18/01/2018

 Nella fotografia vedete quel che resta dello scooter del povero ventunenne albanese che ha concluso ieri sera (19 febbraio) la sua giovane vita contro un platano di via Renati, sulla circonvallazione interna di Udine. Io sono passato da lì in auto poco dopo l’incidente. Il ragazzo era già stato portato via dall’ambulanza. Era di ritorno dopo aver consegnato la pizza. Lo precedevano due amici, sempre in motorino,con i quali è presumibile abbia ingaggiato una garetta, visto il tremendo impatto che lo ha scalzato dal motorino, facendo continuare la corsa del mezzo per qualche decina di metri. Ora su quell’albero c’è un mazzo di fiori e la pioggia  ha lavato la chiazza di sangue laciata sul selciato. Da questo portale non ci occupiamo di cronaca nera e di incidenti ma questa volta vogliamo dare spazio a qualche riflessione che almeno non getti subito la morte di questo ragazzo nell’oblio quasi istantaneo che menefreghismo, della  superficialità, della distrazione, del qualunquismo, del pressing mediatico e degli impegni che la  quoatidianità impone. il modo più semplice e stupido per elaborare il fatto passa da questa affermazione…poteva correre meno, poteva stare più attento, se l’è cercata (nel caso di garetta). O è stato un fatale incidente che può capitare a chiunque.Punto.  E no, ventuno anni li abbiamo avuti tutti e sappiamo bene quale percezione di sè si abbia in una età dove si osa anche al di là di ragionevoli cautele, che a quell’età fanno parte del senno di poi. Un’età in cui il senso di padronanza, di onnipotenza, di irruenza vitale  spostano i limiti. Ci si chiederà se  a fronte di una carica così potente di giovanile incoscienza ci siano mezzi per prevenire atti dannosi per l’incolumità di sè e degli g altri. La questione è complicata e  si può affermare  che non pochi fattori concorrono a ridurre i rischi, a partire da quelli educativi. Però qui non abbiamo   intenzione di scaricare il peso della responsabilità   sui complessi processi educativi ma solamente richiamare all’attenzione che anche alcune consuetudini sociali non aiutano. Senza ora voler minimamente portare accuse nei confronti di una diffusa attività imprenditoriale che trae la linfa dalla comodità di vedersi portare la pizza in casa, è però oggettivo il fatto che ragazzi dai diciotto anni in su si trasformano a bordo dei motorini porta-pizza in vere e proprie saette serali. Finora abbiamo parlato di comportamenti legati alla gioventù ma quanto incide la fretta di portare la pizza? la fretta di ritornare alla base per portarne un’altra? e se mettiamo questa fretta in relazione ai quattro spiccioli che questi ragazzi raggranellano in base al numero di pizze e viaggi di una serata, soprattutto se queste serate sono concentratre in uno o due giorni alla settimana?  nel caso del recente e tragico incidente la vita di un giovane si è  spezzata per portare una pizza, per guadagnare poco più o poco meno di 5 euro all’ora: questo è l’inconfutabile dato  anche volessimo considerare questo “non lavoro” come opportunità offerta ai ragazzi per guadagnare qualche soldino.  Ripetiamo…nessuno deve ritenersi messo sulla graticola. Andrebbe forse fatto uno sforzo per capire l’entità del fenomeno e porvi un qualche rimedio, non penalizzando nè chi vuole la pizza a casa nè che con questa impresa ci campa. Motorini bloccati a velocità da bicicletta? ulteriori sistemi di protezione? tutto è possibile, anche le idee più fantasiose ma parliamone. Non lasciamo che la città si arredi di mazzi di fiori sugli alberi.

Share Button