24/02/2020

Nel giorno in cui ricorre il “Safer Internet Day 2020”, ovvero la giornata internazionale della sicurezza su Internet, è stato presentato a Udine Il Patentino per l’uso dello smartphone, iniziativa  nell’ambito del progetto “ Cittadinanza digitale a scuola ”, realizzato dall’Associazione M.E.C. con il sostegno della Fondazione Friuli e la collaborazione della regione Friuli Venezia Giulia.

 Alla conferenza stampa sono intervenuti il presidente della Fondazione Friuli Giuseppe Morandini , Ketty Segatti, vice direttore della Direzione centrale lavoro, formazione istruzione, famiglia della Regione Friuli Venezia Giulia e Giacomo Trevisan , coordinatore progetti dell’ Associazione Media Educazione Comunit à (M.E.C.).

La proposta del patentino digitale punta a fare un ulteriore passo avanti nell’affrontare l’emergenza educativa legata al costante aumento dei comportamenti scorretti in rete, dei reati on-line e del linguaggio d’odio sempre più diffuso nei Social Network.

OBIETTIVI DEL PATENTINO

1. Sensibilizzare con maggiore forza gli studenti, le famiglie e le comunità sulle responsabilità che comporta l’utilizzo di dispositivi connessi in rete e la conseguente necessità di un percorso di formazione mirato per il loro utilizzo, prendendo come riferimento ciò che avviene per la patente della macchina;

2. Sperimentare in collaborazione con le scuole un percorso didattico replicabile per trasmettere a tutti gli studenti le informazioni e le competenze necessarie per l’uso sicuro e responsabile dei dispositivi digitali;

3. Valutare l’acquisizione di queste competenze attraverso un Test finale  

4. Coinvolgere attivamente i genitori rendendoli più consapevoli delle loro responsabilità (educative e legali) e fornendo loro strategie concrete per la sicurezza e il benessere digitale dei figli. I destinatari dell’iniziativa sono gli studenti della scuola secondaria di primo e secondo grado, i loro docenti e i loro genitori. Gli organizzatori del progetto, impegnati da anni nel campo  dell’utilizzo responsabile delle nuove tecnologie, segnalano che  nell’ultimo Anno Scolastico 2019/2020, l’attività sul campo ha confermato l’aggravarsi di  quattro comportamenti a rischio:

● insulti e umiliazioni tra studenti, in particolare su Whatsapp e Social Network

● la diffusione in rete di selfie a sfondo sessuale che ritraggono minori

● problemi di dipendenza comportamentale (in particolare da videogame)

● la diffusione di contenuti estremi (a sfondo sessuale o razzisti) attraverso chat dedicate e stickers

La situazione rende necessario rafforzare   le metodologie utilizzate a partire dall’introduzione di maggiori strumenti di valutazione.

  A partire dal 2019, l’associazione MEC ha iniziato  a verificare il grado di comprensione degli studenti rispetto ai comportamenti a rischio e ai reati on-line più frequenti attraverso il questionario “diritti e doveri on-line*” , concentrandosi  sugli studenti di prima superiore, l’età in cui acquisiscono responsabilità legale delle loro azioni e in cui la maggior parte degli studenti ha già avuto occasione di partecipare a corsi o conferenze sul tema del cyberbullismo: i risultati sono stati molto preoccupanti.

● Oltre il 50% degli studenti non riconosce il reato di violazione della privacy in relazione alla diffusione online di immagini dei coetanei contro la loro volontà

● Oltre il 50% non conosce il reale significato del reato di diffamazione online e non è in grado di riconoscerlo nei contesti on-line apparentemente privati quali un gruppo whatsapp o una pagina Instagram privata

● Oltre il 70% (più di due su tre) non considera reato creare un “gruppo contro” su whatsapp“ per insultare un coetaneo a sua insaputa.

● Oltre il 40 % (più di uno su tre) non considera reato insultare pesantemente un una diffamazione aggravata a pubblico ufficiale.

● Quasi il 30% (quasi uno studente su tre) non considera reato insultare e definire “ladro” un negoziante in un Social Network (Instagram) , in un momento di rabbia di fronte ad un difetto del prodotto acquistato.

Da questi dati è emerso in maniera evidente la necessità di progettare e utilizzare strumenti di monitoraggio e valutazione che permettano di verificare le competenze realmente acquisite dagli studenti al termine degli interventi formativi .

IL PATENTINO PER L’USO DELLO SMARTPHONE

In questo preoccupante contesto l’associazione MEC propone  proporre anche in Friuli Venezia Giulia, come già sta avvenendo in altre regioni d’Italia, un ” Patentino per l’uso dello smartphone ” iniziando la sperimentazione dagli studenti di età compresa tra i 12 e i 14 anni; questa è la fascia di età in cui la quasi totalità degli studenti ottiene uno smartphone personale (secondo le nostre indagini la percentuale supera il 90% degli studenti).

Il percorso per ottenere il patentino sarà sviluppato valorizzando le attività  didattiche da  sperimentate dlla MEC in molti anni di attività   e prevederà: 1. una formazione iniziale rivolta agli insegnanti che avranno un ruolo attivo 2. un percorso didattico rivolto agli studenti sviluppato attraverso l’uso di momenti di approfondimento alternati ad esercitazioni pratiche, attività di gruppo, analisi di contenuti multimediali e giochi di ruolo (per un minimo di 4 ore per classe) 3. un i ncontro formativo rivolto ai genitori , con la consegna di materiale informativo sugli aspetti educativi e legali, a cui seguirà la sottoscrizione di un impegno, che sarà condizione necessaria per l’ottenimento dell’attestato finale 4. un test finale rivolto agli studenti il cui superamento permetterà di ottenere il “patentino”.

La sperimentazione partirà con l’ anno scolastico 2020-2021 e coinvolgerà inizialmente 10 Istituti scolastici aderenti al progetto “Cittadinanza Digitale a Scuola” sostenuto dalla Fondazione Friuli. La sperimentazione si potrà in seguito estendere progressivamente ad altri Istituti che faranno richiesta del percorso.

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