16/01/2018

Che l’Italia non finisce in Veneto se ne saranno accorti tutti ormai, ma nonostante le commemorazioni nazionali in occasione del centenario della grande guerra e alcuni testi scolastici aggiornati, la scarsa conoscenza del Friuli – Venezia Giulia, nel resto del Paese, non è seconda a nessuno. Al massimo, come dice Catine, insieme alla Lucania o Basilicata che dir si voglia.
ern dfi MF (2)Dato che carta canta e il Trattato di Parigi del 1947 stabilì che Trieste era una città stato, indipendente, sotto la protezione delle Nazioni Unite con il nome di Territorio Libero di Trieste (TLT). A prescindere di come gestirono le due zone amministrative (la Zona A, cioè la città di Trieste e la Zona B, che comprendeva la costa istriana settentrionale), solo con il Memorandum di Londra (anno 1954), la città di Trieste entrò a far parte della nazione italiana, mentre il resto dell’Istria divenne di fatto parte integrante dell’allora Jugoslavia. Solo da 55 anni esiste la Regione Friuli – Venezia Giulia dato che la legge costituzionale risale al 31 gennaio 1963 (entrata in vigore il 16 febbraio 1963). Trieste è l’ultima città italiana e vi assicuro che tante persone hanno ancora nel cuore il T.L.T., ricordano le origini austro-ungariche e provano sentimenti di fratellanza con gli istriani, con i quali hanno tanto in comune, perfino la parlata (anche sulla costa croata molti parlano in triestino). Ufficialmente solo nel 1975, con la sottoscrizione del Trattato di Osimo, l’Italia e la Jugoslavia convennero di dare forma definitiva alla divisione del TLT: venne così sancita la sovranità italiana a Trieste.

Quando ci sono le elezioni politiche e regionali, come nel caso di quest’anno, alcuni partiti politici si ricordano che Trieste ern fdi IMG_1941comunque è la quindicesima città d’Italia, con la sua microscopica provincia conta circa 410.000 abitanti e l’intera regione, sebbene sia paragonabile a un quartiere di Roma o Milano, complessivamente conta circa 1.100.000 elettori. Questo porterà sicuramente qualche politico nazionale, inconscio delle peculiarità di un territorio, delle nostre esigenze, dei nostri problemi, a sparare le sue, lasciandoci interdetti come spesso accaduto (tipo Bruce Springsteen che saluta allo stadio Nereo Rocco con “Mandi Trieste” o i notiziari “romani” che definiscono Trieste “capoluogo del Friuli” e “città friulana”).
“Trieste cara al cuore degli italiani” eleggibili e in campagna elettorale, nemmeno lontanamente ricordata dopo le elezioni.

Nell’ultima città italiana, uno degli ultimi partiti (o movimenti) nati in terra italica, ha deciso di tenere il congresso nazionale: Fratelli d’Italia. Con Giorgia Meloni, al PalaRubini Alma Arena di Trieste, accompagnata da esponenti nazionali e locali, c’era Ignazio La Russa, Mariastella Gelmini, Fabio Scoccimarro e tra gli ospiti, i sindaci di Trieste e Monfalcone.
Da Trieste parte la sfida per il governo della nazione, per portare un valore aggiunto per la vittoria del centrodestra, rimettendo insieme i tanti patrioti che in questi anni non si sono riconosciuti nei partiti. Secondo la Meloni “F.d.I. è il movimento dei patrioti. Non è un caso che il congresso si sia celebrato a Trieste, perché è la città simbolo dell’amore per l’Italia, la città dell’esodo giuliano-dalmata, la città che più ha sofferto per essere italiana”.

ern fdiIMG_2010Simbolo nuovo per Fratelli d’Italia che in verità cambia poco esteticamente, ma con un significato profondo di distacco dal passato: non più la scritta “Alleanza Nazionale” e “M.S.I.”, mentre la fiamma tricolore resta e diventa più grande.
In Friuli Venezia Giulia sono diverse le organizzazioni locali che fanno capo a Giorgia Meloni, in Medio Friuli, con ancora incarichi in provincia di Udine, c’è il consigliere Marzio Giau che insieme al consigliere del comune di Codroipo Andrea Nadalini e la consigliera del comune di Varmo Antonella Iacuzzi, stanno facendo un gran lavoro per la diffusione dello spirito patriottico di Fratelli d’Italia. Diffusione dello spirito assunto a Trieste durante il congresso nazionale del partito e disponibilità all’ascolto dei problemi rappresentati dalla gente del Medio Friuli, italiani che si sentono trascurati, che non riescono a mandar giù le recenti politiche assistenzialiste nei confronti di alcuni, come per esempio si possano spendere oltre mille euro al mese per immigranti clandestini abusivi, mentre un pensionato italiano percepisce 500 euro con la sociale, ma addirittura meno se ha avuto un lavoro part time.

Marco Mascioli

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