18/01/2021

Riportiamo due lettere aperte di firmate l’una da Claudio De Maglio
Direttore della Civica Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe e l’altra firmata da Luca Ferri, attore, regista, direttore artistico di Anà-Thema Teatro e del Teatro della Corte.
Nel frangente di un flusso ininterrotto di notizie e di aggiornamenti sulla grave situazione sanitaria ed economica in cui il Paese è “provvisoriamente”, precipitato, le due lettere testimoniano la difficoltà del settore artistico, della cultura, al pari, ovviamente, di tanti altri settori. Ma anche si portano le riflessioni verso la speranza nonché l’impegno a recuperare una strada della normalità di approccio, in questo caso il consumo di cultura, teatro, arte ecc…, che potrebbe rimanere in sofferenza ben oltre la fine dell’emergenza.

GFB

La lettera di Claudio De Maglio

Se le restrizioni imposte sono dettate dalla necessità di salvaguardare la salute pubblica, valore essenziale e di indiscutibile priorità, noi gente di teatro, nel comprendere la difficoltà del momento, non possiamo dimenticare quanto tutto questo si tramuti in incubo per coloro che – e sono la maggior parte – vivono nella precarietà e anzi hanno fin qui fatto della precarietà stessa, se non un punto di forza (se mai fosse possibile), certamente uno stile di vita.

In questo momento tanti colleghi senza lavoro e senza alcuna protezione si trovano in serie, serissime difficoltà e senza una possibilità di previsione sui tempi per l’uscita dall’incubo. Andrebbe riformulato tutto il settore e pensiamo ci sia una questione: garantire i lavoratori dello spettacolo che in situazioni come queste dovrebbero poter contare su uno stipendio minimo, di dignità.

Adesso il tema è soprattutto trovare come proteggere i più deboli di una categoria già debole e precaria per suo statuto. Il pensiero va molto concretamente ad alcuni colleghi docenti, giovani e meno giovani, che non hanno spettacoli perché saltati e non hanno produttori alle spalle, e che dunque le prove erano pagate attraverso gli incassi previsti o i ben ridotti cachet quando va bene, e non hanno ora nessun introito attraverso l’insegnamento, la trasmissione della loro arte. Semplicemente, drammaticamente fermi. Anzi fermi non lo sono perché non lo sono mai stati e di certo stanno provando nuovi spettacoli. Ma molti di loro non possono contare su depositi o prestiti bancari per sopravvivere a questo momento. In altri paesi sarà certo sempre dura, ma questa protezione garantita in una qualche forma differenziata esiste… In questo caso inoltre si tratta di stato di emergenza e si dovrebbe poter coprire almeno il mancato guadagno attraverso semplici verifiche. Credo che da artisti dovremmo approfittare per imparare da questa esperienza e reimpostare tutto il settore e non lasciare indietro nessuno, garantendo un salario minimo almeno in questo tempo di calamità.

Molti ricordano in questi giorni quanto sia fondamentale la Sanità Pubblica e non sia stata una buona idea risparmiare su essa.

Noi crediamo che alla sanità dei corpi debba essere affiancata la Sanitas dell’anima della cultura e della bellezza attraverso teatro musica danza etc. etc. perché garantiscono la sopravvivenza della parte specificatamente umana dell’umanità…. Dobbiamo ora agire assieme e pensare sia all’adesso con interventi urgenti e mirati sia al dopo. Non possiamo aspettarci che un giorno si dirà: “pericolo scampato, ne siamo fuori ” e tutti di corsa torneranno a teatro. Ci vorrà tempo per ricostruire e ricucire, per ristabilire un rapporto che questa interruzione ha fatto crollare rivelandosi terremoto dell’anima oltre che epidemia, o pandemia se sarà definita tale. Se questa Quaresima pare essere tremendamente assimilata a quelle dei secoli passati in cui gli attori non potevano lavorare e che vedevano come portatrice di miseria (aborrendo il colore viola) è il momento per riflettere e creare condizioni più umane e solidali … È urgente e necessaria una seria riflessione per queste categorie così a rischio e attivare delle protezioni che invece sono presenti in altri paesi a diversi livelli tutelando ad esempio il lavoro a intermittenza.

