14/08/2018

Audizione in III Commissione consiliare regionale – presidente Franco Rotelli (PD) – dell’assessore alla salute e integrazione sociosanitaria Maria Sandra Telesca in merito alle linee per la gestione del Servizio sanitario regionale per il 2014. Ad affiancare l’assessore il direttore generale Adriano Mastrolongo, che ha delineto il processo di programmazione-definizione di obiettivi e risultati attesi e delle risorse complessivamente disponibili per l’anno, per consentire alle Aziende sanitarie di predisporre i singoli piani attuativi locali (PAL) e quelli ospedalieri (PAO).

Un quadro di risorse finanziarie, investimenti di rilievo regionale e aziendale e regole gestionali comprendenti sia azioni che vincoli operativi per il contenimento dei costi. Le risorse di parte corrente – complessivamente 2 miliardi e oltre 115 milioni di euro, di cui 30 milioni sono stati fin da subito destinati a investimenti per garantire il processo delle grandi opere in corso per gli ospedali di Pordenone, Udine e Trieste (Cattinara) – sono state distribuite per il 70% in base a criteri standard e il rimanente suddiviso fra le Aziende riequilibrando il bilancio dello scorso anno.

Quando il sistema sarà a regime, la ridistribuzione – è stato precisato – potrà avvenire completamente secondo criteri standard. Fra i vincoli operativi il costo per il personale (che non può superare quello del 2012 abbattuto del l’1%); la farmaceutica ospedaliera (meno 4% rispetto al 2013); i dispositivi medici (meno 10% rispetto al 2012); il numero delle prestazioni ambulatoriali per abitante (non più di 4 pro capite esclusa la branca di laboratorio); le manutenzioni ordinarie (costo massimo il 20% in meno rispetto al 2012); il tasso di ospedalizzazione di ogni Area vasta (non oltre 140 per 1000); nelle more del nuovo accordo con gli erogatori privati, il budget destinato a ogni area vasta è determinato sulla base della spesa consuntiva del 2011, ridotta del 2%).

Parallelamente, fra le azioni operative l’avvenuta chiusura del nuovo accordo con gli erogatori privati (qui una riduzione del 6%), una rivisitazione del sistema tariffario, la mobilità sanitaria extraregionale (verrà sviluppato un accordo con il Veneto).

Interventi dunque prevalentemente di tipo gestionale, che hanno la finalità di razionalizzare – ha sottolineato Telesca. Quanto al contenuto delle linee, che sono cosa diversa rispetto alla riforma che ci compete come assunzione di responsabilità politica, per la metà sono un obbligo normativo. Il criterio dei costi standard ha consentito – ha precisato l’assessore – di non fare tagli lineari. Una virata nelle modalità gestionali di 360 gradi che non può certo concretizzarsi in un mese. Alle Aziende è chiesto un grande sforzo e quanto messo in campo non dovrà portare a disservizi; la direzione monitorierà perchè ciò non accada e apporterà eventuali correzioni.

Telesca ha così risposto al consigliere Bruno Marini (GM/FI), il primo a intervenire commentando che una manovra simile in anni precedenti avrebbe portato a grandi manifestazioni di contrarietà, come se i soldi avessero valori diversi a seconda di chi governa. Il consigliere aveva chiesto chiarimenti sui dati relativi all’area giuliano-isontina criticando un cambiamento senza gradualità, portatore di sconquassi nella sanità triestina.

Una riorganizzazione gestionale, e anche la riforma, devono essere il più partecipate possibile – ha detto poi Andrea Ussai (M5S) sollecitando spiegazioni sulle intenzioni della Giunta in merito al ruolo dei piccoli ospedali, ai punti nascita, al rapporto con i medici di medicina generale, all’appropriatezza delle prestazioni del privato accreditato.

Con queste dotazioni finanziarie il sistema reggerà? Ha chiesto Riccardo Riccardi (Pdl), ponendo una serie di quesiti: se il sistema regge, cosa significa: che siamo in grado di fare le cose perchè se ne fanno di meno o nel tempo sono stati buttati soldi? Siccome l’assessore dice che non saranno tagliati i servizi dovremo mettere risorse con l’assestamento? E tutto ciò che effetti produrrà alla città e all’ospedale di Udine? E quando si dice che non si chiuderanno ospedali occorrerà capire cosa succederà al loro interno.  

