22/04/2018

Archiviato l’indegno spettacolo fornito dalla politica del Fvg nella formazione nominativa delle liste per le prossime regionali si è entrati nel “vivo” della campagna elettorale. Anche volendo stendere un velo pietoso su quanto avvenuto non possiamo nascondere come nelle liste la qualità è da cercare con il lumicino a iniziare proprio dal fatto che le liste in Fvg non sono un terreno per giovani che ci fa pensare come ormai sarebbe necessario, dopo le candidature di genere proporre anche quelle per fasce d’età.
Ma andiamo per ordine: che il problema in Fvg come in Italia sia di classe dirigente è segreto di Pulcinella, il dramma è che la qualità delle istituzioni pubbliche, intesa come capacità di soddisfare i bisogni espressi o impliciti dei cittadini, è uno dei fondamentali fattori di equilibrio e progresso della società e questa qualità dipende essenzialmente dalle persone che costituiscono le diverse organizzazioni e che consentono di perseguire in modo adeguato gli obbiettivi delle loro missioni politiche. In sostanza la politica è fatta di uomini che possono o non possono esprimere qualità di governo. Del resto se negli ultimi venti o trent’anni il Paese avesse espresso una classe dirigente decente non saremo in queste condizioni e non si parla solo di aspetti finanziari ma anche di prestigio internazionale.
Un fatto come quello di Bardonecchia non sarebbe di certo accaduto. Senza entrare nel merito di singole candidature, che vanno comunque rispettate, non ci può però nascondere che la selezione attuata , nonostante tanti proclami, non è certo quella della competenza e del merito, soprattutto se questi due concetti fossero davvero applicati al concetto di bene comune e non a quello personale. Del resto non si spiegherebbero altrimenti i cambi di casacca nell’ultima legislatura, le piroette ideologiche di molti in quella che una volta si chiamava sinistra, centro o destra, categorie di cui oggi si nega l’esistenza ideologica in modo di avere le “mani libere” per i propri giochetti, passando da una formazione all’altra con disinvoltura a-programmatica come in un gioco di vasi comunicanti. Dunque, in generale il giudizio sulla qualità dell’attuale classe politica nazionale entrante e regionale uscente non è positivo, mentre c’è da sperare poco, a scorrere le liste, che quella che si prepara a sedere negli scranni del Consiglio Regionale Fvg sarà molto meglio. Un dato per tutti fa ben capire come la situazione sia chiara con omologazione anche da parte di quelle forze che si dicono nuove e alternative. Dei 483 candidati presenti in 12 liste solo 12 sono con età inferiore ai 30 anni, non si tratta solo di scarsa attenzione per il modo dei giovani di cui però tutti si riempiono la bocca, ma del fatto che una classe politica di attempati ultra 50enni non ha consentito la crescita di una nuova classe dirigente. Perfino nel M5S che ci si sarebbe aspettato pieno di linfa giovanile, la più giovane ha 32 anni e la media supera invece gli “anta”. Intendiamoci da altre parti non è che cose vadano meglio, nessuna lista ha più di 2 candidati under 30. Insomma ci viene in mente che il “cambiare tutto per non cambiare niente” sia prepotentemente translato dalle pagine del Gattopardo al Paese tutto, grillini compresi.

Fabio Folisi

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