19/09/2021

Anche se l’attesa del pubblico sembra concentrata sulla grande Pala d’Este che campeggia nel salone d’onore di Villa Manin, la mostra “Giambattista Tiepolo. Luce, forma, colore, emozione” si apre con un piccolo quadro giovanile dell’artista dall’alto valore simbolico. È Apelle che dipinge Campaspe (proveniente dal Museo di Montreal), nel quale il ventenne pittore veneziano (era nato nella capitale della Serenissima il 5 marzo 1626) attribuisce al più grande pittore del mondo antico le proprie sembianze in un’ideale sfida con il passato che, fin dagli esordi, il pittore è consapevole di poter vincere.

Inizia così il percorso espositivo che Villa Manin di Passariano dedica al Tiepolo, a distanzia di ben 41 anni dalla precedente mostra e fino al 6 aprile 2013, e che si snoda per le sale della Villa Dogale attraverso 130 opere tra dipinti, disegni, incisioni in grado di dare visibilità ai vari aspetti della sua lunga e copiosa produzione fatta di affreschi, pale d’altare, quadri, disegni, caricature.

Accanto al quadro di Apelle troviamo disegni del giovane Tiepolo e di altri artisti che a lui si sono ispirati. Nelle sale successive si trovano altri preziosi disegni e bozzetti (molti provenienti dal Museo Sartorio di Trieste, che custodisce una collezione ricchissima di tale produzione tiepolesca), che se da
un lato consentono di comprendere la creatività e modernità dell’artista, dall’altro avvicinano il visitatore alle opere ad affresco e ai grandi teleri che ovviamente non possono essere trasportati in mostra (ma da Villa Manin sarà possibile raggiungere con una navetta il Palazzo Patriarcale di Udine, dove Tiepolo frescante ha lasciato esempi altissimi della sua arte).

Fra i vari cicli di disegni si trovano le vedute, i pensieri, le caricature e i disegni di Pulcinella e maschere, ai quali fa pendant il quadro con lo stesso soggetto (proveniente da Maidstone, Regno Unito).

La parte successiva della mostra segue cronologicamente tutta l’attività di Tiepolo. Si ammirano i pennacchi provenienti dalla chiesa dell’Ospedaletto di Venezia, gravemente danneggiati da un incendio e restaurati proprio grazie alla mostra di Villa Manin. In questi come in altri dipinti si nota tutta la forza espressiva
di Tiepolo pittore storico, cromaticamente ancora legato a colori scuri.

L’artista è sicuramente il pittore dell’antico patriziato veneto, oltre che delle istituzioni ecclesiastiche. Ma ben presto, pittore alla moda, viene ricercato anche dai nuovi nobili e dai ricchi borghesi veneziani che vogliono in qualche modo nobilitare le loro origini: da qui tutta una serie di opere di contenuto
mitologico, magari non facilmente decifrabili nel significato, ma che ben si prestavano ad abbellire le sale dei nuovi palazzi.

Intorno agli anni Trenta del Settecento Tiepolo cambia stile, nelle sue opere – sia sacre che profane – entra di prepotenza la luce; tutto diventa chiaro, luminoso, i cieli e le nuvole del Tiepolo (come pure gli abiti del personaggi) diventano da subito facilmente riconoscibili. Evidente l’eredità del Veronese, ma non si può certo dire che rinunci alla originalità del proprio stile.

In mezzo a tutto ciò, come detto, la grande Pala d’Este che campeggia nel salone d’onore: capolavoro del Tiepolo tra i più importanti esposti nella grande mostra. La sontuosa tela (quasi sette metri di altezza per circa quattro di base) raffigura “Santa Tecla che intercede per la liberazione di Este dalla pestilenza del 1630” e proviene dalla cittadina veneta dove è normalmente esposta sopra l’altare maggiore del Duomo. La Pala è giunta a Villa Manin a conclusione del restauro cui è stata sottoposta.

Nei decenni successivi Tiepolo non ha più rivali, la sua produzione è sterminata, frutto di commissioni più private che pubbliche in verità. La sua fama è ormai consolidata in tutta Europa (basti pensare al ciclo di Würzburg). A un certo punto, per l’anziano Tiepolo arriva l’offerta del Re di Spagna per decorare il palazzo reale: il pittore non vorrebbe andare a Madrid, pensa di restarci il tempo necessario a completare il lavoro. Sarebbe invece rimasto in Spagna per tutti gli ultimi dieci anni di vita e, dopo aver realizzato diverse opere per il Re e per la Chiesa, morì improvvisamente a Madrid il 27 marzo 1770.

Fonte ARC/NNa

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