna con bambino fra la Giustizia e San Marco” di Antonio Varotari, detto il Padovanino, che sarà proiettata su uno schermo posto accanto all’ingresso principale del palazzo della Regione, in piazza Unità d’Italia, da oggi fino al 6 gennaio prossimo e i video realizzati per la descrizione dell’opera verranno pubblicati on line sui canali istituzionali e social a cura della Regione e di Erpac e potranno essere visibili
tramite il qrcode posizionato sull’installazione in piazza Unità. Si tratta dell’iniziativa “Un tesoro sconosciuto” giunta alla terza edizione, che vede esposta un’opera importante sul tema della Natività a Trieste, nel palazzo della Regione, durante le festività natalizie. “La Madonna con bambino fra la Giustizia e San Marco” è stata messa a disposizione dal Museo Civico d’Arte di Pordenone e selezionata, tra tutte le opere segnalate dai Comuni, dalle Gallerie e Musei pubblici e privati del territorio regionale, da una commissione di valutazione presieduta dalla Soprintendente per l’Archeologia, le Belle arti e il Paesaggio del Friuli Venezia Giulia e composta dai presidenti delle Fondazioni CRTrieste, Cassa di Risparmio di Gorizia, Friuli di Udine, che collaborano all’iniziativa, come anche il Comune di Trieste, la Soprintendenza e il Fai Fvg nonché tutti gli Uffici della Regione e di Erpac.

Nel presentare “Un tesoro sconosciuto”l’assessore regionale alla Cultura, Tiziana Gibelli, ha evidenziato l’importanza della collaborazione fra istituzioni che “ha permesso di concretizzare al meglio la realizzazione delle idee”. “Anche quest’anno – ha aggiunto l’esponente della Giunta Fedriga – l’iniziativa si avvarrà della preziosa disponibilità dei giovani Ciceroni del Fai Friuli Venezia Giulia e del museo Civico di Pordenone”
“una piazza che si presenta in un modo speciale- ha sottolineato il sindaco di Trieste Roberto Di Piazza -e che sarà resa ancora più bella da quest’opera d’arte che susciterà grande interesse”.
Simonetta Bonomi, soprintendente per l’Archeologia, le Belle arti e il Paesaggio del Fvg ha detto che questa iniziativa contribuisce a far conoscere il patrimonio culturale della regione e deve continuare ad essere portato avanti .
“L’attività culturale – ha detto la presindente di Fondazione CARIGO Roberta Demartin – ha scontato diverse sospensioni ed è quindi particolarmente importante, per la coesione del nostro territorio, aver proseguito anche quest’anno con una nuova edizione”. Dal canto suo Giuseppe Morandini presidente della Fondazione Friuli ha evidenziato che “è
un’iniziativa caratterizzata da una semplicità straordinaria ma coinvolgente, che richiama al senso di intimità proprio perché stiamo esponendo un bene che fa parte del patrimonio culturale della nostra regione”.
Gibelli ha ricordato infine l’importante strumento dell’Art Bonus Fvg che per il 2021 sarà esteso anche alle Fondazioni bancarie “così che anche questi soggetti potranno continuare ad investire sulla cultura, mantenendo le posizioni degli anni scorsi”.

LA STORIA DELL’OPERA ESPOSTA

l’opera venne realizzata su committenza del Consiglio comunale di Pordenone nel 1623, allo scopo di adornare la sala delle Adunanze della città. La tela raffigura la Vergine con il Bambino in braccio: alla destra la Giustizia, riconoscibile dai tradizionali attributi della spada e della bilancia, mentre alla sinistra è visibile San Marco nella duplice veste di Santo patrono della città ed emblema del Dominio Veneto.
La scelta di questa iconografia era in sintonia con la volontà espressa nel 1623 dal Consiglio comunale di Pordenone di avere sopra la Loggia, dove era solito radunarsi, un’immagine che proteggesse e suffragasse le decisioni prese a favore della città.
L’autore dell’opera fu Alessandro Varotari detto il Padovanino che quegli anni, aveva avuto un notevole successo per la realizzazione della tela raffigurante Le nozze di Cana per il convento padovano di San Giovanni in Verdara. Sull’onda di questa fama, l’artista fu chiamato a Pordenone a dipingere “La Madonna col Bambino tra la Giustizia e San Marco”
La pala, ora conservata presso il Museo Civico d’Arte di Pordenone, è una delle più importanti della sua collezione.

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