Per Stefano Pustetto (SEL) queste linee scontano un immobilismo di dieci anni. Concorde sull’obbligo dei costi standard, ha evidenziato perplessità sul decreto Balduzzi: se ci paghiamo la sanità la gestione è nostra, e anche la riforma spetta alla Regione – ha sintetizzato evidenziando, fra diversi problemi, quelli della formazione degli specializzandi, del ruolo dell’ospedale di Udine e dei punti nascita: questi ultimi si basano su dati numerici, ma la scelta finale tra Palmanova e Latisana è politica.

Roberto Novelli (Pdl) con riferimento a quanto riferito in altra audizione dall’Organo di indirizzo dell’Azienda ospedaliero-universitaria  di Udine, si è detto preoccupato rispetto a soluzioni a breve. Occorre dire con chiarezza ai cittadini cosa si dovrà togliere per necessità. In merito ai piccoli ospedali si stanno riformando i comitati: l’informazione ufficiale rischia di arrivare tardi.

Per Gino Gregoris (Citt) occorre disporsi a un nuovo approccio nel modo di operare: come in altri campi anche nella sanità si possono migliorare le modalità di azione.
 
Chiarimenti puntuali sono stati chiesti da Franco Codega (PD) che ha anche invitato a non alimentare allarmismi; ci sono i margini per contenere la spesa senza depauperare il servizio.

Mauro Travanut (PD), ha ribadito che le linee non potevano fare diversamente, ma che questo è anche l’anno in cui si è obbligati a fare la riforma. Margini di miglioramento ce ne sono e fin d’ora nulla vieta di pensare ai suoi contenuti.

Precisazioni sulla tempistica state chieste da Roberto Revelant (AR), che ha rivendicato il ruolo dei consiglieri nel poter indicare degli indirizzi di riforma.
 
I risparmi si possono trovare in sinergia tra Aziende ospedaliere e territoriali – ha detto Franco Rotelli (PD)  sottolineando l’impegno dell’assessorato a lavorare con le aziende per inefficienze e costi da abbattere. E bisogna  puntare sull’innovazione.

Per Luca Ciriani (Pdl), non è logico dire che le linee guida e la riforma sono due cose separate; la manovra è fatta per tirare avanti perchè fino alle prossime consultazioni elettorali non saranno prese decisioni. Quando avremo una riforma si potrà parlare, per ora la regione va avanti alla giornata.

Infine, per Valter Santarossa (AR) riguardo le linee di gestione non si può prescindere da un discorso più ampio. Sulla strada del riequilibrio territoriale (che doveva essere pensato nel momento in cui è stata annullata la riforma Tondo) si sta procedendo in modo condivisibile, ma vanno affrontati i problemi dei punti nascita, della centrale unica del 118, degli ospedali di rete, della qualificazione dei centri di eccellenza degli ospedali di Pordenone, Udine e Trieste nel sistema europeo.

Le linee di gestione sono un compito amministrativo che si interseca con le questioni di riforma, ha detto in chiusura l’assessore Telesca, senza sottrarsi a chiarimenti e spiegazioni e dichiarandosi su alcuni problemi non angosciata, ma serenamente preoccupata.

Stiamo acquisendo dati e documentazioni che ci serviranno per prendere le decisioni più corrette, per esempio sui punti nascita, perchè ci sono scelte gestionali che condizionano la politica. Prevedendo di ottenere un risparmio con queste linee di circa 60 milioni di euro sugli 80 ipotizzati, (20 si dovranno poi mettere) Telesca, rinnovando l’invito a evitare allarmismi,ha ricordato che la situazione viene monitorata di mese in mese.

e noi diciamo…
di fatto tanti meno soldi alla sanità regionale e se il sistema dimostrerà di tenere botta senza disservizi allora vorrà dire che tanti soldi sono stati spesi prima inutilmente..e potevano già essere risparmiati. Ma ne siamo proprio sicuri?

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