18/01/2018

«Ricalibrare i meccanismi d’assegnazione della quota premiale del Fondo di finanziamento del sistema universitario». Lo chiede Mario Pittoni, responsabile federale Istruzione della Lega Nord. «Recentemente – spiega Pittoni – in troppi casi il riconoscimento agli atenei che crescono rispetto all’anno precedente, ha comportato la penalizzazione di chi garantisce livelli costanti d’eccellenza. Serve poco che, dopo lo stop del 2016, la quota conferita in base ai risultati abbia ripreso a crescere passando dal 20 al 22%, se poi si “bastona” chi offre qualità da sempre.

Per non parlare del costo standard per studente “piantato” ai livelli dell’anno scorso. Pittoni ricorda che nel 2015, grazie ai meccanismi attivati con la nostra riforma la scorsa legislatura, erano cresciute sia la quota premiale (dal 18 al 20% del Fondo) sia la percentuale della quota base assegnata in relazione al costo standard per studente, passata dal 20 al 25% (28% nel 2016), aggiungendo un altro tassello all’azione avviata per correggere il conferimento delle risorse, fino ad allora basato sulla spesa storica per cui chi più ha preso in passato più continuava a ricevere. Quando la riforma sarà a regime – conclude Pittoni -, l’intero Fondo di circa 7 miliardi verrà distribuito con criteri per il 70% oggettivi (costi standard) e per il 30% premiali, come nei Paesi più avanzati».

Mario Pittoni interviene anche sul problema dei nuovi Presidi nella scuola.

«Niente nuovi presidi fino al 2019. Disattendendo l’impegno preso nell’incontro di luglio, il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli ha totalmente ignorato la nostra richiesta di velocizzare l’iter del concorso per dirigenti scolastici così da coprire già dall’anno scolastico 2018/2019 i buchi che in alcune province sfiorano ormai il 50%. Lo si si evince dal Regolamento che definisce le nuove modalità di selezione, appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale», afferma il responsabile Istruzione della Lega Nord. «Avevamo proposto – spiega Pittoni – la modifica dell’art. 1 comma 217 della Legge 28.12.2015 n. 208, per consentire – almeno in via transitoria – la non applicabilità del corso di formazione e tirocinio per il concorso, e la sua sostituzione con un periodo di prova di due anni scolastici, così da dimezzare i tempi per l’utilizzo del nuovo personale. Il Regolamento, invece, va in direzione addirittura opposta. Accogliendo un invito non vincolante del Consiglio di Stato, dopo la conclusione del tirocinio (quattro mesi) i candidati, per poter accedere al colloquio finale, dovranno sostenere una prova a carattere tecnico-pratico sulle materie oggetto dei moduli formativi, presentando alla fine una relazione scritta sull’attività svolta nel tirocinio. Non ci sono quindi i tempi per assumere i vincitori prima dell’anno scolastico 2019/2020, gettando nel caos parecchie regioni in cui nel frattempo – conclude Pittoni – per i pensionamenti verranno a mancare un altro migliaio di presidi…».

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