23/09/2018

C’è un posto che in concreto tutti i residenti del Medio Friuli conoscono bene. Lì si raggiunge il fiume Tagliamento con l’auto o le due ruote, senza grossi problemi. Alcuni lo chiamano Tiliment Beach (misto tra friulano e inglese), o Baia Tagliamento. In verità è la frazione Belgrado di Varmo (UD).

Nonostante il nome altisonante, Belgrado oggi è solo una strada provinciale con alcune case a destra e a sinistra, una chiesa, un’osteria con bar e tabacchi e poco altro. Belgrado dei 7 Castellicompare per la prima volta in un documento ufficiale il 28 aprile 1001. Tale documento concede al patriarca di Aquileia alcuni territori nell’area del Medio Friuli tra cui Belgrado. Fu proprio il Patriarca a chiamare popolazioni slave e carinziane al fine di ripopolare e coltivare la fertile pianura di Belgrado.

Tra il 1400 e i primi anni del 1500 c’era ancora un castello e intorno all’anno 1465, Cantacuzena Brankovich, figlia dell’imperatore Giorgio e vedova del nobile e ricco tedesco Ulrico II de Celie (1406-1456), l’aveva acquistato dal conte Leonardo di Gorizia (1440-1500). Il castello era grande ma in cattivo stato.

In serbo il castello era definito come “Belgrado in Friuli”, proprio per distinguere la località dalla capitale serba. Belgrado quindi consisteva di un castello, della chiesa di San Nicola e di alcuni edifici accessori, compreso un mulino e tutto il complesso era cinto da fortificazioni. A seguito dell’espansione della Repubblica di Venezia, nel 1515 il doge Leonardo Loredan concesse il contado di Belgrado a Girolamo Savorgnan, la cui famiglia resse il feudo sino alla caduta della Serenissima.

In occasione del millenario del castello, il Comune di Varmo grazie all’associazione culturale “la Tor” e al GEDA-OGS, hanno effettuato ricerche georadar, geoelettriche e magnetometriche nelle zone interessate. Nel 2002 i dati georadar hanno fornito precise indicazioni di scavo e sono stati rinvenuti: una tomba-sarcofago integra, antichi piani di calpestio formati da lastricati in pietra e in ciottolati, nonché diverse opere murarie. Quindi oggi nulla è più visibile del castello di Belgrado, ma a circa un metro sotto il livello del terreno ci sono resti che confermano quanto riportato nei testi storici.

Tornando ai giorni nostri, alla spiaggia di sassi che ospita i villeggianti estemporanei, ombrelloni in spalla e borsa frigo per trascorrere economicamente giornate di sole e marefiume, Belgrado è attraversata dalla provinciale 93 che proprio entrando da sud, presentava una peculiarità che probabilmente nella testa dei residenti di alcuni anni fa, doveva far immergere ancor di più i passanti nel clima marino. Circa una trentina  d’anni or sono, i paesani pensarono di piantare alcuni pini marittimi sul bordo della strada. Proprio come quelli che vedi sul lungomare di Lignano Pineta.

Scenograficamente l’effetto era innegabile e proprio come a Lignano questi pini marittimi hanno esteso le loro radici sotto l’asfalto, generando dossi stile montagne russe, ma nonostante questo, ogni qual volta si scatenava un temporale con vento forte, rami se non interi alberi, crollavano a terra.

La pericolosità pertanto era evidente e dopo tante lamentele da parte dei belgradesi e non solo, il Sindaco Sergio Michelin ha deciso di chiudere la strada per qualche giorno e risolvere il problema “alla radice”.

Il taglio deciso e brutale o l’abbattimento, potevano essere evitati qualora, una o due volte l’anno, avessero eseguito una potatura preventiva fatta a regola d’arte, ma si sa che le casse dei Comuni sono sempre piene di lacrime.

Soddisfazione espressa dalla Capogruppo di Primavera Varmese Antonella Iacuzzi: “sono trascorsi 8 anni dall’insediamento dell’amministrazione Michelin e finalmente, a seguito delle mie interrogazioni in data 27/01/2017, 13/12/2017 e del mio intervento in Consiglio comunale il 28/09/2017, l’amministrazione di Varmo ha preso atto della situazione di pericolo in cui versava la strada provinciale di accesso alla frazione di Belgrado (tra l’altro le transenne “provvisorie” erano state collocate circa 8 anni or sono)”. Qualche piccolo disagio alla viabilità per tre giorni, ma sicuramente ne vale la pena per la messa in sicurezza della strada.

Sempre la consigliera Iacuzzi ricorda che “ora le frazioni di Belgrado e Gradiscutta attendono una soluzione definitiva in merito alle due ex latterie, che versano da decenni in condizioni di grave degrado (quella di Belgrado tra l’altro ha il tetto che è pericolante sull’attuale fermata SAF e del pulmino scolastico)”.

Marco Mascioli

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