05/08/2021

C’è preoccupazione tra i distillatori friulani per le sorti di una delle bevande storiche della nostra regione, la grappa, per effetto dei costanti aumenti dell’imposta di fabbricazione. Se ne fa interprete l’Associazione Piccole e Medie Industrie del Friuli Venezia Giulia, ricordando che dal 1° gennaio 2015 scatterà il quarto aumento, nell’arco di poco più di un anno, dell’aliquota dell’accisa sulle bevande alcoliche. Gli aumenti immediatamente precedenti risalgono, infatti, all’ottobre 2013, al gennaio e al marzo 2014. Solo considerando quest’ultimo lasso di tempo l’accisa è salita da circa 800 euro a oltre 935 euro per ettanidro, ossia di quasi il 16,9%, a cui, in sede nazionale, corrisponde una diminuzione delle immissioni in consumo di quasi il 12,9%. Ma il dato, solo apparentemente paradossale – osservano i piccoli e medi industriali -, è che all’aumento dell’imposta di fabbricazione non corrisponde soltanto una minore vendita delle bevande spiritose, con danno evidente per le imprese, ma anche un minor gettito per l’erario, con danno, dunque, per le entrate dello Stato. L’estrema beffa è che in questi mesi lo Stato italiano si sta adoperando in sede comunitaria per l’indicazione geografica (IG) della grappa. “Di questo passo ci sarà la tutela, ma non più il prodotto da tutelare”, chiude Confapi. Per questo le piccole e medie industrie interverranno nei prossimi giorni anche nei confronti della Regione, affinché non vada disperso anche questo piccolo patrimonio di economia e storia friulana e italiana.

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