23/11/2017

“Ci sono poche persone davvero entusiaste di un’idea di Europa a più velocità, ma credo dovremmo accoglierla ed adattarci, perché è l’unico modo per tenere assieme Paesi che hanno molti punti in comune, ma anche molti divari che non possono o non vogliono superare”.

E’ la riflessione del presidente della Repubblica di Slovenia, Borut Pahor, che ha aperto la 26ma edizione del Mittelfest, il festival di cultura della Mitteleuropa in programma a Cividale del Friuli fino al 25 luglio.

Pahor è stato intervistato dal direttore de La Stampa, Maurizio Molinari, che lo ha sollecitato su diversi temi d’attualità utili a delineare tutte le sfumature della visione convintamente europeista del presidente sloveno.

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Pahor non si è sottratto ad “azzardare un annuncio”, come egli stesso ha premesso, affermando che “dopo le elezioni in Germania e già all’inizio del prossimo anno, assisteremo ad un’iniziativa congiunta di Parigi e Berlino volta a rafforzare la prospettiva europea, spazzando via i timori di una retorica antieuropeista”.

Per Pahor l’Italia resta fermamente “nel gruppo dei paesi europei ad alta velocità, perché è uno dei paesi fondatori dell’Unione europea e perché mantiene una chiara posizione geopolitica”. Meno nitido, secondo Pahor, il dibattito all’interno della Slovenia che “sicuramente ora fa parte di quell’Europa più coesa ed è mio desiderio personale che rimanga tale”, ma, ha notato il presidente “colgo nel popolo sloveno il rimarcarsi di segni storici che nei prossimi anni potrebbero aprire un dibattito sul ruolo del Paese e sulla sua collocazione” rispetto al blocco franco – tedesco o ai Paesi dell’Europa centrale.

“Non ho dubbi – ha ribadito il presidente – che la Slovenia debba restare a fianco di Francia e Germania, ma è necessario rifondare l’Unione europea anche a partire da un nuovo processo costituzionale, per rompere l’indifferenza intellettuale e lo scoraggiamento politico. Ogni dubbio potrebbe dimostrarsi fatale”.

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Pahor ha evidenziato come vi sia una preoccupazione tra le nazioni slave sul mantenimento della propria identità, anche linguistica, ma “sono pronto ad affrontare la sfida di mostrarci capaci di mantenere tale identità in un’Europa unita”. Europa che, secondo Pahor, deve anche fermamente sostenere un dialogo costante con la Russia.

Le diffidenze sul mantenimento di una visione europeista forte vanno ricercate nella crisi dei migranti rispetto alla quale Pahor ha riconosciuto “il valore morale dell’Italia” e al contempo la necessità che tutti i paesi si facciano carico di una quota di migranti, nel nome di una solidarietà comune.

Un passaggio della conversazione ha toccato la necessità di rafforzare i collegamenti infrastrutturali tra Slovenia e Italia ed i rapporti tra Gorizia e Nova Gorica, rispetto ai quali il presidente sloveno è convinto che vi siano opportunità non ancora sfruttate appieno, possibili solo “intraprendendo un cammino di cooperazione che porti a due Gorizie ed una città”.

l’intervista al presidente sloveno è stata definita da Serracchiani “interessantissima, perché ha chiarito la posizione centrale della Slovenia nel contesto dei Balcani e la sua visione sulla necessità di un allargamento dell’Europa anche nell’ipotesi di velocità diverse”.

Serracchiani ha evidenziato la strategicità delle infrastrutture, tema che ha avuto un peso specifico anche nel corso del summit di Trieste durante il quale, ha ricordato “sono state prese decisioni importanti, dal momento che, per far parlare i popoli e mettere assieme le genti, servono collegamenti anche infrastrutturali”. Da qui un richiamo alla volontà di collaborare con il porto di Capodistria e con quelli di tutto l’Alto Adriatico per competere con gli scali del Nord Europa e all’importanza di attivare la linea ferroviaria con la Slovenia.

La presidente ha poi rimarcato come, in pochi giorni, il riconoscimento Unesco a Palmanova, che abbraccia città italiane, croate e montenegrine, e la candidatura di Trieste a Città della scienza, sostenuta dai Paesi confinanti, abbiano dimostrato che “mettendoci assieme moltiplichiamo la nostra forza a beneficio di tutta l’area balcanica”.

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