24/04/2018

il Grundbuchgesetz per bloccare le mani sul Porto Franco Nord…

Nella lunga battaglia per vedere riconosciuti i diritti internazionali di Porto Franco a Trieste, sanciti da trattati internazionali ma decaduti e che potrebbero essere la via d’uscita per il rilancio economico e sociale della città, il Movimento Trieste Libera è riuscito a bloccare le operazioni con le quali esponenti di primo piano della politica locale e regionale (citati a tal proposito Serracchiani, Rosato, Russo, Cosolini ) tentava di consegnare il Porto franco Nord, area indispensabile per lo sviluppo del Porto Franco Internazionale, nelle mani della speculazione edilizia, spacciandola per recupero urbano, provocando con tale strategia un dirottamento permanente degli enormi traffici previsti sugli assi Baltico- Adriatico e Transiberiano dal Porto Franco internazionale di Trieste (e dai porti vicini di Koper e Rijeka) sino ai porti dell’Italia meridionale.

A bloccare l’iter è una particolare falla trovata dal Movimento e riguarda la proprietà dell’area del Porto Franco Nord. Proprietà che non era stata iscritta nel registro tavolare austriaco, il Grundbuchgesetz che vige ancora a Trieste.

Secondo la legge tavolare, qui a differenza che in Italia la proprietà ed i diritti sugli immobili sono dimostrati e azionabili con l’iscrizione sul Libro Fondiario, l’intavolazione, che viene effettuata sulla base dei titoli presentati.

Il Demanio dello Stato italiano non ha mai iscritto i beni e la proprietà del Porto Franco Nord, perché non ha titoli per farlo a proprio nome dopo che il Trattato di Pace del 1947 ha costituito il Territorio Libero di Trieste con cessazione della sovranità italiana ed ha trasferito tutti i beni statali e parastatali italiani al Territorio Libero, destinando al Porto Franco quelli entro la sua cinta.

L’unica loro intavolazione valida possibile è perciò quella “Demanio dello Stato del Territorio Libero di Trieste, Porto Franco internazionale di Trieste” in base al Trattato di Pace che è tuttora in vigore, anche come legge dello Stato italiano, i cui organi devono quindi eseguirlo e non possono opporvi alcun titolo superiore.

Il 17 aprile Trieste Libera ha avviato le procedure di regolare iscrizione ed intavolazione della proprietà del Porto Franco Nord in esecuzione del Trattato di Pace, con annotazione dei vincoli di Porto Franco internazionale a favore di tutti gli altri Stati, che ne vengono perciò notificati, e dell’obbligo di risolvere le eventuali controversie con la procedura speciale prevista dal Trattato, e non nei tribunali civili ordinari.

Finisce così nella spazzatura – precisa nella nota il Movimento- anche il meccanismo degli emendamenti-truffa del senatore Russo. Perché il Commissario del Governo non può spostare il Porto Franco violando il Trattato di Pace pure intavolato, ed il Demanio dello Stato italiano non può trasferire al Comune una proprietà che non è sua. Se poi tentassero di farlo, gli atti sarebbero nulli e costituirebbero reato.

Se invece ci opponessero la nota tesi fasulla del porto franco divenuto res nullius, cosa di
nessuno, per cessazione della sovranità italiana senza costituzione del Territorio Libero, la
domanda presentata produrrebbe l’intavolazione della proprietà ai primi richiedenti, ovvero il Movimento, che poi la trasferirebbe al Territorio Libero.
Come ovvio, la battaglia è appena incominciata, ma l’effetto immediato è che tutte le
operazioni illecite imposte dal PD sul Porto Franco Nord rimangono bloccate, anche sul piano finanziario perché se i titoli di proprietà mancano o sono in contenzioso né le banche, né investitori pubblici o privati vi impegneranno finanziamenti.

Chi dunque pensava-conclude nella nota il Movimento- di poter approfittare della crisi economica e della corruzione politico- istituzionale italiana per concludere di prepotenza nel 2015 il saccheggio di Trieste iniziato nel 1918, fermato nel 1947 e ricominciato dal 1954, deve capire che quel gioco è invece finito.

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