23/09/2018

Nuovi meccanismi molecolari possibili responsabili della resistenza delle cellule tumorali alla chemioterapia sono stati scoperti dall’Università di Udine grazie a uno studio finanziato con 170 mila euro dall’Associazione italiana ricerca sul cancro (Airc). Lo studio potrebbe aprire nuovi scenari su possibili sviluppi di nuovi farmaci capaci di rendere le cellule tumorali più sensibili alla chemio e alla radio terapia, aumentandone così efficacia e specificità. I risultati sono stati pubblicati dalla rivista scientifica internazionale Nature Communications (www.nature.com).

La ricerca fa luce sul funzionamento della proteina APE1, un enzima di riparazione del Dna, proponendone un nuovo ruolo nel processo di sviluppo e progressione della patologia. In particolare, APE1 contribuisce sia al mantenimento della stabilità genomica, ma anche ai fenomeni di chemioresistenza in diverse forme tumorali, come quelli al seno, alle ovaie e il glioblastoma (tumore maligno del cervello).

Lo studio è stato condotto dal gruppo di ricerca del Laboratorio di biologia molecolare e stabilità genomica, diretto da Gianluca Tell, del Dipartimento di area medica (Dame) dell’Ateneo friulano. Il titolo è “Mammalian APE1 controls miRna processing and its interactome is linked to cancer Rna metabolism”.

«Applicando alcune delle più moderne tecniche di analisi genomica e proteomica – spiega Tell, tra i massimi esperti a livello mondiale delle funzioni della proteina APE1 – è stato possibile comprendere come la proteina APE1 possa contribuire alla regolazione dell’espressione di geni coinvolti nei fenomeni di chemioresistenza. Inoltre, viene proposta per la prima volta una funzione biologica di questa proteina nel metabolismo dell’acido ribonucleico (Rna) attraverso l’interazione con numerose altre proteine coinvolte in questi processi metabolici con importanti implicazioni nello sviluppo tumorale». Da alcuni anni, sottolinea Tell, professore di biologia molecolare, «stiamo sviluppando nuovi composti in grado di interferire con le funzioni di questa proteina nelle cellule tumorali e questa scoperta ci aiuterà nell’ottimizzarne l’impiego per la medicina di precisione».

Il lavoro è dedicato alla memoria del professor Franco Quadrifoglio, «per le sue doti indimenticate –sottolinea Tell – di stimato didatta e scienziato e di indimenticabile amico». Quadrifoglio fu preside della facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Ateneo udinese dal 1999 al 2005 e direttore del Laboratorio di Biologia molecolare.

Del gruppo di ricerca dell’Università di Udine fanno parte, oltre a Tell, Giulia Antoniali (principale sviluppatrice del lavoro), Silvia Burra, Marta Codrich, Matilde Clarissa Malfatti, Giovanna Mangiapane. Allo studio hanno collaborato: Mikiei Tanaka dei National Institutes of Health (NIH) di Bethesda (Stati Uniti), Chiara D’Ambrosio e Andrea Scaloni del Laboratorio di proteomica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) di Napoli; Shiheng Zhang e Mengxia Li del Cancer Center del Daping Hospital (Cina); Slobodanka Radovic dell’Istituto di genomica applicata (Iga) di Udine; Emiliano Dalla e Yari Ciani del Laboratorio nazionale del Consorzio interuniversitario per le biotecnologie (Cib) di Trieste; Silvano Piazza del Centre for Integrative Biology (Cibio) dell’Università di Trento, e Lisa Lirussi e Fabrizio Serra del Laboratorio di Biologia molecolare e Stabilità genomica del Dame dell’Ateneo friulano.

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