21/09/2018

L’imposta di soggiorno deve essere gestita in modo equilibrato, organizzato, trasparente e il più possibile omogeneo, affinché non sia percepita da chi la paga come un balzello iniquo e immotivato, ma soprattutto per utilizzarla come risorsa per migliorare la qualità dell’offerta e dei servizi connessi all’ospitalità. La prima cosa che dovrebbe fare il tavolo di coordinamento di una Destinazione (OGD) è proprio condividere le modalità di utilizzo dell’imposta di soggiorno”.
Parola dell’assessore al turismo della Regione del Veneto, che, nel corso di un recente incontro con le associazioni di categoria degli operatori del turismo, ha ribadito ancora una volta l’urgenza di riordinare e ottimizzare, innanzi tutto attraverso una revisione della normativa nazionale in materia, l’applicazione dell’imposta di soggiorno.
“Non intendo mettere in discussione l’utilità e la legittimità di questo provento che altri Paesi ancor prima del nostro hanno introdotto – precisa subito l’assessore –, ma sostengo la necessità di rivedere le modalità sia di attuazione dell’imposta, sia di chiarezza nel reimpiego della stessa per finalità pubbliche”.
“L’introduzione a ‘macchia di leopardo’, anche in ambiti omogenei, di questa imposta – sottolinea l’assessore – non ha certo favorito la sua accettazione e ha creato non pochi malumori. Appare incomprensibile, infatti, una situazione di disparità tra Comuni che hanno le medesime caratteristiche territoriali e ambientali, la stessa vocazione turistica e spesso sono addirittura confinanti: alcuni applicano l’imposta e altri no, oppure, tra questi, a parità di tipologia e classificazione della struttura ricettiva, si pagano cifre nettamente diverse. Per rispetto del cliente, ma anche per una questione di correttezza ed equità nei confronti degli operatori turistici, credo sia ormai improrogabile un intervento di omogeneizzazione che ponga fine alle attuali sperequazioni, come ho proposto in sede di adozione del Piano Strategico del Turismo nazionale lo scorso febbraio”.
“Per quanto riguarda l’utilizzo degli introiti – prosegue l’assessore –, oltre a confermare che buona prassi vorrebbe che la destinazione degli stessi fosse il più possibile concertata tra quanti, amministratori pubblici e imprenditori privati, operano per la valorizzazione dell’offerta turistica, sostengo l’opportunità che si definiscano in modo chiaro le finalità di tali risorse. È evidente che una parte di esse debbano servire ai Comuni per assicurare quegli interventi, altrimenti non realizzabili a causa dei continui tagli di trasferimenti statali che hanno dovuto subire negli ultimi anni, finalizzati al miglioramento dei servizi pubblici e delle infrastrutture di cui beneficiano, oltre alle comunità locali, gli stessi turisti e che contribuiscono ad accrescere la competitività dell’offerta, come la vigilanza, la sicurezza, la cura del verde, la viabilità, ecc. Ma è altrettanto utile che una quota dell’imposta sia destinata alla promozione, al marketing, all’accoglienza, alla valorizzazione e diffusione dell’immagine e dell’offerta turistica dei diversi settori, come il mare, la montagna, il lago, le terme le città d’arte, ecc.”.

“Un compito quest’ultimo – conclude l’assessore – che, nel rispetto della strategia che ci siamo dati nel Veneto, ma anche della legislazione vigente, è svolta in modo coordinato dalla Regione, i cui bilanci hanno anch’essi subito un forte ridimensionamento, soprattutto per quanto riguarda i capitoli della promozione. Credo che la semplificazione applicativa dell’imposta di soggiorno e la definizione di un regolamento unico nazionale che consenta anche l’integrazione delle politiche promozionali, concordate tra tutti gli attori del settore turistico e investendo del compito innanzi tutto le OGD, potrà evitare polemiche improduttive e farà sicuramente bene alla nostra economia”.

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