La nostra solidarietà va a tutti i colleghi e colleghe e amici che vedono annullati gli impegni e sono rimandati a casa, alle associazioni culturali, alle compagnie, ai gruppi alle organizzazioni e ai singoli attori registi danzatori musicisti e lavoratori tutti delle arti performative. Il nostro pensiero attuale e il lavoro che proseguiamo alacremente con contatti quotidiani e continue rimodulazioni dei programmi accademici è volto a garantire che nulla verrà perso e recupereremo ogni docente facendo tutto il possibile e oltre…

Ma intanto in questa difficile contingenza vogliamo esprimere vicinanza ai tanti colleghi e alle colleghe affinché non si sentano soli. Rivolgiamo un appello alle autorità – Stato, Regione e Comuni – perché non facciano mancare il loro pieno appoggio a categorie che operano per la qualità della vita, per donare bellezza, per stimolare la coscienza critica.

Un segnale di incoraggiamento che osserviamo sta nei nostri allievi della Nico Pepe, che oltre al lavoro giornaliero che svolgono isolatamente con la nostra guida a distanza, hanno organizzato in totale autonomia una serie di interventi attraverso letture e azioni di “pronto intervento per la salute dell’anima” effettuate nel pieno rispetto delle norme di restrizione e a distanza di sicurezza, convinti che la poesia, il sorriso attraverso il gesto e la parola che si fanno arte e cultura, siano azioni vitali e necessarie.

Siamo solidali e vicini ai cittadini e alle cittadine, che ci seguono e sostengono nelle tante occasioni di incontro che abbiamo proposto e che continueremo a proporre e li assicuriamo che non vediamo l’ora di ritornare a incontrarli per proseguire, forse con maggior consapevolezza, il magnifico dialogo finora intessuto.

Claudio de Maglio
Direttore della Civica Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe

La lettera aperta di Luca Ferri.

