17/11/2018

“Giornata di studio sulle soluzioni per la sostenibilità energetica e ambientale delle aree portuali – Azione pilota per il porto di Trieste”. Questo il titolo del convegno organizzato a Trieste per valutare l’avvio di un progetto pilota per la infrastrutturazione elettrica di una parte delle banchine del porto di Trieste, il cosiddetto “cold ironing”. L’intervento consentirebbe alle navi che stazionano in porto di allacciarsi alla rete elettrica, con il conseguente spegnimento dei generatori di bordo e la riduzione degli inquinamenti atmosferico e acustico per la città: da uno studio condotto da Arpa FVG, infatti, si è appreso che le navi che sostano in porto producono un inquinamento atmosferico stimabile attorno al 20% del totale.

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Questa giornata di studio – ha esordito il presidente del Consiglio regionale Franco Iacop, che è anche componente del Comitato delle Regioni dell’Unione europea – rappresenta uno dei traguardi dell’attività della nostra Assemblea legislativa, impegnata nella partecipazione alla formazione del diritto e delle politiche comunitarie. E la IV Commissione consiliare ha esaminato la comunicazione della Commissione europea sulla Strategia per la mobilità a basse emissioni di luglio 2016, chiedendo apposite misure per la sostenibilità dei trasporti e in particolare proprio per la infrastrutturazione elettrica delle banchine del porto di Trieste. Queste proposte sono state recepite dall’Aula nella sua interezza, e da ultimo sono confluite nel parere del Comitato europeo delle Regioni a luglio 2017.

Questo momento – ha chiosato Iacop – è particolarmente propizio al cambiamento, specie per le politiche messe in atto dall’Unione europea a favore dello sviluppo tecnologico in senso sostenibile e compatibile con l’ambiente e la salute.

A fornire i dati scientifici sull’inquinamento ambientale e le prescrizioni per la sostenibilità nelle aree portuali sono, poi, stati i relatori del convegno.

Primo a parlare in tal senso, Luca Marchesi, direttore generale di Arpa FVG, che si è soffermato sugli impatti del porto e delle navi sull’inquinamento atmosferico nella città di Trieste. A regime di brezza – ha così spiegato Marchesi – c’è un accumulo di inquinanti verso terra. La fase di emissione in attracco è quello più inquinante. Quanto a PM10 (polveri sottili) e a NO2 (biossido di azoto) rilevati a Trieste, circa il 20% è prodotto dalle navi.

Ridurre i tempi di stazionamento in attracco riduce le emissioni e quindi l’impatto all’inquinamento atmosferico. Elettrificare le banchine riduce le emissioni locali, però l’approvvigionamento elettrico deve essere efficace ed efficiente per gestire la variabilità nella richiesta di potenza. Anche l’uso di motori nuovi bi-fuel riduce le emissioni grazie a una combustione più efficiente.

Lo sviluppo sostenibile delle aree portuali non è una prospettiva, ma un obbligo di legge. Lo ha chiarito Erik Marcone, responsabile Area tecnica ambiente ed efficientamento energetico dell’Autorità di sistema.

Quanto all’elettrificazione delle banchine – egli ha sottolineato – emergono alcune difficoltà legate all’effettiva applicabilità, soprattutto in relazione alla dotazione di impianti nelle strutture esistenti e ai costi legati alla realizzazione.

Risparmi energetici sostanziali si potrebbero conseguire con la velocizzazione delle operazioni di carico e scarico delle navi e la conseguente riduzione del tempo nel quale la nave staziona nelle aree portuali. Lo ha affermato Roberto Prever, ingegnere navale e membro dell’Associazione italiana operatori marittimi AIOM, che nel suo intervento ha anche spiegato quali siano le implicazioni legate allo spegnimento dei generatori di bordo delle navi in porto.

Mario Sommariva, segretario generale dell’Autorità di sistema portuale, ha auspicato l’avvio di un ragionamento condiviso e sinergico che coinvolga Porto, istituzioni, territorio, cittadinanza attiva, Università e Centri di ricerca, teso allo sviluppo sostenibile delle aree portuali, no a una “decrescita felice” che, per risolvere il problema, propenda verso la riduzione dei traffici.

Il cold ironing diviene così solo uno degli elementi, probabilmente il più efficace, ma anche il più complesso e non può costituire la sola soluzione, ma potrebbe essere in questa fase al centro di prime sperimentazioni, ad esempio nel settore della mobilità marittima locale.

L’obiettivo è iniziare a ragionare con gradualità e con un approccio pragmatico sui temi in oggetto. L’Autorità di sistema, in quest’ottica, ha già avviato alcune azioni di pianificazione sostenibile, prima tra tutti l’efficienza ferroviaria, cui si affiancano i piani di monitoraggio ante opera previste dal Piano regolatore.

I lavori sono quindi proseguiti in collegamento con Bruxelles con la relazione di Antongiulio Marin, funzionario della Commissione europea trasporti, che ha offerto una panoramica generale sulle forme di finanziamento e di investimenti previsti allo stato attuale e per gli anni futuri.

Ultimo contributo quello degli armatori che hanno approfondito situazione e previsioni di sviluppo con particolare riferimento ai traffici Trieste Turchia.

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