25/02/2018

L’appena conclusa R.I.V.E. Rassegna internazionale di viticoltura ed enologia organizzata dalla Fiera di Pordenone, ha dedicato un importante convegno alla valorizzazione della Ribolla Gialla, vista come opportunità per lo sviluppo della viticoltura e dell’enologia del Friuli Venezia Giulia.

L’assessore regionale alle Risorse agricole e forestali, Cristiano Shaurli, impegnato in Consiglio regionale per l’approvazione della legge di Stabilità, ha voluto ringraziare gli organizzatori di Rive e rimarcare l’attenzione della Regione a sostegno dello sviluppo e della valorizzazione della Ribolla Gialla.

Nel corso del convegno sono stati presentati gli esiti di un report curato da Nomisma-Wine monitor sulla Ribolla Gialla, a tutti gli effetti un vino friulano, dai quali emerge che l’aumento dell’export vitivinicolo regionale ha superato il +55 per cento negli ultimi anni, miglior dato italiano.

E che per quanto riguarda i vini bianchi, il Friuli Venezia Giulia è di gran lunga il più presente nelle carte dei ristoranti italiani.

In questo contesto, la Ribolla Gialla è il vino che nell’ultimo anno ha segnato il maggior incremento nella grande distribuzione italiana, con un +31 per cento, ed è già in testa tra i vini che tra i consumatori evocano il vigneto e il territorio del Friuli Venezia Giulia.

“Abbiamo affrontato in questi anni scelte importanti – ha ricordato Shaurli – che credo abbiano riportato il Friuli Venezia Giulia al centro del dibattito nazionale del settore: dalla Doc Friuli, alla Doc interregionale Pinot Grigio, all’aumento dell’export, fino al lavoro di tutela dei nostri vitigni autoctoni, fra i quali c’è la Ribolla Gialla”.

“Queste scelte – ha proseguito l’assessore – e alcuni importanti risultati, sono stati possibili soltanto grazie a una rinnovata unità e capacità di lavorare assieme dell’intero sistema agricolo regionale, e in particolare della vitivinicoltura”.

Anche la tutela della Ribolla Gialla è figlia di questo percorso, doveroso per un vino che ha avuto una crescita repentina, da 180 a oltre mille ettari nei prossimi anni. E sta ai produttori, e all’intero sistema della filiera enologica regionale, decidere come tutelarla per il futuro, come promuoverla e come produrla.

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