18/01/2018

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A conclusione del Centenario della nascita, proprio all’interno della casa della famiglia Turoldo, hanno presentato un volume dal titolo Il Fuoco della Parola – David Maria Turoldo, curato da Raffaella Beano, in cui sono raccolti i lavori scientifici di diciotto relatori (cinque frati, due preti e undici laici), provenienti dalle Università e centri di ricerca di Houston, Mantova, Milano, Roma, Venezia. Di questi a Coderno di Sedegliano (UD) erano presenti padre Ronchi, il prof. Marcolini e padre Antonio Santini, che hanno focalizzato l’attenzione di padre Turoldo all’ambiente. I temi principali rivolti ai giovani, sull’attualità del pensiero e dell’opera turoldiana sono: ricchezza e povertà, sofferenza e malattia, profezia e ne hanno parlato un nanotecnologo, un economista, un docente di bioetica e altri ospiti. Tutte persone che mai prima si erano espressi su Turoldo.
In seguito, nella stessa serata, sono intervenuti gli autori di un secondo libro intitolato “Turoldo, i segni di una vita”, scritto di Luca De Clara e Alessandro Vit. Serata gestita e coordinata dal segretario dell’associazione turoldiana Pontisso, con interventi delle autorità locali, l’elocuzione brillante di padre Ermes Ronchi, frate dell’ordine dei Servi di Maria, teologo, già allievo di Turoldo, ora nominato presidente dell’associazione che fa capo proprio a padre Turoldo. Il frate Antonio Santini, confratello di Turoldo e la professoressa Marina Marcolini, docente all’Università di

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Udine proseguirono la narrazione del lavoro. In un solaio stracolmo di gente, l’intermezzo canoro del sestetto femminile Euterpe diretto dal maestro Fabris, ha consentito di staccare, eseguendo i brani “Ubi Caritas”, “Regina Coeli” e “Laudato si”.
Tutti sanno e parlano di David Maria Turoldo, soprattutto in Medio Friuli, dov’era nato nel 1916 in Comune di Sedegliano. Molti asseriscono di averlo conosciuto personalmente e approfittando di questa esperienza, hanno scritto su lui, soprattutto ora che l’interessato non ha la possibilità di controbattere.
Certo è che Turoldo lasciò talmente tanti documenti, sotto ogni forma, a perenne memoria di ciò che lo stesso volle tramandare. Il grande pubblico probabilmente ritiene di conoscere bene le sue vicende grazie alla visione del film “Gli ultimi”, di cui lui stesso fu lo sceneggiatore e incentrato sulla sua vita. La pellicola fu proiettata per la prima volta nel 1963 e i friulani di Coderno in particolare, non apprezzarono molto quella rappresentazione del territorio, fin troppo veritiera e dura. Dopo un attento restauro a cura della Cineteca del Friuli di Gemona, in collaborazione con il Centro Espressioni Cinematografiche di Udine, Cinemazero di Pordenone e la Scuola Nazionale di Cinema – Cineteca Nazionale di Roma, il film circolò nuovamente nelle sale dal 2003.
Il legame di Turoldo con la sua terra natia, tanto decantato dai Friulani di oggi, non trova alcun riscontro con la realtà. La sua vera città è stata Milano. Fu lì che durante la guerra, nel 1940 il Cardinale Schuster lo invitò a tenere importanti discorsi in Duomo, fu lì che Turoldo divenne attivo durante gli anni del periodo della Resistenza e fu sempre a Milano che Turoldo rappresentò negli anni del secondo dopoguerra un punto di riferimento della parte moderna della Chiesa. Padre Turoldo, frate dei Servi di Maria iniziò ad apparire sulla scena sociale e politica negli anni Quaranta, in un tempo di grandi speranze, cambiamenti e grandi progetti. È stato un poeta, frequentatore e amico degli intellettuali ha fatto la Resistenza, cercando di mantenere distinti i confini tra Chiesa e politica.ern IMG_1412
Nacque in una famiglia che di vacche da latte non ne aveva proprio e nemmeno terreni di proprietà, mentre le bocche da sfamare erano tante: lui era il nono figlio. Povero nel paesino dei benestanti contadini che, grazie alla tessera della latteria, si sentivano superiori. Non avrebbero mai concesso una loro figlia a chi possedeva meno mucche di loro. Turoldo quindi fuggi alla fame e agli scherni e non credo abbia conservato bei ricordi del Friuli e di Coderno. A tredici anni andò dai Servi di Maria nel convento di Santa Maria al Cengio a Isola Vicentina (VI), rappresentando il Friuli solo come il suo punto di partenza. Studiò in Veneto, prima di trasferirsi in Lombardia. Non ritengo sia opportuno o utile evidenziarne i tratti caratteriali di una persona che ha lasciato poesie, scritti, testi teatrali, documenti e un film. Un personaggio è ciò che possiamo e dobbiamo ricevere da lui. Umano per cui errante sotto ogni significato, descritto spesso come figura paradossalmente amata e odiata; fedele e ribelle; tradizionalista e rivoluzionario. Particolarmente utile nell’ambito delle religioni, non giudicare le persone e le loro azioni, non analizzarne il comportamento, bensì ascoltare i messaggi che trasmettono sotto ogni forma.
Padre David Maria Turoldo, battezzato Giuseppe, fu definito spesso “il poeta ribelle”, innamorato di Dio e dell’uomo, profeta, disturbatore delle coscienze, uomo di fede, di Dio, amico degli uomini. Autore di testi che leggendo generano meditazioni toccanti e concrete.
Alcuni degli ospiti di Raffaella Beano presenti la sera della presentazione del libro, conobbero davvero molto bene padre Turoldo. Padre Ermes Ronchi anche lui dell’Ordine dei Servi di Maria, presbitero e teologo italiano, originario di Racchiuso di Attimis (UD), ora al fianco di Papa Francesco per gli esercizi spirituali, ha detto parole illuminanti nell’intervista che mi ha rilasciato e non meno efficaci quelle dell’altro padre della congregazione dei Servi di Maria, Antonio Santini.

Marco Mascioli

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