22/04/2018

Sulle preoccupazioni espresse in una interrogazione rivolta alla giunra reginale dalla consigliera pentastellata Elena Bianchi in merito al rischi di immagine e dai possibili aggravi economici derivanti dallo spostamento della sede della scuola regionale di conservazione e restauro dei beni culturali dalla prestigiosa sede di Villa Manin a Gorizia, risponde in aulto l’assessore alla cultura Gianni Torrenti.

L’avvio sistematico della scuola è uno degli obiettivi primari, afferma Torrenti, nel ricordare anche che la scuola è di fatto chiusa in quanto ha completato il primo e finora unico corso quattro anni fa “Abbiamo identificato Gorizia – precisa Torrenti – come sede ideale per rendere il corso frequentabile da più studenti rispetto ai 12 precedenti. Il numero molto ridotto era condizionato dalla mancanza di spazi adeguati nella palazzina dedicata ed alle difficoltà organizzative dovute alla ridotta disponibilità di personale amministrativo più che personale insegnante, comunque esterno”.

“A Gorizia – ha quindi dettagliato Torrenti – è stata individuata una sede idonea ad ospitare la scuola in un’area di Palazzo Alvarez, via Diaz, passata in proprietà alla Regione dalla Provincia di Gorizia e alla gestione dell’Erpac. Tale sistemazione si può considerare ideale in quanto il palazzo in centro della città ospita fino all’autunno l’università ma il contratto è stato rescisso dalla stessa e, pertanto, le stanze risultano già adibite a corsi e permetteranno di ospitare più corsisti ed attrezzature, abbattendo i costi di gestione. Ovviamente parliamo di spazi di proprietà regionale e non in affitto”.

“Lo spostamento – ha sottolineato ancora l’assessore – è inoltre coerente con l’istituzione della direzione generale dell’Erpac a Gorizia ed è un tassello importante nel nuovo ruolo della città nel patrimonio culturale della regione. Il palazzo inoltre è quasi adiacente a Villa Louise, che come noto verrà totalmente ristrutturata al fine di diventare la sede di un incubatore di imprese creative e culturali. Lo spazio necessita, ovviamente, di una serie di adeguamenti, in particolare per la sistemazione dei laboratori di restauro e diagnostica, ma essendo già ad uso universitario si tratta di adeguamenti di modesta complessità”.

“Questo spostamento – ha inoltre esposto Torrenti – permette a Villa Manin di cogliere l’importantissima opportunità di ospitare la sede della Fondazione Roberto Capucci di Roma, mettendo a disposizione a titolo gratuito spazi adeguati e utenze per l’Archivio storico della Fondazione contenente abiti, abiti-scultura, disegni, fotografie, documenti audio e video”.

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