20/07/2017

Crisi, incapacità o furbizia?
Tutti i supermercati TuoDì (del gruppo Dico) del Triveneto hanno chiuso i battenti con un simpatico cartello che promette l’imminente riapertura. In verità hanno chiesto il concordato in continuità, cioè l’azienda ha comunicato ai sindacati, con una lettera ormai di dominio pubblico, che, in attesa della redazione del piano concordatario previsto, come prima azione sono costretti a chiudere momentaneamente e con decorrenza immediata una parte dei punti vendita sprovvisti del minimo assortimento merci necessario, per concentrarci sul rifornimento degli altri. Certo non è molto chiaro quali siano le vere intenzioni del gruppo che sembra voler agevolare le località di mare, a discapito di centri anche maggiori, ma lontani dalla costa.
Sono ben 123 punti vendita con le serrande abbassate in tutta Italia, compresi alcuni di Roma.

Visto l’impatto sociale della decisione, è stato convocato un incontro al Ministero dello sviluppo economico il prossimo 19 luglio. I soci di Dico spa, guidati dal presidente e amministratore delegato Antonino Faranda, avevano incaricato la scorsa primavera Rothschild perché trovasse un compratore, ma al momento non si hanno notizie su questo fronte. Rothschild è la ricca discendenza tedesco-giudaica che diede origine al sistema bancario europeo. Nel diciannovesimo secolo la fortuna accumulata dai suoi membri era la più consistente nel continente. Oggi la famiglia controlla un gruppo che è attivo in diversi settori, dalle assicurazioni alla consulenza finanziaria. Da quella famiglia, di base a Francoforte, nel tempo si sono separati diversi rami che si sono stabiliti nelle principali nazioni europee: Francoforte, Londra, Parigi, Vienna e Napoli. In questo modo il loro sistema finanziario è diventato internazionale.

I conti non tornano. TuoDì non è riuscita a raggiungere gli obiettivi di un piano di ristrutturazione industriale e finanziaria avviato nel 2014 (perdita di 47,48 milioni che si sommava al rosso di 33,7 milioni del 2013) e che avrebbe dovuto portare al pareggio di bilancio proprio quest’anno. La catena di discount con sede a Roma, conta più di 400 punti di vendita. Il gruppo nel 2016 ha perso altri 10 milioni a fronte di debiti lordi per 350 milioni, di cui circa la metà con il sistema bancario (in particolare con Bnl-BnpParibas, Popolare Vicenza e Intesa Sanpaolo).
Il motivo che ha fatto scegliere i punti vendita che rimarranno aperti rispetto a quelli che stanno già imballando la merce non sembra chiaro. Forse si tratta di una scelta obbligata data la stagione, che invece si tramuterà in una chiusura totale all’arrivo dell’autunno. A Codroipo (UD) per esempio il punto vendita era assolutamente all’attivo, con tantissimi clienti fidelizzati, data la posizione in pieno centro città con diversi palazzi tutt’intorno. I consumatori che da anni frequentavano il supermarket sono rimasti molto dispiaciuti e hanno espresso segni di vicinanza nei confronti del personale, tutte madri di famiglia, che però al momento si dicono rincuorate dalla scelta di continuare a pagare gli stipendi, mentre stanno preparando il materiale da spedire, poi andranno in ferie ed eventualmente in aspettativa retribuita.

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Cercano d’indossare lo stesso sorriso di sempre, disponibili a raccontare quanto accaduto, nonostante il terrore aleggi nelle loro menti. Anche il Sindaco di Codroipo le ha volute incontrare con il sottoscritto, con la volontà di dare eco a questa vicenda che per tanti aspetti ricorda quella vissuta alcuni mesi fa con un altro grande ipermercato della città di Codroipo. Nel caso precedente le cose poi sono andate benissimo. SuperOne ha rilevato l’attività ex Coop e oggi stanno dando un servizio impareggiabile, anche migliore di prima, dall’altra parte del centro. Se l’intento sia andato a buon fine, se si è trattato solo di fortuna o qualsiasi altra cosa, anche solo per scaramanzia, siamo andati a trovare le dipendenti, anche in questo caso, con parole di conforto, per dare loro voce su Euroregione News.

Oggi il settore dei supermercati discount in Italia è presidiato dal colosso tedesco Lidl (85,6 miliardi di giro d’affari con oltre 600 punti vendita), che però nel Triveneto ha già un numero considerevole di negozi e tra i potenziali interessati ci potrebbe essere l’altro tedesco della grande distribuzione Albrecht Discount (AlDi), tra i principali operatori del comparto a livello globale con un fatturato superiore ai 50 miliardi. L’altro gruppo in espansione in Italia è Eurospin, ma anche in questo caso non si ritiene possa essere appetibile la zona del Nord-Est, giacché sono già presenti capillarmente.
Con tanti clienti e personale squisitamente disponibile, non si comprende se e dove abbiano sbagliato nella gestione globale alla DiCo Spa o invece si tratti di investimenti che forse prevedevano la vendita sin dall’inizio, con ricarichi dovuti all’organizzazione capillare e la gestione di oltre quattrocento punti vendita. Intanto i grandi gruppi e le banche giocano con la vita delle persone, mamme di bambini piccoli da crescere, possibilmente con prospettive di lavoro che vadano oltre i prossimi mesi. La responsabile del punto vendita non era al lavoro, al suo posto un fiocco azzurro e le altre cinque dipendenti che mi hanno raccontato di come per mesi avessero sempre più sensazioni negative derivanti dalla mancata ricezione della merce ordinata. Negli ultimi tempi l’azienda aveva limitato a 150 gli articoli riordinabili su oltre 5.000 normalmente esposti in negozio. Adesso stanno restituendo tutto, vuotando il negozio, pulendo dentro e fuori per presentare al potenziale acquirente l’attività nel suo aspetto migliore. Ricordano che fino a poco tempo fa, il grande parcheggio riservato, antistante al negozio, era pieno zeppo di auto con i clienti in cassa.

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Personalmente non ho grande fiducia nel governo italiano e nei sindacati, mentre ne ho per l’atteggiamento del presidente e amministratore delegato Antonino Faranda di DiCo Spa, che finora ha dimostrato grande rispetto nei confronti delle persone, dei dipendenti e dei clienti. Riporrei le speranze nelle aziende che potrebbero investire, soprattutto con oculatezza, sapendo scegliere questa realtà nel settore alimentare che non ha visto nessuna crisi, nemmeno in questi anni e anche per TuoDì Superfresco la crescita del fatturato è stata in continua ascesa.
Marco Mascioli

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