22/07/2018

Il portavoce del Movimento 5 Stelle, Cristian Sergo, consigliere regionale del Friuli Venezia Giulia, ha ripercorso lo Stato dell’arte” dell’elettrodotto Terna tra Udine ovest e Redipuglia, durante i lavori del Venice Energy Forum, dedicato alle politiche transadriatica e transalpina.

Analizzando i dati energetici dal 2002, Sergo ha detto che ad oggi la nostra Regione, potrebbe dichiararsi a tutti gli effetti autosufficiente per l’energia elettrica. La sua posizione geografica, però, fa sì che molti gwh vengano importati dalla Slovenia per poi esser trasferiti in Veneto. Erano 7300 gwh nel 2009, sono poco più di 4000 ormai dopo la crisi che ha colpito i nostri Paesi.

L’ “Elettrodotto 380kv tra Redipuglia e Udine Ovest in linea aerea” proposto da Terna spa è un’opera che, come sostiene il Ministero dei Beni Culturali,, “inciderà in modo drammatico nell’ambiente naturale in cui è particolarmente pregevole la visione del contrasto tra le Alpi Giulie sullo sfondo e della pianura coltivata e del tessuto insediativo rurale, anch’esso di pregio”. Un’opera di soli 40 km su cui potrebbe transitare il doppio dell’energia che attualmente circola nell’intera Regione.

Terna spa, al contrario, nella sua relazione paesaggistica è giunta a sostenere . precisa il rappresentante M5S, che “l’intervento è adatto al carattere dei luoghi e non abbassa la qualità paesaggistica”, e che l’impatto dei piloni alti anche oltre i 60 metri è tale solo perché si osservano da vicino. Allontanandosi da loro prima o poi si intercetterà qualche ostacolo che li renderà “invisibili”.
Come a dire, siccome da Venezia non si vedono, non c’è alcun problema, precisa ironico Sergo.

Preme ricordare che il Ministero dei Beni Culturali ha richiamato l’orientamento ormai consolidato del Consiglio di Stato secondo il quale “si richiede per la legittimità amministrativa, che nuove opere non deturpino ulteriormente l’ambiente protetto”. Il Consiglio ha già accolto una volta i ricorsi di cittadini e comuni interessati dall’opera tant’è che i lavori risultano fermi dal luglio 2015 e questi Comuni sono pronti a dar ancora battaglia.

Un eurodeputato della nostra Regione – ricorda il consigliere regionale pentastellato – ancora sei anni fa, ebbe modo di sostenere che “quello di Terna è un atto d’imperio. L’annuncio che l’elettrodotto dovrà essere aereo, è contrario a qualsiasi concetto di riduzione dell’impatto ambientale, umilia i Comuni interessati e ridicolizza l’autorevolezza della Giunta regionale.
Questo politico è l’attuale Presidente della Regione che 4 mesi fa con una delibera di Giunta ha dato parere favorevole alla compatibilità ambientale dell’elettrodotto aereo. Vorrei capire da questo Forum. afferma ancora Sergo -di “quali interessi” stesse parlando Debora Serracchiani.

Rivolgendosi al Forum Sergo si è chiesto se c’è consapevolezza del fatto che il mondo stia cambiando, rispetto al 2002, non il 2012 ma il 2002, quando opere di questo tipo sono state pensate e solo grazie alla forte difesa del proprio territorio che sindaci e cittadini hanno intrapreso, non sono ancora stata realizzate. L’idea di dover implementare la nostra linea a tal punto poteva esser giustificata solo dal fatto che fino al 2011 erano parecchie le voci che prevedevano l’installazione di una centrale nucleare proprio a Monfalcone, ma poi ci hanno pensato i cittadini italiani con un referendum a evitarlo.

Successivamente alla favorevole valutazione d’impatto ambientale del 2011, Terna spa ha introdotto nel proprio programma di sviluppo anche un elettrodotto interconnector a 380 kv da 1000 mw (Divaccia in Slovenia-Salgareda in Veneto, passando per un tracciato interrato e addirittura sottomarino nel Mar Adriatico) che dovrebbe liberare proprio dal nodo di Redipuglia – Monfalcone, una quantità di gwh annuale ben superiore a quella solitamente importata dalla Slovenia ed esportata in Veneto.

La realizzazione di questo nuovo interconnector previsto per il 2022 renderebbe poco necessaria un’opera devastante per il paesaggio friulano, che costerà, per la sola linea aerea di 39 km, una cifra che si avvicina ai 40 milioni di euro, a fronte di un investimento, ancorché finanziato da privati di 869 milioni di euro per l’interconnector Divaccia – Salgareda. Un’opera che, a quanto pare, grazie al meccanismo “dell’importazione virtuale” di fatto stiamo già pagando anche tutti noi con le nostre bollette. Ma si sa, ce lo chiede l’UE!

Pensare che una delle obiezioni all’interramento dell’Udine-Redipuglia era proprio l’eccessivo costo, atteso che secondo la stessa Terna interrare un elettrodotto costerebbe 10 volte di più.

Questa è la dimostrazione che con gli stessi soldi si potrebbero interrare fino a 3 linee, salvaguardando quanto ci chiede l’Europa, quanto ci chiedono le industrie energivore, ma soprattutto quanto chiedono i cittadini e il nostro ambiente. E potremmo farlo in tempi rapidissimi atteso che è in fase di realizzazione la Terza Corsia dell’autostrada Venezia Trieste, il cui tracciato per l’interramento della linea, come avviene in altri parti dell’Europa.

Le soluzioni adottate in altre parti d’Italia – ha continuato Sergo nel suo intervento – hanno dimostrato che gli elettrodotti, anche ad altissima tensione, possono essere interrati, come avvenuto per il Sorgente-Rizziconi tra Sicilia e Calabria, oppure possono esser interrati lungo la rete viaria come nel caso del Piossasco (IT)-Grand Ile (FR), o come le parti interrate dello stesso Salgareda Divaccia.

Cristian Sergo si è anche soffermato su un’altra opera impattante di cui s’è occupato come consigliere regionale ovvero la linea ferroviaria ad Alta Velocità che doveva collegare Venezia a Trieste. Il costo previsto di quell’opera era di 7,5 miliardi di euro. Ora si è stabilito che per velocizzare la linea basteranno 1.800 milioni, ma probabilmente si finirà per spendere poco meno di un miliardo. Circa dieci volte in meno di quanto preventivato.

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