19/10/2018

Siamo in periodo di propaganda elettorale e politici di tutti i colori fanno promesse per tutti i gusti. Buona parte sono persone che militano in partiti politici da tanti anni e alcuni di loro li abbiamo già sentiti impegnarsi con parole che poi, negli anni successivi, non hanno saputo, potuto o voluto mantenere. Altri invece sono stati accusati, indagati, condannati (fino al terzo grado di giudizio), ma in Italia si sa le poltrone sono appiccicaticce, una volta seduto non riesci più a staccarti. Non è che se hai scontato la pena adesso sei tornato vergine, immacolato e meritevole di fiducia.
Un condannato, nel resto del mondo civile (Inghilterra, Germania, Norvegia etc…), toglierebbe le tende e tornerebbe a lavorare, cosa che buona parte dei nostri politici non ha mai fatto.
Tranquilli che gli italiani, per un motivo o per l’altro, danno voti a tutti e semmai fossero pochi, loro riescono a gestirsi un posto al caldo creando nuovi partiti, liste civiche, liste bloccate, nomine e leggi su misura, perché si preoccupano di non lasciare il Paese senza governo! Allora hanno gridato tutti alle elezioni da oltre un anno, ma nessuno ha tolto la possibilità di una pensioncina ai giovani di primo pelo.
Gli elettori dello stivale sono anche molto prevedibili: come un gregge, i pecoroni vanno a zig zag in funzione dell’abbaiare dei cani. Una volta prendono una direzione, si lamentano, poi cambiano, si lamentano ancora, ma procedono con lo stesso ritmo (quando hanno la possibilità di votare). Nel frattempo le giovani pecore e le più anziane, quelle che non hanno ancora compreso il linguaggio dei cani e quelle che hanno rinunciato a cercare di capire, rimangono inermi. Si lamentano lo stesso, ma non vanno né di qua né di là, lasciandosi travolgere dal passaggio, passivamente.
In questo periodo il gioco che va per la maggiore si chiama “statistica”. Pagando profumatamente un’agenzia si possono considerare solo i risultati che interessano, passando in testa alle previsioni di voto, come per preannunciare la via che il gregge dovrà intraprendere alle urne.
Poi ci sono le ciliegine sulle torte di letame. Tutti si concentrano sul rosso vivo delle guarnizioni e di conseguenza non si rendono conto di cosa c’è nel piatto. Dà molto fastidio pagare i sacchetti per la frutta e accusiamo Renzi di aver favorito un’amica che li produce. La domanda è la seguente: secondo voi prima non venivano pagati da nessuno queste bustine? Forse l’azienda ora sarà danneggiata dal fatto che dovendo far pagare agli utenti direttamente, molti smetteranno di utilizzarli, quindi ne produrranno meno. In buona sostanza mi sorge il dubbio che la verità dei sacchetti che vanno in quel posto ai consumatori, all’azienda produttrice e ai commercianti che si trovano alla cassa dieci mele con dieci etichette direttamente applicate, sia stata architettata a dovere per distogliere l’attenzione da problemi ben più gravi. Se chi è stato accusato non si prende nemmeno la briga di rispondere, evidentemente è contento così. Mannaggia il sacchetto!
Continuiamo a comprare e leggere i giornali nazionali sebbene siano manifestamente di parte. Lasciamo che ci considerino come le pecore che siamo. Lamentiamo comunque e sempre perché in Italia non cambierà mai nulla. Andiamo a votare (almeno chi ci va ancora) confermando la nostra fiducia a persone di cui non ci fideremmo nemmeno di lasciare il nostro cane per qualche ora (ma cambiare sarebbe troppo rischioso).
Elettori pecoroni va bene, ma se anche un gregge di pecore prendesse coscienza e decidesse di dirigersi dove i cani non vogliono, non li fermerebbe nessuno.
Marco MASCIOLI

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