07/07/2020

L’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia, dopo la riapertura dei suoi musei, è pronto a riprendere l’attività espositiva. E questa ripartenza, non poteva che essere dedicata al Friuli Venezia Giulia e ai suoi artisti. A riaprire le sue porte sarà, venerdì 26 giugno, il Magazzino delle Idee di Trieste con la mostra “OxE Fvg” [O per E] in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia.

LA MOSTRA

A comporre il percorso espositivo sono più di cinquanta opere degli ultimi decenni, scelte dalle collezioni gestite dall’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale: daranno vita a un allestimento che non procede per cronologie o temi, ma sottolinea continuità e scarti nella produzione di artisti che hanno segnato la storia dell’arte nel Friuli Venezia Giulia e oltre. La mostra è organizzata dall’Ente regionale per il patrimonio culturale del Friuli Venezia Giulia in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia.

LE OPERE

L’astrattismo gestuale di Afro dialoga con i dipinti di Celiberti e di Mario Di Iorio, le geometrie di Getulio Alviani fanno riscontro a quelle di Ciussi e Saffaro, un rosone di sassi di Nane Zavagno si contrappone al diroccare di pietre da una montagna di Music. Il tempo sospeso delle fotografie di Sergio Scabar, che emergono dal buio di una nicchia, si confronta con l’alterità primordiale ed espressiva di un bucranio in marmo grigio di Stefano Comelli mentre al carattere più intimo delle composizioni di Dora Bassi e Gianna Marini si contrappone l’esuberanza, già nelle dimensioni monumentali, dell’opera di Miela Reina, così che quest’ultima diviene manifesto, se non di una nuova generazione – Miela è poco più giovane delle colleghe –di una nuova percezione di sé e del proprio ruolo d’artista.

Al percorso di relazioni formali qui delineato se ne affianca uno che procede per riferimenti alla storia congiungendo il Diario di prigionia di Celiberti all’Omaggio ai martiri della Risiera di Spacal o ancora uno di rivisitazione dell’iconografia religiosa che porta dal Cristo Rosso di Pino Mocchiut alla Sacra famiglia e all’Annunciazione di Giorgio Valvassori.

Dalle opere esposte si dipartono le trame di una storia regionale, ma anche riferimenti che vanno molto più lontano. Emblematico è il caso di Afro la cui astrazione dialoga alla pari con quella dei colleghi americani. Su un piano diverso, quello della distanza storica, anziché geografica, possiamo chiederci se l’opera di Zavagno rappresenti una forma di attualizzazione della tradizione millenaria del mosaico o sia invece un tentativo di mettere un ordine nelle distese di sassi dei magredi.

Sono questi solo alcuni fra i tanti spunti di lettura offerti da una mostra che si presenta come riscoperta di uno spazio espositivo, delle collezioni regionali e della vitalità culturale del Friuli Venezia Giulia. Una vitalità che l’Erpac ha voluto far emergere proprio in questo particolare momento storico.

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