Ci troviamo in una situazione che mai avremmo neanche immaginato di vivere; un momento difficile per ogni individuo, per la vita sociale e lavorativa che siamo abituati a condurre.
La famiglia di Anà-Thema Teatro è costretta a chiudere la sua casa “Il Teatro della Corte” e sospendere le attività spettacolari come da decreto del Governo.
Come la nostra famiglia teatrale, anche tutto il mondo dello spettacolo deve chiudere il sipario e rimanere in silenzio ad osservare, con la speranza che tutto passi e le cose vadano come “nel migliore dei mondi possibili” diceva Candido di Voltaire.
Siamo una categoria spesso dimenticata, che sa camminare senza scarpe per non farsi sentire, ma siamo anche un popolo che non ha mai smesso di andare avanti, perché la forza della cultura, dell’arte e della fantasia ha impedito al genere umano di lasciarsi contagiare dal male e dal colore grigio, che molte volte nella storia ha tentato di oscurare tutto. L’artista ha continuato a suonare durante le torture, ha recitato di nascosto quando recitare era proibito, ha cantato davanti alla morte, ha dipinto i fiori della rinascita, ha danzato anche nella vecchiaia e nella disabilità.
Questa compagnia è fatta di gente che vive, ama il teatro, gente che come tutti i teatranti, attori, registi, tecnici, direttori, macchinisti, scenografi, cantanti, danzatori, costumisti, ha lottato contro tutto e tutti più volte e, certo, non smetterà di farlo proprio ora che la situazione è dolorosa.
Sappiamo bene che è più importante la salute di uno spettacolo a teatro, ma la vita di un essere umano acquisisce una dignità, uno scopo, un pensiero, un sorriso ed un pianto anche grazie alla cultura…e noi lottiamo perché questo sia vivo e vero ogni giorno della nostra esistenza.
Sento di poter dire che noi teatranti non abbiamo chiuso il sipario e non ci siamo fermati davanti a niente, davanti ai contributi difficili da ottenere, davanti ai “no”, davanti alle intemperie, davanti ai miseri compensi, davanti alla burocrazia e non abbiamo chiuso il sipario nemmeno davanti alla morte di amici e persone care; abbiamo recitato per loro, anche la sera stessa delle tragedie…Per loro abbiamo emozionato, per tante situazioni siamo corsi ad aiutare, abbiamo recuperato fondi per i terremoti, per i meno fortunati, abbiamo sostenuto messaggi sociali con forza, a volte a discapito delle nostre stesse realtà…Noi, gente di teatro e di cultura ci siamo sempre stati e sempre ci saremo!
Ci siamo sempre stati e non abbiamo mai chiuso il sipario, ma oggi siamo costretti a farlo, dobbiamo chiudere la grande tenda rossa, spegnere le luci e scendere dalla scena; oggi un fantasma scivola silenzioso tra la gente, tra le poltroncine di velluto, nelle strade, nelle scuole, ovunque e mette a rischio tutto. Oggi quel fantasma che già più volte nella storia è giunto, tentando di eliminare l’umanità, è tornato con un altro nome e ci minaccia ancora. Forse sarà più forte, forse lo sarà meno, questo non lo sappiamo ma conosciamo la sua forza che in parte sta nella malattia ma in gran parte sta in quell’emozione tanto grande che governa: La Paura!
Tuttavia conosciamo il rimedio a questo male: noi sappiamo che la paura si vince credendoci insieme e lottando uniti, mettendo in campo le forze che abbiamo a disposizione…noi siamo in silenzio ma non siamo fermi…noi siamo in silenzio ma progettiamo come rialzarci, programmiamo spettacoli per i giorni migliori, inventiamo palcoscenici alternativi, giochiamo a recitare sui social network, noi combattiamo e lo facciamo per il bene della cultura di tutti…e non siamo soli, con noi ci sono Romeo, Amleto, Giulietta, Medea, Antigone, Mirandolina, Pantalone, Orfeo, Cyrano, Colombina, Ofelia e tanti altri che camminano vicino a noi, con noi.
Ora camminiamo insieme in silenzio e lottiamo mostrando il meglio dell’umanità senza distinzione di razza, colore o idea politica. Risolleviamoci e mostriamo quanto sappiamo essere degni di chiamarci esseri umani e mostriamo insieme quanto siamo degni di salire su questo meraviglioso palcoscenico che è il nostro pianeta.
In questo momento difficile abbiamo anche noi paura di non farcela, temiamo che quel sipario non si riapra e per questo vi chiediamo di non dimenticarci, perché quando tutto sarà passato, e passerà, avremo bisogno ancora dei sogni e dei pensieri che solo l’arte e la cultura possono regalarci.
Se anche i teatri, piccoli o grandi che siano, cominceranno a scomparire perché non riusciranno a riprendersi, allora la paura avrà vinto.
Se saremo dimenticati, l’umanità dimenticherà l’importanza dei sogni e sarà davvero difficile rialzarsi.
Camminiamo insieme, non più come artisti e spettatori divisi dal palcoscenico, ma come attori di uno spettacolo comune che si chiama vita e “ bisogno di vivere”.
Noi gente di spettacolo siamo un popolo che sa camminare in silenzio ma che ha la pelle dura sotto ai piedi e sa arrivare lontano.
Aiutateci a non fermare questo cammino, rimaniamo uniti, non dimentichiamoci, aiutiamoci e il sipario si aprirà ancora…e torneremo ancora ad emozionarci perché la paura sarà sconfitta.
Rimaniamo insieme ed affrontiamo insieme questo difficile momento.
Io ci sono, la mia compagnia c’è, il mio teatro c’è, il teatro c’è!

Luca Ferri

La Compagnia Anà-Thema Teatro

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