17/01/2018

L’Università di Udine ha scoperto che un particolare gene, l’HDAC9, è coinvolto nello sviluppo dei leiomiosarcomi, tumori rari e particolarmente aggressivi. Il leiomiosarcoma è un tumore maligno. In Italia rappresenta un quinto dei circa 6 mila nuovi casi di sarcoma (tumori dei tessuti molli) diagnosticati ogni anno, con un’incidenza doppia nelle donne rispetto agli uomini.

Studiando le principali alterazioni geniche nei malati di diversi tipi di cancro, i ricercatori hanno scoperto che il 22% dei pazienti affetti da leiomiosarcoma ha una sovrapproduzione del gene HDAC9. Il suo ruolo chiave nella proliferazione del tumore è stato verificato con l’utilizzo di una tecnica innovativa chiamata CRISPR/Cas9 che ha permesso di eliminare il gene dal DNA del leiomiosarcoma, le cui cellule sono quindi ritornate normali perdendo gran parte delle proprietà neoplastiche. La possibilità di utilizzare la tecnica CRISPR/Cas9, così com’è stata affinata nei laboratori di biologia cellulare dell’Università di Udine, permetterà di comprendere meglio il contributo di questo gene, una sorta di direttore d’orchestra impazzito, al processo di trasformazione neoplastica.

Due gli sviluppi della scoperta sui quali i ricercatori dell’Ateneo friulano sono già al lavoro. Innanzitutto, stanno verificando il coinvolgimento di HDAC9 e geni simili in altri tipi di tumore, inoltre sono stati programmati gli esperimenti per identificare nuovi composti con attività anti-tumorale a fini terapeutici che abbiano come bersaglio HDAC9.

«La mancanza di una valida terapia mirata per i leiomiosarcomi e l’alta propensione alla loro metastatizzazione – sottolinea Brancolini – richiedono la sollecita identificazione di nuovi bersagli terapeutici e di nuove strategie di aggressione e trattamento a dispetto della relativa rarità della patologia».

Lo studio dell’Ateneo friulano, finanziato con circa 220mila euro dall’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc), è stato pubblicato dalla rivista scientifica internazionale PLOS Genetics. La ricerca è stata condotta dal gruppo di Biologia cellulare diretto da Claudio Brancolini, del Dipartimento di Area medica, e coordinata da Eros Di Giorgio. Allo studio hanno collaborato anche il Laboratorio di Oncogenomica funzionale del Centro di riferimento oncologico (Cro) di Aviano, diretto da Roberta Maestro, e il Laboratorio di Anatomia patologica dell’Ospedale di Treviso, diretto da Angelo Paolo Dei Tos.

Oltre a Brancolini e Di Giorgio, il team dell’Università di Udine che ha lavorato alla scoperta è composto da Raffaella Picco, Sebastiano Cefalù, Elisa Franforte e Harikrishnareddy Paluvai, studenti del dottorato in Scienze biomediche e biotecnologiche.

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